nov
10

INCENERITORE: I COMITATI DI TARQUINIA CHIAMANO ALLA MOBILITAZIONE CONTRO LE SCELTE SCONSIDERATE SUI RIFIUTI DELLA REGIONE LAZIO

INCENERITORE: I COMITATI DI TARQUINIA CHIAMANO ALLA MOBILITAZIONE CONTRO LE SCELTE SCONSIDERATE SUI RIFIUTI DELLA REGIONE LAZIO

“Nubi nerissime, sconcerto e rabbia montano sul nostro territorio: sono questi i sentimenti che dominano, come non è mai successo in passato, il litorale dell’alto Lazio dove, le autorizzazioni degli impianti di recupero energetico valutate mettono a rischio il territorio e tutti i suoi residenti con un impietoso colpo di grazia”. Esordiscono così, in una nota i comitati di Tarquinia IN Onlus Sezione Etruria, Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia, Comitato per la difesa della Valle del Mignone, 100% Farnesiana e Bio Ambiente Tarquinia.

“Giungono infatti dagli uffici della Regione degli inattesi aggiornamenti sulle procedure autorizzative di due diversi impianti di trattamento di rifiuti: – continua la nota – uno per la costruzione di un mega inceneritore al confine meridionale del comune di Tarquinia con Civitavecchia e l’altro per l’ampliamento di un impianto di raccolta differenziata per il compostaggio anaerobico e la produzione di metano in zona Olivastro lungo il corso del fiume Mignone. Localizzati l’uno all’interno di zone agricole di pregio e l’altro (l’inceneritore) nelle immediate vicinanze di un territorio protetto da rigide norme di tutela comunitaria perché ricco di biodiversità e rari elementi florofaunistici protetti, non ultimo anche con importanti presenze archeologiche, segnalate dalle associazioni alla soprintendenza”.

“Lo sconcerto e la rabbia montano anche per la roboante assenza dei tanti consiglieri regionali del territorio – proseguono i comitati – che – in consessi pubblici annunciano la propria contrarietà di facciata agli impianti – salvo poi sparire dalla scena quando funzionari pubblici che dalla politica dovrebbero invece ricevere precise indicazioni – impongono decisioni sospette, incomprensibili ed irricevibili ai danni dei territori che quella stessa politica dovrebbe amministrare”.

Ricordando i dati che riguardano l’impianto di incenerimento proposto dalla A2A in località Piand’Organi- Pian Dei Cipressi a Tarquinia, fanno rabbrividire: 481.000 tonnellate di rifiuti speciali (dichiarati), che in realtà potrebbero arrivare a essere 540.000 tonnellate, 122.000 tonnellate/anno di ceneri pesanti e 40.000 tonnellate/anno ceneri leggere di risulta dalla combustione. Un traffico di 32.698 camion. Un camino di 70 metri che emetterà ulteriori tonnellate di emissioni inquinanti sulla già disastrata situazione ambientale e sanitaria del territorio.

“I Comitati le Associazioni ed i Cittadini – continua il documento – che fino ad oggi si sono fatti carico di questo dissenso con mobilitazioni, azioni legali, manifestazioni, denunce, tengono alta la guardia e dritta la schiena e chiamano a raccolta tutta la popolazione di Tarquinia, Civitavecchia e dei comuni limitrofi, tutti a grave rischio per questa sconsiderata offensiva che sta avvenendo con il silenzio e la connivenza di una pilatesca politica regionale che si fa scudo di provvedimenti spericolati di dirigenti che da quella stessa politica provengono e che ne costituiscono un poco credibile alibi”.

“Saremo presenti alla pubblica assemblea indetta nella sala comunale di Tarquinia il giorno 22 Novembre alle ore 17.00 – concludono i comitati – e nei prossimi giorni chiameremo a raccolta tutti i comitati e associazioni ambientaliste per organizzare una grande manifestazione per la mobilitazione di tutti i cittadini affinché lo scempio di queste terre e di questo litorale cessi definitivamente per lasciare spazio finalmente ad uno sviluppo sostenibile”.

IN Onlus Sezione Etruria
Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia
Comitato per la difesa della Valle del Mignone
100% Farnesiana
Bio Ambiente Tarquinia

 

https://www.lextra.news/inceneritore-i-comitati-di-tarquinia-pronti-alla-protesta-saremo-presenti-allassemblea-pubblica-del-22-novembre/

nov
10

Inceneritore: Evidenze scientifiche, sanitarie e sociali per dire no!

L’Inceneritore non lo vuole nessuno, lo capiscono tutti che è una truffa ai danni dell’ambiente, della salute e della stessa filosofia dei rifiuti zero!

A Tarquinia non si dovrà aggiungere neanche un cerino!

Basta!

 

1 tonnellata di RIFIUTI prode 300 Kg di CENERI PESANTI + 30 Kg di CENERI TOSSICHE = AUMENTO DEI RIFIUTI !!!

Dalla documentazione scaricabile dalla proposta di Inceneritore a Tarquinia, in fase di V.I.A. possiamo utilizzare il web per approfondire le notizie sulla A2A Ambiente e chi figura nei documenti, in qualità di legale rappresentante della Società A2A Ambiente:

Allegato A

https://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/17_luglio_13/traffico-rifiuti-napoli-brescia-indagato-amministratore-delegato-a2a-ambiente-aprica-b6c554b0-6797-11e7-b139-307c48369751.shtml?fbclid=IwAR0S-HX5MlGaj27S7LejgqpVrG_l_WHBo8ci-0iUg5rGJVWIPZwgzdSncWo

…Dott.ssa Patrizia Gentilini (ISDE)….Si afferma ad esempio che gli inceneritori “non provocano rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti” e che dallo studio epidemiologico Moniter “una delle più sofisticate ricerche al mondo sul rischio connesso alle emissioni di inceneritori […] si evidenzia chiaramente la assenza di rilevanti rischi sanitari acuti e cronici per chi vive in prossimità degli impianti”. Come già tante volte ho avuto modo di scrivere sono viceversa numerosi gli studi scientifici (anche recentissimi) che dimostrano esattamente il contrario e descrivono effetti sia a breve (esiti riproduttivi, malformazioni, esiti cardiovascolari, respiratori) che a lungo termine (soprattutto tumori). E’ vero che per la gran parte (ma non per la totalità) si tratta di studi che riguardano impianti di “vecchia generazione”, ma dove sono studi epidemiologici che valutano gli effetti a lungo termine degli inceneritori di “nuova” generazione?

http://www.ambientebrescia.it/InceneritoriAmbienteSalute2016.pdf

L’inquinamento da inceneritore

Generalmente si pensa che i filtri adoperati per purificare i fumi riescano a trattenere la quasi totalità di questi inquinanti. In realtà anche i filtri tecnologicamente più avanzati abbattono solo gli scarti più grossolani e lasciano passare proprio la pericolosa frazione ultrafine, che possiede una superficie di contatto di circa 3000 volte superiore rispetto ai PM10. Pertanto il vanto da parte di A2A di emettere dai camini una modesta quantità in peso di ceneri risulta vano. In presenza di polveri ultra fini, il metodo di misura in peso non risulta appropriato. Inoltre, se è vero che il sistema dato da inceneritore e centrale di Lamarmora è stato stimato che emetta solo il 9% delle polveri totali per l’agglomerato di Brescia (fonte INEMAR 2014), questo quantitativo risulta concentrato praticamente in un unico punto, quindi la ricaduta delle polveri è su una superficie assai più piccola dell’agglomerato urbano…

https://www.blogagricolo.it/a-brescia-si-muore-di-mal-d-aria/

…A titolo di esempio ricordiamo che, nel 2008, la Centrale del Latte di Brescia (città dove è presente l’inceneritore più grande d’Italia) ha riscontrato la presenza di diossine – con una tossicità equivalente ben oltre i limiti di soglia (tra i 6,5 e gli 8 picogrammi per grammo di grasso) – nel latte proveniente da sette aziende agricole ubicate nei pressi dell’impianto d’incenerimento. Altre analisi effettuate su alcune mamme di Brescia hanno evidenziato una tasso di diossina pari a 147 pg/g di grasso nel latte materno. Nel 2007, sempre a Brescia, l’Istituto Superiore di Sanità ha misurato le diossine del tipo PCDD-F presenti nell’aria. L’indagine è stata condotta nel mese di agosto, quando il traffico risulta ridotto e quando le principali industrie sono chiuse. Periodo in cui, tuttavia, l’inceneritore funziona regolarmente. Il confronto con altre misurazioni, condotte negli ultimi anni in diverse località nella stagione estiva, mostra chiaramente come le concentrazioni di diossine nell’aria di Brescia siano le maggiori, con quantitativi almeno tripli rispetto alla media. Numerosi altri studi epidemiologici dimostrano, inoltre, gli effetti reali degli impianti d’incenerimento sulle popolazioni che risiedono nei dintorni: basta citare lo studio effettuato – sempre nel 2007 – in provincia di Venezia dal Registro Tumori dell’Istituto Oncologico Veneto.

https://www.lospiffero.com/ls_ballatoio_article.php?id=293

http://www.epiprev.it/materiali/2014/EP2/S1/EPv38i2S1_SENTIERIind.pdf

…A Brescia c’è uno tra i più grandi forni d’Italia: 981mila tonnellate annue autorizzate in capo alla multiutility A2a. La provincia di Brescia è quella con il tasso di produzione pro-capite di rifiuti più alto della Lombardia (517,1 chilogrammi) e registra una percentuale di raccolta differenziata sotto la media regionale (58,1% contro 58,7)

https://altreconomia.it/la-bolla-degli-inceneritori/

L’inceneritore più grande d’Europa è in Italia, a Brescia. È una struttura che riceve premi e riconoscimenti, ma purtroppo dalle stesse Università private che ricevono cospicue donazioni da parte delle società che gestiscono l’inceneritore. È in questo stato di cose che risulta difficile ottenere le analisi condotte sulle popolazioni prossime agli inceneritori. A2A non ha ancora reso pubblici i dati relativi ai microinquinanti ( diossine, pcb, Ipa, metalli pesanti ) per tutto l’anno 2011 e per il primo semestre 2012 e inoltre le emissioni di NOx (Ossidi di Azoto, precursori delle PM2,5 e PM10) dell’inceneritore di Brescia sono quasi il doppio per metri cubi di quelle dell’analogo inceneritore di Milano. Un impianto quello di A2A che brucia 800 mila tonnellate di rifiuti l’anno in tre linee in una Provincia che produce 365 mila tonnellate di rifiuto solido urbano indifferenziato avviato all’incenerimento, in una citta’ dove la raccolta differenziata è ferma al 40%.

Interrompere questo stato di cose è giusto e necessario. Per la salute nostra e dell’ambiente che ci circonda . Rimettere in ciclo ” materie prime di seconda generazione ” fa’risparmiare soldi alla collettivita’ e crea nuovi posti di lavoro .

http://www.antinocivitabs.org/sporchi-da-morire-linceneritore-uccide-asl-arpa-paroli-a2a-inquinamento-a-norma-di-legge.html

….l’inceneritore sia alternativo alla discarica, mentre invece l’inceneritore è alternativo alla raccolta differenziata ed al riciclaggio. Corre l’obbligo solo di ricordare che l’inceneritore di Brescia produce ogni anno 180.000 tonnellate di rifiuti speciali, in forma di scorie e polveri,  di cui 30 mila pericolosi, mentre, se si applicasse a Brescia il “modello Priula”, i rifiuti da smaltire sarebbero circa 100.000 tonnellate. Ma per l’inceneritore si dovrebbero conteggiare anche i 5 miliardi di m3 di aria inquinata, anch’essa “rifiuto”, pari a circa 3 milioni di tonnellate (almeno 800.000 solo di CO2), per cui un inceneritore andrebbe considerato in realtà,  come con un involontario lapsus freudiano è stato denominato dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Brescia, un “impianto di termogenerazione di rifiuti [sic!]”.[17]

http://www.dmi.unipg.it/mamone/sci-dem/nuocontri_1/ruzzenenti_r.htm

nov
06

Inceneritore a Tarquinia: Chi è la A2A e perché propone il progetto di un INCENERITORE in località Pian D’Organo – Pian dei Cipressi

Inceneritore Asm – A2A di Brescia

il più grande e più “celebrato” d’Europa

Brescia, con uno dei più grandi inceneritori d’Europa, da 800 mila tonnellate,  in funzione da  20 anni.
Chi percorre l’autostrada Milano – Venezia non può non osservare con stupore questa sorta di cattedrale postmoderna con un’altissima torre quadrata svettante, di un azzurro tenue che diventa più intenso verso l’alto fino a confondersi con il cielo: è la rappresentazione fisica del camuffamento di un impianto di incenerimento dei rifiuti con una facciata pulita, coerente con il nome che è stato imposto all’impianto, tuttora copyright esclusivo di Asm-A2A, “termoutilizzatore”……

Leggete il documento sull’impianto gemello a quello che vorrebbero realizzare a Tarquinia….http://www.ambientebrescia.it/inceneritoreAsm.html

Entro la metà di Dicembre sarà possibile presentare le osservazioni sull’inceneritore che si trova negli uffici della Regione Lazio, in valutazione di Impatto Ambientale, che vede come dirigente responsabile la dott.ssa Flaminia Tosini dell’area rifiuti, ieri dirigente della Provincia di Viterbo e oggi in Regione Lazio. https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-051-2019

Un iter partito male da subito, visto che il progetto è stato presentato in piena estate e con scadenza dei termini per le osservazioni, sotto Ferragosto. L’impianto è spaventosamente grande, abnorme per essere autorizzato come impianto di recupero energetico per un territorio come il nostro. L’impianto punta a servire ben altri comuni e regioni.

La domanda semplice che viene in mente, perché a Tarquinia?

Perché Tarquinia si è dotata di un’area industriale approvata da ben due consigli comunali, un particolare fondamentale che non sarà sfuggito alla società proponente, la A2A che vuole a tutti i costi investire sui rifiuti della Regione Lazio.

Il territorio si ribella.

 

mag
09

S.I.B. Tarquinia: “Plastic Free Beach 2019”

S.I.B. Tarquinia: “Plastic Free Beach 2019”. Adesione e progetto per Tarquinia

https://www.lamiacittanews.it/plastic-free-beach-2019-sara-unestate-senza-plastica-per-le-spiagge-di-tarquinia/?fbclid=IwAR21afW5Lyu7aTWiRCnqSnGWhTvCbGv-fou-Xq1qU12U2jzEcrn2lEvmbVk

La problematica dei rifiuti marini, oggetto della “Strategia europea per la plastica nell’economia circolare” della Commissione Europea (COM(2018) 28Final), risulta un problema assai rilevante e urgente da affrontare, come confermano i dati sull’inquinamento dalla plastica.

La Commissione Europea, ha deciso di affrontare con azioni mirate e specifiche il problema transfrontaliero dei rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente marino, elaborando la proposta di Direttiva cd. “Plastic free” finalizzata a stimolare un approccio di tipo circolare che privilegi prodotti e sistemi riutilizzabili, prevenga la creazione di rifiuti e incentivi le 3R: riciclo, recupero e riutilizzo.

Gli obiettivi della Direttiva comunitaria n. 5483/2019 del 27 marzo 2019, sulla riduzione e sul divieto dell’uso di alcune plastiche monouso che costituiscono il 70% dei rifiuti marini entro il 2021, sono due, prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla salute umana, nonché promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili.

La Direttiva europea “Plastic free” intende ridurre progressivamente, fino alla eliminazione totale entro il 2021, l’utilizzo dei prodotti di plastica monouso nelle aree soggette a concessione, ricadenti all’interno del Demanio Marittimo, e nelle aree marine e costiere soggette a tutela.

La Regione Lazio, con la Delibera di Giunta n.197 del 09 04 2019 ha assunto questa priorità ed intende perseguire azioni ed interventi da porre a base di una nuova economia della plastica, in cui la progettazione e la produzione di questo materiale e dei suoi prodotti rispondano pienamente alle esigenze di riduzione, recupero e riciclo.

La deliberazione Regionale ha scelto di promuovere e di perseguire, fin dalla imminente stagione balneare 2019, sul litorale laziale e sulle due isole ponziane, azioni e interventi da porre a base di una nuova economia della plastica che risponda pienamente all’esigenza di un minor utilizzo e al recupero della stessa.

La delibera è rivolta ai 20 comuni costieri del Lazio e come azioni e interventi da porre in essere, suggerisce l’acquisto di arredi e/o attrezzature volte alla diminuzione dell’uso della plastica sulle spiagge libere quali:

  • erogatori automatici di acqua potabile e/o distributori di contenitori/borracce riutilizzabili per

acqua;

  • strutture dedicate alla raccolta di bottiglie/contenitori riutilizzabili;
  • raccoglitori/compattatori di materiali non riciclabili (plastica, carta, alluminio, ecc.);
  • altre tipologie anche “creative”.

Poiché la Regione Lazio promuoverà e finanziaerà l’iniziativa denominata “Plastic Free Beach 2019”, anche a Tarquinia al fine di perseguire, il più possibilmente il fine della riduzione della plastica, anche i concessionari balneari accetteranno la sfida e inviteranno tutti gli operatori del settore di dichiarare guerra al monouso e coinvolgere tutti i bar e i ristoranti nel progetto Plastic free.

A partire dal 1 Giugno 2019, i soggetti titolari di concessioni demaniali marittime potranno dichiarare di utilizzare solo materiali biodegradabili o compostabili, come recita la stessa direttiva EU, per la somministrazione di cibi e bevande, sostituendo i seguenti articoli di plastica monouso:

1. posate, piatti, cannucce, mescolatori;

2. contenitori per alimenti;

3. bicchieri e tazze per bevande.

Inoltre i concessionari, si impegneranno a dare massima diffusione alle linee guida della regione Lazio per “Plastic free Beach 2019”, e organizzare le iniziative utili ad ottenere un’immediata e significativa riduzione dell’uso dei prodotti in plastica; ciò promuovendo buone pratiche e invitando clienti e fruitori delle attività balneari, compresi i pescatori a depositare i rifiuti di plastica negli appositi conS.I.B. Tarquinia: “Plastic Free Beach 2019”. Vademecum per la riduzione di plastica in spiaggia

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S.I.B. Tarquinia: “Plastic Free Beach 2019”. Vademecum per la riduzione di plastica in spiaggia

LA MINACCIA DELLE MICROPLASTICHE

Le microplastiche rappresentano un ulteriore problema per la gestione del marine litter. Possono trovarsi nei prodotti cosmetici e per l’igiene personale e nei prodotti industriali, o provenire da pezzi di plastica più grandi che si degradano; variano per dimensioni, ma si tratta in genere di particelle di plastica di dimensione inferiore ai 5 millimetri, che possono quindi passare con facilità attraverso i filtri delle acque reflue, rendendo impossibile il loro recupero una volta in mare.

COSA FA L’EUROPA

Il 16 gennaio 2018 la Commissione europea ha adottato la “Strategia europea per la plastica” al fine di:

rendere riciclabili tutti gli imballaggi di plastica nell’UE entro il 2030; affrontare la questione delle micro plastiche in particolare di quelle aggiunte intezionalmente nei prodotti che dovrebbero essere bandite; frenare il consumo di plastica monouso e il marine litter (attraverso una proposta legislativa);

Una delle misure presentate dalla Commissione europea nell’ambito della strategia prevede il bando di bastoncini per la pulizia delle orecchie, posate, piatti e cannucce di plastica monouso. Inoltre, entro il 2025, gli Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande.

COSA FA L’ITALIA

Dal 1° gennaio 2019 sarà vietato vendere sul territorio nazionale i bastoncini per la pulizia delle orecchie in plastica, potranno essere venduti solo quelli biodegradabili. I bastoncini non possono essere gettati nei servizi igienici e negli scarichi.

Dal 1° gennaio 2020 sarà, inoltre, vietato mettere in commercio prodotti cosmetici che contengano microplastiche. Sono in corso campagne di raccolta dei rifiuti in plastica dai fondali marini.

Il Ministero dell’Ambiente ha avviato un percorso per diventare “plastic free” e sta sollecitando tutte le amministrazioni pubbliche affinchè siano da esempio ai cittadini, bandendo la plastica monouso.

COSA POSSIAMO FARE NOI:

  • Non abbandonare la plastica sulle nostre spiagge e nei nostri mari
  • Smaltire la plastica nella raccolta differenziata
  • Eliminare l’uso di piatti e bicchieri di plastica monouso
  • Usare una borraccia o una brocca di acqua di rubinetto
  • Evitare dentifrici e scrub che possono contenere microplastiche
  • Usare buste riutilizzabili per fare la spesa
  • Evitare di acquistare alimenti avvolti in imballaggi di plastica
  • Non usare pellicole di plastica per conservare il cibo, preferire contenitori riutilizzabili, meglio se in vetro
  • Bandire, se possibile, le cannucce di plastica
  • Privilegiare le fibre naturali rispetto a quelle artificiali
  • Non pensare che la plastica sia necessaria: non è vero!

Nelle spiagge in concessione:

v  Limitare l’utilizzo di gonfiabili in spiaggia

v  Limitare l’utilizzo di piccoli giocattoli in plastica

v  Vietare l’utilizzo di polistirolo per la vendita di esche per la pesca

v  Dotare i depuratori delle acque reflue urbane di dispositivi che trattengano i rifiuti plastici

v  Pulitura periodica delle sponde dei fiumi dalla plastica abbandonata

v  Posizionare sulla spiaggia alcuni punti di raccolta per la differenziata: Plastica, vetro-alluminio, carta, umido, indifferenziato

 

Nelle spiagge libere:

  • posizionare all’altezza degli accessi per le spiagge libere i vademecum del plastic free beach con pannelli in multilingue
  • Mini isole ecologiche con tutte le tipologie di contenitori per la raccolta differenziata, con i coperchi resistenti al vento, possibilmente escludendo il metallo per la struttura.
  • Nelle località balneari posizionare eco-compattatori, ovvero macchinari in grado di raccogliere, differenziare e compattare in modo autonomo sia gli imballaggi in plastica, vetro e alluminio.

Per la tutela del mare:

Controlli sugli scarichi dei corpi idrici che arrivano al mare quali fossi, fiumi.

 

 

 

Il Presidente del S.I.B. Tarquinia

Marzia Marzoli

 

 

mar
05

Report: Salviamo il Fiume Marta e il mare di Tarquinia

 

http://chng.it/KMjG4rYNnq

Il 23 Febbraio, 7 Associazioni: Italia Nostra sez. Etruria, S.I.B. di Tarquinia, Assotur, Associazione per il lido di Tarquinia più, Forum Ambientalista, WWF, GRIG, hanno lanciato la petizione per salvare il fiume Marta, in occasione dell’incontro pubblico dalle ore 17.30 presso la sala consiliare comunale di Tarquinia.

Il focus dell’incontro sono stati i depuratori delle acque reflue che preoccupano da anni per l’inefficienza dichiarata dai dati della goletta di Legambiente, puntualmente pubblicati ogni anno e mai smentiti.

Sono intervenuti comuni cittadini, i rappresentanti delle associazioni ambientaliste nazionali, membri di consulte, tecnici etc., che hanno riportato la loro esperienza e contribuito ad incrementare il bagaglio di proposte volte a migliorare lo stato d’inquinamento del corpo idrico in questione.

In occasione di tale incontro , è stato realizzato un dossier sul fiume Marta che spiega in dettaglio la situazione sullo stato delle acque di balneazione di Tarquinia.

Nel dossier è approfondito il problema più urgente: i quattro depuratori che utilizzano il fiume Marta per convogliare i reflui da essi in uscita non sono efficienti, alcuni mal funzionano, uno, persino, è fermo dal mese di Settembre 2017.

Le sette associazioni coinvolte nella campagna di sensibilizzazione “Salviamo il fiume Marta e il mare di Tarquinia” hanno piena fiducia nella campagna informativa per il risanamento ambientale del fiume Marta.

Tutte le Associazioni ribadiscono quanto sia importante sottoscrivere la petizione e raggiungere quegli utenti che d’estate vengono a Tarquinia per passare le vacanze, che acquisteranno maggior fiducia, per la concretizzazione di un progetto di interventi che finalmente riportino in vita l’unica emissario del Lago di Bolsena.

 

La petizione sarà affidata ai volontari delle associazioni e a tutti quelli che vorranno raccogliere le firme, inoltre sarà attivata anche online per dare anche ai non presenti la possibilità di partecipare, l’obiettivo sarà quello di farlo firmare alle migliaia di utenti, che amano Tarquinia e non si arrendono all’ idea di un fiume, che danneggia l’ecosistema del mare e il diritto ad un mare pulito.

Dossier 2019 Salviamo il fiume Marta e il mare di Tarquinia

Salviamo il fiume Marta – Petizione

http://chng.it/KMjG4rYNnq

nov
27

29 Novembre: Cena di solidarietà per salvare la Valle del Mignone

nov
13

SS.675 Un danno ambientale annunciato

Non è mai stata una questione di no ad una grande opera, ma un no a realizzarla a tutti i costi! Le alternative ci sono e sono di buon senso!..Salviamo la Valle del Mignone!

mar
26

Salviamo il Fiume Marta dall’inefficienza dei depuratori

Il Fiume Marta ci sta a cuore!

Salviamo il Fiume Marta dai liquami e dalla irresponsabilità!

Ma il servizio di depurazione delle acque reflue funziona? Chi dovrebbe pensarci?

Sono anni che i depuratori sono il problema più grave da affrontare, che sta facendo la Talete spa che ha preso il posto dei comuni nella gestione dei depuratori, per risolvere le criticità della qualità delle acque del Fiume Marta?

Parliamo di trasparenza degli atti, parliamo di sicurezza alimentare e sanitaria, quella che la Talete spa dovrebbe  garantire almeno sul portale web, sul quale trovare, pubblicati i dati di riferimento di ogni impianto e le relative relazioni di  efficienza.

Perché sono assenti, per quale motivo si parla di servizio efficiente se poi non ci sono le dovute garanzie sullo stesso?

Provate a trovare le dovute notizie sui depuratori.

http://www.taletespa.eu/

mar
20

Tutti vogliono il completamento della trasversale, ma senza distruggere la Valle del Mignone!

 

 

 

 

 

 

SS 675: Tutti vogliono il completamento della trasversale, ma senza distruggere la Valle del Mignone

 Iniziano ad arrivare reazioni sulla recente ordinanza del TAR del Lazio che ha accolto il ricorso dei cittadini, degli agricoltori e delle associazioni ambientaliste contro l’anomala e poco spiegabile adozione da parte del Consiglio dei Ministri del provvedimento di compatibilità ambientale sul completamento della SS 675 Orte – Civitavecchia, tratto Monteromano est – SS1 Aurelia, che localizza questa ultima parte dell’opera nella Valle del Mignone, zona protetta da stringenti direttive nazionali e comunitarie.

 

La conferma della fondatezza di queste preoccupazioni viene infatti ribadita in via preliminare dalla ordinanza della prima sezione del  TAR del Lazio che in data 28/02/2018 ha dichiarato, in merito al ricorso degli stessi Cittadini ed Associazioni contro il provvedimento del Consiglio dei Ministri che “le esigenze del ricorrente sono apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito”.

 

Unitamente a espressioni di comprensibile soddisfazione di molti cittadini verso il riconoscimento dell’importanza e della fondatezza delle critiche a questo tracciato si riscontrano tuttavia alcune posizioni strumentalmente critiche nei confronti del provvedimento del TAR.

 

E’ il caso del presidente Unindustria di Civitavecchia che recentemente si spinge a sostenere la disastrosa scelta di ANAS di localizzare nella Valle del Mignone un’opera sonoramente bocciata dal Ministero dell’Ambiente in un territorio fragile, delicato e iperprotetto dalle direttive EU.

Afferma infatti il presidente di Unindustria di Civitavecchia e membro del Comitato portuale:la nostra Associazione appoggia e sostiene la scelta di Anas di proseguire nella progettazione rispettando le prescrizioni stabilite dalla Presidenza del Consiglio dei ministri che lo scorso dicembre ha dato il via libera all’infrastruttura”.

 

Ebbene al dirigente di Unindustria tutto si può riconoscere tranne una approfondita conoscenza del procedimento e delle sue carte nonchè un primario sincero interesse per l’ambiente e la sua difesa.

Infatti, in merito alle fantomatiche prescrizioni stabilite dalla Presidenza del Consiglio, se solo avesse davvero letto il provvedimento e gli allegati dello stesso non si esporrebbe in questo modo poichè le prescrizioni in oggetto sono solo un enunciato che non esprime alcuna sostanza tecnica, una tacitazione per le coscienze di chi ha dovuto prendere una decisione contro l’evidenza dei fatti, insomma.

 

E non potrebbe essere diversamente perchè per ben due volte (e qui invece le carte cantano chiaramente) la CTVIA – massima espressione tecnica governativa – senza mezze misure ha definito l’opera “immitigabile nè compensabile nemmeno tramite le più severe, stringenti e costose prescrizioni ambientali”.

 

Quanto all’interesse suo e della sua associazione nei confronti dell’ambiente non occorre andare troppo lontano… basta scorrere i principi che per mandato Unindustria assume come propria mission: “…costruzione di progetti e proposte strategiche e operative, orientate ad intercettare e rappresentare gli interessi collettivi delle nostre aziende” oppure “creare un ecosistema favorevole per le aziende associate e contribuire alla definizione di politiche industriali per il sistema economico del Lazio e del Paese, sempre in stretta sinergia con Confindustria.”

Ecco… finchè gli interessi che rappresenta saranno quelli del profitto delle aziende associate e finchè l’ecosistema (sic!) che vuole difendere è quello favorevole per le medesime aziende sappia che le sue analisi (peraltro poco documentate) sono rispedite al mittente da chi invece ha un sincero e disinteressato attaccamento a quelle aree che, sempre dalla Commissione del Ministero dell’Ambiente sono state definite: aree utilizzate nella stessa forma per centinaia di anni e che costituiscono quindi un vero e proprio patrimonio di valore anche storico e culturale, oltre che semplicemente paesistico”.

 

Sempre dalla stessa parte ci troverete, perchè in fondo tutti vogliamo il completamento della Orte Civitavecchia, ma non a tutti i costi, non nella Valle del Mignone. Guardiamo invece alla messa in sicurezza ed all’adeguamento della SS 1 Bis, da troppi anni abbandonata in condizioni di estremo pericolo per gli automobilisti: questa potrebbe costituire una valida alternativa ad un progetto quanto mai distruttivo, che potrebbe dare occupazione locale e tempi certi e rapidi di realizzazione.

 

Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia

mar
11

TARI: A Tarquinia aumenta ogni anno, perché manca la tariffa puntuale, la differenziata spinta e la raccolta del compostaggio domestico.

Tari 2018, ancora aumenti per le utenze non domestiche!

Ci risiamo, arriva puntuale la cattiva notizia che non vorremmo leggere, nonostante l’impegno delle attività commerciali e turistiche nell’adempiere alle buone pratiche di raccolta differenziata, la tariffa aumenta ogni anno.

Aumenti per tutte le categorie che tuttavia fanno la differenziata, con tanta fatica, del cosiddetto porta a porta.

Ma come sia possibile è altrettanto facile da capire, il metodo con cui si ripartisce la tariffa è sbagliato, iniquo e per questo aumenterà ancora.

Manca la tariffa puntuale, manca la differenziata spinta, manca la raccolta del compostaggio domestico.

Manca la capacità amministrativa di adempiere allo scopo primario del servizio di raccolta dei rifiuti urbani: ridurre all’origine il rifiuto.

A Tarquinia, vergognosamente non si incentiva ne si raccoglie il compostaggio domestico, che da solo vale il 30% del peso del rifiuto totale conferito.

A Tarquinia si raccoglie l’umido, che non può essere trasformato in compostaggio aerobico, ma in umido che finisce in una discarica simile a quella dell’indifferenziata, oppure nella filiera della raccolta utile per lo smaltimento attraverso il processo del compostaggio anaerobico, ovvero del Biogas.

Tarquinia è un paese agricolo, ma si permette il lusso di buttare i soldi per conferire l’umido, e spendere un sacco di soldi per smaltirlo.

Nel 2017 abbiamo speso una cifra enorme: 781.511,43 euro per conferire i rifiuti indifferenziati con un altissimo 53%  sul totale dei rifiuti totali e poi 102.215,53 euro per smaltire e conferire l’umido, che non essendo compostaggio non si detrae dal peso totale dei rifiuti, visto che il trattamento non è quello naturale del compostaggio aerobico.

In sintesi buttiamo via soldi e materie prime, dei veri campioni di spreco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

06_Piano_Finanz.Rifiuti_2017_All.1

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