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apr
07

AL REFERENDUM DEL 17 APRILE…Vota SI

Alcune ragioni per votare si:

Oggi il Mediterraneo è già  il ma­re più  inquinato al mondo da idro­carburi (38 milligrammi al mc  di contaminazione, a fronte di 3 mil­ligrammi di altri mari); l’Adriatico è il più  basso  e il più  sporco; un incidente in un mare chiu­so come l ‘Adriatico sarebbe più devastante di quello del 2010 nel Golfo del Messico (11 morti, deci­ne di feriti nell’incendio della piat­taforma; milìoni di uccelli e pesci uccisi da  almeno 5 milioni di barili di petrolio versati in mare per  106 giorni; 19  miliardi di dollari di danni, pagati dalla BP);

- le esplosioni di aria  compressa per  le ricerche devastano la fauna marina e il suo  habitat; sono le stesse sospettate di provocare i terremoti in Emilia e nell’area del Montello (Treviso).

ULTERIORI  SPROFONDAMENTI DELLE  CITTÀ DI COSTA:

- le estrazioni di metano al largo e nell’area di Ravenna hanno provocato l’abbassamento (subsi­denza) della zona  di più di 1,20 metri, affondando gran parte delle spiagge e costringendo a rifare tutto il sistema fognario, finito sotto il livello del mare (prof. Ma­rio Zambon, Ingegneria Università di Padova)

- le estrazioni di petrolio hanno sprofondato il Delta del Po, con punte di 3,S metri nell’area di Porto Tolle,

- Venezia negli Anni ’50 si è abbassata di 13 cm. a causa  dei prelievi d’acqua per  le industrie chimiche; vogliamo far sprofondare ancora di 20  cm. Venezia e di 30  cm. Chioggia,per poi fare un altro Mose?

È SCADUTO IL TEMPO DEL  PETROLIO E DELLE ENERGIE FOSSILI

L’Itali a deve sostenere le ener­ gie rinnovabili, uscire da quelle fossili, come si è impegnata alla Conferenza sul dima di Parigi, perché la temperatura della Terra non  aumenti di diversi gradi nei prossimi decenni, portando l’umanità all’estinzione. Già quasi il 50% della nostra energia elet­trica deriva dalle rinnovabili (con 60mila addetti), e in Germa­nia  sono al 78%. Invece,trivellare in mare per cercare petrolio e metano signifi­ca puntare ancora sulla scelta sbagliata.

ECONOMICAMENTE NON NE VALE LA  PENA:

Le ricerche e l’estrazione di petro­lio e gas  mettono a rischio due attività fondamentali: il turi­smo {10% del Pii nazionale, con 3 milioni di addetti) e la pesca (2,S% del Pii, 3SOmila addetti): un incidente, sempre possibile, provocherebbe la perdita di de­cine di migliaia di posti di la­voro.

Tutto per una  quantità di petrolio che  basterebbe, forse, a coprire il fabbisogno di 7 settimane e una  di metano un  po’ più  consi­stente.

È un affare solo per i petrolieri che,per vendere gli idrocarburi a chi vogliono, versano allo Stato dfre ridicole  (il 7-10% del loro valore): nel  2015 solo 340milioni di euro, meno dei 360 milioni che ci costa fare questo Refe­rendum separatamente dalle comunali del prossimo giugno (per volontà del gover­no, che  punta a non farci votare per  non  raggiungere il quorum de 5O% dei votanti).

A cura  di Michele Boato Ecoistituto del Veneto Alex  Langer

http://www.ecoistituto-italia.org/cms-4/files/TeA%2088%20(2).pdf