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Eolico: A Tuscania il progetto di un impianto con aerogeneratori tra i più grandi del mondo le associazioni ambientaliste inviano le osservazioni alla VIA Nazionale

Rendering realistico dell’impianto

Le associazioni ambientaliste Nazionali presentano le osservazioni per il procedimento VIA relativo al progetto di centrale eolica “Parco eolico Tuscania” proposto dalla WPD S. Giuliano s.r.l. nelle località Mandra-Casaletto e San Giuliano, Comune di Tuscania (VT).

Le associazioni ambientaliste di Italia Nostra, Il Gruppo di Intervento Giuridico, La Lipu-Birdlife, Il Forum Ambientalista, gli Amici Della Terra,  Assotuscania, Altura, Mountain Wilderness, hanno presentato le osservazioni nei termini, per la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) di competenza nazionale (artt. 20 e ss. del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per rappresentare e difendere il territorio della Tuscia, stavolta, da un impianto eolico costituito da 16 aerogeneratori ognuno da 5.625 MW per complessivi 90 MW, da installare nel comune di Tuscania (VT) in località “Mandria Casaletto – San Giuliano”.

Proponente dell’iniziativa è la società denominata “WPD San Giuliano S.r.l.”, Le opere consistono in N.10 turbine in località “Mandria Casaletto” a nord del centro urbano di Tuscania, e N.6 turbine in località “San Giuliano” a sud del centro urbano di Tuscania, 16 aerogeneratori da 5,625 MW, per una potenza complessiva pari a 90 MW, un’altezza complessiva di 250 m, mentre la stazione di utenza è ubicata nel territorio di Arlena di Castro (VT) in località “Cioccatello”.

La prima e importante osservazione, è che l’area  interessata  dal  progetto  in  argomento  è  sostanzialmente  la  medesima  oggetto  del progetto di realizzazione di un “Impianto fotovoltaico a terra della potenza di circa 150 MWp connesso alla RTN”, da parte della DCS s.r.l., in località Pian di Vico, nel Comune di Tuscania, (VT), riguardo cui il Governo, con delibera dell’11 giugno 2020, a norma dell’articolo 14 quinquies della legge n. 241/1990 e s.m.i., ha deliberato di accogliere l’opposizione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo avverso il provvedimento della Regione Lazio, del 29 marzo 2019 di autorizzazione alla realizzazione dell’impianto, l’impatto dell’impianto in progetto sul contesto paesaggistico-ambientale e storico-culturale, parrebbe lo stesso.

Un’altra osservazione riguarda gli Incentivi statali che sono smisurati a fronte di un contributo irrisorio, rispetto ai consumi totali di energia finali del Paese l’apporto elettrico (intermittente) dell’eolico è stato, nel 2018, dell’1,3%. Una percentuale irrisoria a fronte dell’immane aggressione territoriale perpetrata in meno di venti anni, con molte migliaia di gigantesche torri che mortificano i paesaggi e la loro storia e danneggiano gravemente uccelli e biodiversità.

In particolare, si contestano i dati riportati dalla proponente dove viene stimata una produzione annuale dell’impianto industriale eolico di Tuscania di 324.211,8 MWh/anno che si ricava dalle ore equivalenti stimate. Riteniamo che il dato non sia realistico considerare una ventosità sopra i 6m/s.

Infatti dai documenti del GSE il valore medio sta intorno alle 1900 ore. Riteniamo che il valore 3.602 ore sia non veritiero. In Italia non esiste un impianto con 3600 ore all’anno equivalenti neanche nei siti più ventosi che non sono certo Tuscania.

Il progetto è inoltre in contrasto con il Piano Energetico Regionale (PER) del Lazio, che non prevede la realizzazione di impianti eolici di grandi dimensioni.

Il progetto non tiene in giusto conto, il rischio di impatto archeologico, nell’analisi del rischio di impatto archeologico, le attività di ricognizione archeologica sono state svolte in periodo sfavorevole all’individuazione di presenza archeologica, proprio nel periodo di massima presenza di colture cerealicole nell’area.

Lo studio faunistico, invece, non tiene conto del fatto che il progetto prevede la realizzazione di 16 aerogeneratori di potenza nominale pari a 5,625 MW, per complessivi 90 MW, mentre nei territori limitrofi (a 1-2 chilometri di distanza) sono presenti altri impianti per complessivi 30 aerogeneratori (cui si andranno a sommare i 16 di progetto).

Le turbine del progetto hanno un diametro di 170 m, per un’altezza complessiva di 250 m, si tratta pertanto delle turbine onshore fra le più grandi al mondo.

Manca un monitoraggio faunistico approfondito, poiché si è infatti basato solo su informazioni bibliografiche sui dati pubblicati on-line dalla Regione Lazio, che sono limitati alla presenza di specie, mentre mancano informazioni sulla consistenza delle popolazioni e sulle specie di uccelli migratori.

Le incidenze negative sulla popolazione di albanella minore sono pesantemente sottostimate. L’impianto di progetto verrebbe realizzato all’interno di un’area di rilevanza nazionale per la conservazione dell’albanella minore (Circus pygargus), specie di interesse comunitario.

L’impatto negativo sui chirotteri non è adeguatamente valutato. Assieme all’avifauna, i chirotteri sono il gruppo tassonomico che subisce maggiormente gli impatti dovuti agli impianti eolici.

Inoltre non è valutato il possibile impatto sugli uccelli in migrazione o in spostamento tra i siti di nidificazione e quelli di alimentazione.

Si sottolinea che i possibili impatti sono valutati sulla base di dati bibliografici di studi effettuati su turbine di dimensioni molto minori, mentre il progetto prevede l’istallazione di aerogeneratori onshore tra i più grandi al mondo, condizione che rende molto difficile evitare la collisione per uccelli e chirotteri.

Infine, non è stato realizzato alcuno Studio di incidenza nonostante fosse necessario.

Nello studio manca, soprattutto, la valutazione degli impatti cumulativi dell’impianto eolico.

Le Associazioni scriventi intendono, inoltre, contestare in blocco le affermazioni contenute nello studio di impatto ambientale, secondo le quali gli aerogeneratori progettati non interessano le aree ed i beni di notevole interesse culturale nonché gli immobili e le aree dichiarati di notevole interesse pubblico, mentre le zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi anche in termini di notorietà internazionale di attrattiva turistica e situate in prossimità di parchi archeologici e nelle aree contermini ad emergenze di particolare interesse culturale, storico e/o religioso.

Si evidenzia l’incompatibilità con il paesaggio della Tuscia, difatti le proposte come quella in oggetto quindi, pur nel rispetto della legittima attività imprenditoriale, sono da rigettare come intrinsecamente incompatibili con la natura, la storia e la cultura del territorio della Tuscia e – specificatamente – con l’area dell’alta Tuscia ( la cui straordinaria e suggestiva bellezza è attestata da copiosa documentazione, un’area che ha già “pagato il suo prezzo” con la deleteria installazione di un grande impianto eolico  localizzato proprio nel contiguo territorio di Piansano, affacciato sulle gole tufacee, ricche di testimonianze della antica civiltà etrusca. L’effetto cumulativo dovuto alla copresenza dei due impianti sarebbe indubbiamente ancora più devastante e sancirebbe la drammatica inadeguatezza culturale delle amministrazioni coinvolte. La provincia di Viterbo ha già ampiamente raggiunto la sua quota di produzione di energia da fonti rinnovabili e convenzionali.

Per tutte le suddette e ben documentate ragioni le associazioni si oppongono all’ ennesimo assalto al territorio, pur convinti del largo credito di cui dovrebbero godere le produzioni rinnovabili, spesso purtroppo perseguite in modo scriteriato e distorto, con l’auspicio che la pianificazione di settore si evolva rapidamente verso un modello decentrato di produzione dell’energia, più integrato nel contesto ambientale, paesaggistico, sociale ed economico delle nostre realtà e più vicino alle tradizioni ed ai bisogni della comunità di riferimento.

OSSERVAZIONI TUSCIA_EOLICO 30 settembre firmate.copia inviata