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SS675: Il Ministero dell’ambiente deciderà se massacrare la valle del Mignone sarà a norma di legge

Un caso che siano quasi tutte strade inutili o malfatte?

Il Ministero dell’ambiente deciderà se massacrare la valle del Mignone a norma di legge, appena concluderà la Valutazione di Impatto Ambientale relativa all’ultimo tratto della SS Orte – Civitavecchia che, secondo il progetto di ANAS dovrà collegare Monteromano con la autostrada Tirrenica a sud di Tarquinia. Il tutto deturpando definitivamente ed irrimediabilmente la Valle del fiume Mignone, da sempre un vanto naturalistico, paesaggistico ed archeologico e per questo inserito nella ZPS,  nella Rete Europea Natura 2000, tutelato dalla direttiva europea Habitat (conservazione degli habitat naturali di particolare pregio nel territorio europeo) e censito come SIC – Sito di Interesse Comunitario. I siti appartenenti alla Rete Natura 2000 sono infatti considerati dalla normativa europea di grande valore in quanto habitat naturali, in virtù di eccezionali esemplari di fauna e flora ospitati.

Proprio in difesa di tali peculiarità, da sempre custodite dagli abitanti di questo territorio, i cittadini di Tarquinia, i Comitati locali e le principali Associazioni ambientaliste nazionali hanno fin da subito cercato di contrastare tale possibile scempio producendo riscontrando e segnalando formalmente e puntualmente, nelle osservazioni consentite dalla normativa, un grosso numero di criticità al progetto di ANAS, che sono state peraltro in gran parte recepite dalla stessa Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente che le ha sottoposte, come problematiche da risolvere, alla stessa ANAS, la quale invece si dimostra sempre più evasiva e dilatoria nella volontà di recepirle.

Oggi si aggiungono ulteriori gravi criticità sollevate dalla relazione tecnica relativa alla valutazione di incidenza della Regione Lazio.

http://www.bignotizie.it/news/tarquinia/cronaca/41678-2016-12-27-16-30-31.htmlhttp://www.bignotizie.it/news/tarquinia/cronaca/41678-2016-12-27-16-30-31.html

Pierluigi Vigna nel 2001 ed oggi Raffaele Cantone hanno definito le regole della Legge obiettivo potenzialmente “criminogene” e di come la Legge di Bilancio 2017 sia ancora nel solco delle grandi opere invece che sulla manutenzione del territorio e di servizi ai cittadini/e.

Il nuovo codice appalti approvato ad aprile 2016 prevede il superamento della Legge Obiettivo ma il regime transitorio rischia di essere lungo ed incerto, per questo occorre vigilanza in Parlamento ed azioni sul territorio per raggiungere l’obiettivo. A questo si è aggiunto di recente un regolamento Madia di semplificazione che ripropone la logica della lista e l’accentramento delle decisioni a Palazzo Ghigi.

Ma in realtà è un clima generale e la visione intorno alle grandi opere che deve cambiare. Il binomio grande opera/grande evento è spesso evocato come una irrinunciabile opportunità per le comunità, un sogno di sviluppo capace di generare nuove energie, nuove potenzialità di convivenza. I fatti dimostrano che, in realtà, questo binomio solo occasionalmente produce utilità sociale, mentre si accompagna sovente a prassi autoritarie e poco rispettose delle comunità coinvolte, a forzature gestionali e amministrative, talora non disgiunte da profili di opacità se non di illegittimità e illiceità.

Molte indagini, anche penali, hanno evidenziato che i sistemi costruiti sui meccanismi della deroga, del commissariamento, delle privatizzazione, dell’eterna emergenza per mettere subito in cantiere opere faraoniche che violentano il territorio e arricchiscono i grandi operatori economici, producono un meccanismo perverso di rapporti tra politica, enti istituzionali e imprese. Questo agevola l’inserimento di operatori spregiudicati e refrattari all’osservanza della legalità e dei controlli. La prospettiva della grande opera, presentata come realizzazione di un sogno collettivo, porta in dote una ben più prosaica realtà: una privatizzazione di programmazione e di decisioni apparentemente pubbliche, con spazio a concessionari, general contractors, progettisti-consulenti, i quali finiscono per dettare condizioni agli enti pubblici, stabilire in concreto tempi (e inevitabili contrattempi) dei lavori, autocertificare i costi. Un meccanismo dagli effetti deleteri per le comunità locali, talora coinvolte in esercizi formali di consultazione, più spesso strette nella morsa delle mitigazioni e con grave lesione per gli spazi della democrazia partecipata. http://www.eddyburg.it/2017/01/grandi-opere-quali-opportunita-e-quali.html