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lug
07

Osservazioni delle associazioni e dei comitati alla CNAPI

 

 

 

Osservazioni alla CNAPI delle Associazioni e dei comitati

https://www.depositonazionale.it/

Entro i termini del 5 Luglio sono state presentate, a firma di associazioni e comitati , le  Osservazioni alla Proposta di Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ai sensi del D.Lgs. 31/2020, in riferimento alla “Consultazione pubblica per l’avvio della procedura per la localizzazione, costruzione ed esercizio del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico”.

Nel Deposito Nazionale, secondo Il decreto legislativo n. 31 del 2010, saranno sistemati definitivamente e in sicurezza circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decadrà a valori trascurabili, nell’arco di 300 anni. Di questi rifiuti, circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, circa 28.000 metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria. Il quantitativo complessivo dei rifiuti è composto in particolare da:

- rifiuti derivanti dall’esercizio e dal decommissioning delle centrali ex Enel e degli

impianti del ciclo del combustibile ex Enea – rifiuti derivanti da attività medico

sanitarie, industriali e di ricerca (esistenti e futuri afferenti al cosiddetto “Servizio Integrato”);

- rifiuti derivanti dall’esercizio e dal decommissioning delle installazioni nucleari del Centro Comune di Ricerca di ISPRA;

- rifiuti dall’esercizio e dal decommissioning di reattori di ricerca ed altre installazioni nucleari non facenti capo al Servizio Integrato.

Stiamo parlando di un deposito nucleare nazionale da cui non si potrà più sfuggire per generazioni, un deposito la cui individuazione ha lasciato i cittadini fuori dalle scelte, cittadini che si sono espressi chiaramente attraverso ben due referendum sul rifiuto al nucleare in Italia e che invece ora si trovano a pagarne le conseguenze. Della preoccupante situazione, altra cosa gravissima, non tutti sono a conoscenza, perché poco è stato detto e spiegato.

Le nostre osservazioni hanno trattato solamente della parte appartenente al Comune di Tarquinia ed interamente corrispondente al territorio della Roccaccia, che in parte è di proprietà dell’Università Agraria di Tarquinia, l’ente pubblico di usi civici.

L’area individuata come VT-25 è posizionata a cavallo della SP dogana e taglia quasi perfettamente a metà la superficie totale dell’area di (ha) 361, ricadenti tra il Comune di Tarquinia e quello di Tuscania, distante 9 km dal nucleo abitativo di Tarquinia, 13 Km da quello di Monte Romano e 10 km dalla Località marittima Spinicci (Tarquinia).

Nella Relazione Tecnica “Inquadramento geologico, naturalistico e antropico dell’area VT-25” (elaborato DN GS 00127) si parla delle particolarità generali dell’area “caratterizzata dalla presenza di aree naturali, definite da boschi cedui, e di aree agricole prevalentemente a seminativo, intervallati da prati stabili con pascolo a prevalenza ovino e bovino.

Nell’intorno dell’area è presente la Riserva naturale di Tuscania, a circa 7,0 km di distanza e i seguenti siti Natura 2000:

- ZPS IT6010058 “Monte Romano” distante circa 6,7 km;

- ZSC IT6010021 “Monte Romano” distante circa 7,0 km;

- ZSC IT6010020 “Fiume Marta (alto corso)” a circa 7,6 km;

- ZSC IT6010040 “Monterozzi”, a circa 9 km di distanza”.

Nonostante l’importanza naturalistica dell’area, valorizzata anche dagli usi civici delle terre dell’Università Agraria che ne hanno garantito la naturalità, tutte le presenze di Habitat vengono sottostimate con la dichiarazione che, “Sulla base dei sopralluoghi effettuati non sono stati rilevati habitat di Direttiva 92/43/CEE”.

È segnalata soltanto la potenziale presenza dell’habitat 6220* “Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea”, in corrispondenza degli spazi aperti presenti tra le fasce boscate del settore orientale ed è menzionata la potenziale presenza della specie vegetale Ruscus aculeatus, volgarmente Pungitopo, come riportata dalla Tabella 3.2.1 della Relazione Tecnica. Per giustificare tali mancanze, la Società conferma che si tratta di un vaglio preliminare e che solo accedendo alle fasi di controllo successive si potrà effettivamente constatare la presenza di habitat protetti nell’area.

Ma allora che validità può avere l’affermazione: “Sulla base dei sopralluoghi effettuati non sono stati rilevati habitat della Direttiva 92/43/CEE” se non esistono controlli validi per formulare una tale conclusione?

Stessa analisi incompleta emerge nei capitoli 3.2 e 3.3 della Relazione Tecnica in cui la Società riporta gli elenchi delle specie animali di Direttiva 92/43/CEE e delle specie di Uccelli di Direttiva 2009/147/CEE o di interesse conservazionistico potenzialmente presenti nell’area.

Tali conclusioni non possono risultare esaustive dal momento che ad esempio l’intero studio degli habitat, a detta della stessa Società, “si è basato principalmente sulle informazioni disponibili in bibliografia e banche dati ufficiali presenti sul sito EIONET” e che lo studio delle specie vegetali, animali e di uccelli protetti sia stato elaborato anche attraverso sopralluoghi in situ di cui tuttavia la Società non riporta alcun dato.

Quel che preme sottolineare è che l’esposizione di tutte le potenziali specie protette presenti nell’area, riportata dalla Società, in realtà rappresenta una semplice elencazione che ha il limite di essere il risultato di consultazioni bibliografiche e di sopralluoghi effettuati in un limitato e remoto arco di tempo (autunno 2014) ed omette di menzionare chi si è occupato di svolgere i sopralluoghi ed il metodo utilizzato per compierli.

La Società poi prosegue con la verifica dei criteri della GT29 di ISPRA ed elenca le

motivazioni per cui nell’area VT-25 tutti i criteri d’esclusione risulterebbero positivamente

verificati in quanto non sarebbero state riscontrate condizioni, fenomeni e processi

riguardo le caratteristiche fisiche, naturalistiche e antropiche dell’area tali da determinarne l’esclusione.

Oltre a tutte le indicazioni tecniche che abbiamo messo in evidenza vogliamo soffermarci su un altro passaggio fondamentale di questa triste vicenda che ci vede di nuovo, nostro malgrado, protagonisti, la mancanza di un percorso, partecipativo, per i cittadini che hanno sottoscritto le osservazioni. Manca infatti il percorso partecipativo agli step successivi alla presentazione delle osservazioni, perché per il momento saranno soltanto i Sindaci a seguirne gli sviluppi e a partecipare ai tavoli decisionali.

Questo sarà quindi il nostro prossimo passo, chiedere fermamente che venga rispettato il principio della trasparenza e della partecipazione perché i cittadini, possano prendere parte attiva al percorso politico e tecnico che porterà all’individuazione del sito definitivo.