lug
16

Il ricorso delle associazioni e dei comitati, ha salvato la Valle del Mignone!


Il ricorso delle associazioni e dei comitati, ha salvato la Valle del Mignone!

La corte di giustizia EU ha chiarito che il tracciato verde non è l’unico tracciato possibile.

Con grande soddisfazione accogliamo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la quale si è statuito che l’art. 6 della Direttiva Habitat “dev’essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che consente la prosecuzione, per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, della procedura di autorizzazione di un piano o di un progetto la cui incidenza su una zona speciale di conservazione non possa essere mitigata e sul quale l’autorità pubblica competente abbia già espresso parere negativo, a meno che non esista una soluzione alternativa che comporta minori inconvenienti per l’integrità della zona interessata, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare”.

La Corte di Giustizia Europea ha risposto ai quesiti richiesti il 24 gennaio 2019 dal TAR del Lazio che ha emesso l’ordinanza n. 908/2019, nella quale chiedeva alla Corte Europea di esprimersi sugli aspetti del provvedimento di compatibilità ambientale approvato forzatamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito al tracciato Verde per il completamento della SS 675.

Sentenza Corte di Giustizia del 16.07.2020

apr
26

Nicola Caracciolo lascia il vuoto che lasciano i grandi uomini

https://youtu.be/saCyZKNysU4

 

Nicola Caracciolo lascia il vuoto che lasciano i grandi uomini.

 

Nicola Caracciolo è stato il nostro mentore, esempio di coerenza e di raffinata intelligenza che sarà difficile dimenticare.

Quasi impossibile scrivere di lui qualcosa, che non sia già stato scritto durante la sua lunghissima vita di giornalista e di ambientalista indomito.

La verità è che ci ha lasciato un’importante eredità legata a esempi di grande integrità morale, a battaglie ambientaliste combattute in punta di fioretto, ricordi legati a doppio filo con la storia di Italia Nostra.

Nicola Caracciolo era stato nominato presidente onorario di Italia Nostra da poco, ma per tutti noi era comunque “Il Presidente”, riconoscimento morale per le tantissime battaglie combattute anche in prima linea, per la salvaguardia del territorio dagli attacchi imminenti di impianti nocivi.

Aveva un concetto chiarissimo dell’onestà e della buona politica, di quella che mancava tutte le volte che nascevano delle vertenze, purtroppo numerose su tutto il territorio Italiano.

Più di tutti però non riusciva a smettere di lottare per la sua Maremma, la Nostra Maremma, la terra che lui sentiva sua, fragile, da dover difendere a tutti i costi, come ha fatto per tutta la vita.

Ripeteva, con voce sofferta, quanto la politica fosse lontana dal buonsenso, quella politica che prendeva decisioni che, a suo dire, potevano essere lette in due modi, “una provocazione oppure uno sciagurato errore”.

Sosteneva, che nei confronti della Maremma la politica aveva un debole per le iniziative distruttive, come la realizzazione della centrale Nucleare che ha combattuto in prima linea, “vincendo”, come puntualmente ricordava sempre alla fine dei suoi articolati discorsi pubblici:

“Noi vinceremo anche questa battaglia come abbiamo vinto quella sul nucleare”, una certezza che vedeva nel futuro e che gli ha dato ragione, tanto che ha avuto la fortuna di vincere per ben due volte sul no al nucleare.

Chiunque ha avuto la fortuna di conoscerlo lo stimava e riconosceva la sua grandezza di uomo colto e coerente, che non si piegava davanti alla politica, che la sapeva sfidare sui temi, sulle scelte che coinvolgevano la salvaguardia dei territori.

L’abbiamo visto in prima linea sul Biogas, sui mega impianti di Eolico e di fotovoltaico che giudicava sciagurati. Non riusciva a giustificare le scelte sbagliate di chi li proponeva su paesaggi illustri e non sui tetti dei capannoni industriali.

Giudicava un danno irreparabile qualsiasi progetto che mettesse in discussione l’integrità del paesaggio, riflesso della nostra sensibilità.

Ma su tutte le sciagure ve ne era una che proprio lo indignava, l’autostrada Tirrenica, quella grande opera che ha avuto l’onore di osteggiare per ben 40 anni e che grazie a lui non è stata realizzata: la cementificazione di ettari di territorio e la sottrazione di una strada pubblica, la SS 1 Aurelia, a favore di una società privata che sulla stessa fa pagare un pedaggio, una follia!

Nutriva grandi dubbi sulle grandi opere e sui grandi istituti bancari, poi investiti da scandali e bancarotta.

Nicola Caracciolo non si accontentava di predicare da un pulpito, amava scendere in campo, provocare incontri e audizioni, fino ai piani alti, convinto sempre di trovarvi alla fine il buonsenso, e quando non lo trovava radunava tutti e incitava a manifestare, centinaia di manifestazioni a cui partecipava con entusiasmo e grinta.

Lo vogliamo ricordare con il suo sorriso, con la sua forza d’animo. Un ambientalista mai rassegnato, per noi un gigante portatore di antichi valori, il cui ricordo ci accompagnerà sempre, nella vita e nelle battaglie in difesa di quel territorio che lui non ha mai abbandonato.

 

IN Sezione Etruria Presidente Marzia Marzoli

IN Sezione Maremma Toscana Presidente Michele Scola

Coordinamento dei Comitati e Associazioni Ambientali di Grosseto

apr
05

Idroelettrico ex Cartiera: Il tribunale delle acque della regione Lazio con sentenza n. 202/2018 da ragione a IES

Sembra un romanzo del 1800, invece è la storia di un pasticciaccio, ricostruito dai giudici del  Tribunale  Superiore  delle  acque  pubbliche, la vicenda dell’impianto idroelettrico, sul Fiume Marta.

Con la sentenza n. 202/2018, IES – Iniziative Energetiche Sostenibili Srl ha avuto ragione su tutti, ad iniziare dalla SOC. ENERGIE NUOVE  SRL e su tutti quelli che hanno appoggiato l’ipotesi di un nuovo impianto idroelettrico che non tenesse conto dei diritti preesistenti di IES, contro la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, l’ unione Regionale delle Bonifiche del Lazio, contro il Comune di Tarquinia, l’Autorità dei Bacini Regionali del Lazio, l’Area Regionale Risorse Idriche S.I.I., infine, contro il Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, per l’annullamento delle Determinazioni della Regione Lazio n. G 04881 del 23 Aprile 2015, numero 006547 del 27 maggio 2015, numero G 14857 del 1 dicembre 2015, dell’Avviso della Direzione regionale risorse idriche e difesa del suolo, recante “lavori cli riqualificazione Consorzio di Bonifica Maremma Etrusca”, pubblicato sul BURL del 22 marzo 2016 numero 23, dell’Avviso regionale risorse idriche e difesa del suolo, recante “Consorzio di Bonifica Maremma Etrusca-sistema  irriguo della piana di Tarquinia”, pubblicato sul BURL del 19 aprile 2016 numero 31, della deliberazione numero 258 del 7 luglio 2016, del Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, delle note della Direzione regionale risorse idriche e difesa del suolo della regione Lazio del 17 maggio 2016 numero 259401; del 4 luglio 2016  numero  352575.

In sintesi i provvedimenti  con cui la regione Lazio ha medio tempore determinato di sottoscrivere il contratto di appalto  con  la  società  Energie  Nuove   Srl,  nonché  lo  stesso  contratto d’appalto della procedura  applicativa semplificata numero 49 del 2016 per la realizzazione della mini centrale idroelettrica  denominata “condotta forzata Tarquinio 2″ sul fiume Marta nel comune di Tarquinia, avviata dalla Energie Nuove Srl in data 20 gennaio 2016, contro il ricorso proposto da Energie Nuove Srl, per l’annullamento dei titoli concessori rilasciati a IES con determina dirigenziale n. 1714 del 9 giugno 2014 in località Ponte del diavolo, con determina dirigenziale n. 1716 del 9 Giugno 2014 in località Cartiera.

La Sentenza riunisce le cause in sede di legittimità iscritte nel Ruolo Generale: dell’anno 2015 al numero 151, 152, 153, 261, 262, dell’anno 2016, al numero 65, 66, 69, 131, 169 e 170, descrive minuziosamente, in circa 50 pagine, un groviglio tra illegittimità, e determinazioni della Regione Lazio, degne di un romanzo giallo, con molti colpi di scena e verità nascoste.

La storia: Qui

Quello che più colpisce è il ruolo del Comune di Tarquinia, un ruolo, aggravato dalla circostanza, che il Sindaco Mauro Mazzola, fosse già da Maggio 2015, anche Presidente della Provincia,  ruolo sul quale vale la pena sottolineare considerando le delibere provinciali, nominate nella sentenza Qui

Con il ricorso R.G. 65 del 2016 IES ha impugnato la delibera del Comune di Tarquinia cli apposizione del vincolo di indisponibilità sulle aree destinate a ospitare l’impianto cli Cartiera, nonché il secondo parere negativo idraulico di ARDIS relativo a tale impianto, deducendo: a) l’invalidità della delibera comunale per violazione della disciplina dei beni appartenenti allo Stato, agli enti pubblici e agli enti ecclesiastici di cui al!’ articolo 822 e seguenti del codice civile; per violazione della disciplina sulla concorrenza e del divieto per gli enti pubblici di svolgere attività economiche non strettamente strumentali alle proprie funzioni e per conflitto di interessi; b) la illegittimità del secondo parere negativo idraulico perché non reso nell’ambito della conferenza di servizi, per perplessità ,carenza di motivazione e per travisamento dei fatti, irragionevolezza, ingiustizia grave manifesta.

Con ricorso  R.G. numero  66 del 2016, IES ha impugnato  il secondo parere idraulico di ARDIS relativo all’impianto di Ponte del diavolo,  deducendo: a) l’adozione dello stesso al di fuori del procedimento di autorizzazione b) la perplessità, carenza e contraddittorietà della sua motivazione; c) travisamento dei fatti l’irragionevolezza, l’ingiustizia grave manifesta.

Con ricorso R.G. numero 69 del 2016 e numero 131 del 2016 sono state altresì impugnate le determinazioni dirigenziali della provincia di Viterbo di diniego dell’autorizzazione unica per i progetti di Cartiera e di Ponte del diavolo. A supporto dei gravami la ricorrente ha dedotto la mancata considerazione delle argomentazioni elaborate da IES in risposta al preavviso di rigetto, ex articolo 1O bis della legge 241 del 1990, e in via derivata, l’illegittimità conseguente a quanto dedotto in relazione ai provvedimenti impugnati con i ricorsi R.G. 65 e 66 del 2016.

Con i ricorsi R.G. 169 e 170 del 2016, IES ha infine impugnato le determinazioni dirigenziali  della  provincia  di  Viterbo  numero  794  del  2016  e 795 del 2016, che hanno disposto la decadenza delle concessioni di IES relative agli impianti di Cartiera e Ponte del  diavolo. A supporto di tali  gravami la ricorrente ha dedotto: a) la violazione della disciplina della decadenza delle concessìoni di cui all’articolo 55 del regio decreto 1765 del 1933; b) la mancata considerazione delle argomentazioni elaborate in risposta al preavviso di rigetto ex articolo 10 bis della legge 241 del 1990; c) la violazione del principio del giusto processo, non avendo l’amministrazione atteso l’esito cli giudizi proposti da IES sulle questioni poste a fondamento dei provvedimenti di decadenza, e per aver ingiustamente esposto IES alla perdita degli incentivi riconosciuti dal GSE; cl) l’illegittimità in via derivata dal invalidità dei provvedimenti già impugnati con i ricorsi R.G. 131,65, 69,66 del 2016.

Ecco che cosa ne discende dal Diritto:

….Si inizierà quindi la disamina dai ricorsi incidentali proposti da EN srl e dal Comune di Tarquinia, tesi a paralizzare l’azione della ricorrente attraverso la caducazione dei suoi titoli concessori, e con essi della sua legittimazione attiva; seguirà la disamina dei gravami proposti da IES srl avverso i dinieghi opposti alle domande cli autorizzazione unica alla costruzione degli impianti. Ove, infatti, fossero ritenuti fondati i ricorsi incìdentali protesi ad ottenere l’annullamento o la declaratoria cli inefficacia sopravvenuta dei titoli concessori illo tempore rilasciati a IES, ovvero, per altro verso, ove i ricorsi proposti da IES avverso le determinazioni di reiezione dell’ autorizzazione unica alla costruzione degli impianti e di decadenza della concessione per mancata realizzazione degli stessi si rivelassero infondati, la ricorrente principale IES perderebbe ogni interesse giuridicamente rilevante a coltivare il proprio complesso gravame, e risulterebbe ultroneo l’ulteriore esame dei gravami principali originariamente proposti.

Solo all’esito dei passaggi valutativi e decisori sopra menzionati, il Collegio procederà, ove necessario, all’esame delle questioni concernenti: a) l’estensione a fini irrigui della concessione rilasciata al Consorzio; b) le concessioni rilasciate ad EN srl; c) le altre questioni connesse e conseguenti. …Può dunque partirsi dai ricorsi incidentali proposti da Energie Nuove nei,ricorsi 151/2015 e 169/2016 RG e dal Comune cli Tarquinia nel ricorso 69/2016 RG, basati su motivi comuni…..In relazione a tali mezzi, IES srl ha eccepito la tardività, essendo ormai decorsi anni dal rilascio dei titoli. L’eccezione non è del tutto priva di fondamento: il ricorso incidentale, essendo uno strumento processuale di natura essenzialmente “derivata” ed “ancillare”, non consente di proporre tardivamente – prendendo spunto dal ricorso avverso – quelle censure, che si sarebbero dovute inserire in un contesto autonomo, in quanto riguardanti pregressi provvedimenti direttamente lesivi e suscettibili d’impugnazione (Cons. Stato Sez. IV Sent., 31/05/2007, n. 2806), salvo che i provvedimenti si innestino in un procedimento concorsuale in cui l’interesse del ricorrente incidentale sorge proprio e in dipendenza del gravarne principale. Nel caso di specie non v’è un procedimento concorsuale, ma autonomi provvedimenti rilasciati in un periodo storico antecedente, che ben avrebbero potuto essere impugnati nei termini. La circostanza è del tutto evidente con riferimento al ricorso incidentale del Comune cli Tarquinia, il quale, proprio sull’asserito presupposto della ultravigenza della pregressa concessione in proprio favore, avrebbe dovuto per tempo impugnare quella concessa nelle medesima località a IES srl…

Nei confronti di EN srl potrebbe sostenersi che l’interesse è sorto solo al momento in cui la posizione cli vantaggio assunta in forza delle concessioni ottenute è stata messa a repentaglio dall’iniziativa avversaria. Nondimeno rimane ineludibile l’obiezione che la vicenda amministrativa pregressa che ha condotto al rilascio dei titoli alla ricorrente principale è del tutto autonoma rispetto a quella che interessato EN, e si colloca in un contesto giuridico temporale totalmente diverso. Ove si elesse ingresso ad azioni ri-convenzionali di tal fatta nel giudizio cli legittimità, il principio di certezza delle posizioni giuridiche ne risulterebbe gravemente inficiato.

….Ad ogni modo, la pregnanza e la natura esiziale dell’eccezione è stemperata dalla mancanza di fondamento, nel merito, dei ricorsi incidentali predetti.
In essi è sostenuta la tesi che le concessioni sarebbero state rilasciate in violazione della disposizione cli cui all’articolo 3 comma 6 della legge regionale del Lazio 4 aprile 2014 n. 5, che impediva, nel periodo ricompreso tra il 9 aprile ed il 12 agosto 2014, il rilascio di concessioni, in mancanza dell ‘intervenuta formazione del Piano idrico. Secondo la ricostruzione dei ricorrenti incidentali, essendo il predetto Piano idrico a tutt’oggi non redatto per il fiume Marta, ed essendo il divieto di rilascio venuto meno solo con l’entrata in vigore della legge regionale del Lazio 8 agosto 2014 n. 9, le concessioni predette sarebbero da ritenersi rilasciate in violazione di legge in quanto adottate proprio nell’arco temporale in cui il predetto divieto era vigente e operativo.

La tesi non convince. L’articolo 3 comma 1 cit., stabilisce che ”per ogni bacino idrogrqfico di cui all’articolo cinque predisposto, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un bilancio idrico partecipato di cui al decreto del ministro dei Lavori Pubblici 8 gennaio 1987, numero 99, e successive modifiche, da valutarsi anche secondo i criteri dell ‘International water association. Il bilancio idrico partecipato e recepito negli atti negli strumenti di pianificazione programmazione concernenti la gestione dell’acqua del territorio e deve essere aggiornato periodicamente, con cadenza almeno quinquennale. Al bilancio idrico è allegato il piano di destinazione d’uso delle risorse idriche”. Il successivo comma 4 della medesima disposizione vincola il rilascio del rinnovo di concessione di prelievo di acqua “al rispetto delle priorità di cui all’articolo due, commi 3 e 4, ed alla definizione del bilancio idrico partecipato di bacino, corredato dà una pianificazione delle destinazioni d’uso delle risorse idriche di quanto previsto dall’articolo 12 bis, comma uno del regio decreto 11 dicembre 1933, numero 1775 e successive modifiche”. La disposizione di cui al successivo comma 6 stabilisce che “in assenza di quanto previsto dei commi 1,2, 3 e 4 non possono essere rilasciate nuove concessioni e quelle esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale”. Come chiarito dalla provincia di Viterbo, nell’incertezza esegetica determinata dall’approvazione della legge citata, in particolare in ordine al regime transitorio e alla sorte dei procedimenti pendenti, è prevalsa l’interpretazione per la quale le domande già presentate antecedentemente all’entrata in vigore della legge regionale 5/2014 per le quali fossero già state espletate positivamente tutte le procedure di pubblicazione e cli acquisizione dei pareri potèssero essere rilasciate “in via provvisoria”.

Trattasi cli una concreta e ragionevole interpretazione in funzione applicativa della norma, idonea a coniugare il principio tempus regit actum con le aspettative basate sul positivo completamento della fase procedimentale istruttoria, in un ambito in cui, come convincentemente sostenuto dalla Provincia, non potevano ravvisarsi, nelle more dell’ atto di pianificazione, danni irreversibili all’equilibrio idrico del corso d’acqua attinto, alla luce delle peculiarità del prelievo a fini idroelettrico che implica sempre la restituzione in alveo dell’acqua prelevata. La ragionevolezza dell’indirizzo interpretativo è stata indirettamente confermata dalla successiva legge regionale del Lazio 8 agosto 2014 n.9, il cui articolo 1, introducendo il comma 1 bis dell’ articolo 10 della legge regionale numero 5 del 2014 ha stabilito che “nelle more della predisposizione del bilancio idrico di cui all’articolo 3, comma 1, le concessioni continuano ad essere rilasciate nel rispetto della normativa vigente in materia, in deroga a quanto previsto dal comma 6 del medesimo articolo 3″. La disposizione non ha all’evidenza un contenuto interpretativo, ma conferma la bontà della soluzione pratica adottata dalla provincia in tema di concessioni idroelettriche.

Anche gli altri motivi di ricorso incidentale sono infondati. Segnatamente, il motivo con il quale è dedotto, in relazione alla concessione in località Cartiera cli Tarquinia, la sussistenza di una pregressa concessione in favore della Cartiera di Tarquinia ancora vigente in forza dell’art. 8 com- ma 19 della L.R. 29 aprile 2013, n. 2 – cui sarebbe subentrato il Comune di Tarquinia, trascura il tenore testuale e chiaro della disposizione citata, la quale limita il rinnovo automatico ai soli casi delle concessioni scadute per le quali “sia stata regolarmente presentata domanda di rinnovo, non respinta dall’amministrazione”. Nel caso cli specie la domanda di rinnovo presentata dal Comune cli Tarquinia è stata invece respinta con determinazione provinciale n. 08/539/G dell’ 1 giugno 2012, consolidatasi per mancata impugnazione.

In proposito non può certo darsi rilievo e sfogo giuridico all’affermazione del ricorrente incidentale con la quale il medesimo dichiara di impugnare oggi anche la determinazione provinciale cit. Anche a prescindere da quanto sopra osservato in tema di tardività del ricorso incidentale nel suo complesso, è dirimente la circostanza che esso non possa avere ad oggetto atti che in nulla riguardano la sfera giuridica del ricorrente principale.

Del pari infondato è il terzo motivo di ricorso incidentale con il quale è dedotta la violazione del regolamento provinciale per il rilascio delle concessioni di piccola derivazione, per asserita mancata allegazione alla domanda di concessione illo tempore presentata, della documentazione attestante la disponibilità dell’ area di sedime su cui erigere le opere progettate. In proposito è sufficiente osservare che gli impianti idroelettrici sono opere di pubblica utilità per le quali può provvedersi ad esproprio, come del resto l’istante ha chiesto anche a mezzo dell’ allegazione del Piano particellare di esproprio.

Così com’è infondato il quarto motivo con il quale i ricorrenti incidentali deducono la mancata acquisizione dell’autorizzazione regionale cli cui all’art. 41, comma 1, della legge regionale Lazio n. 53/88. Come correttamente evidenziato da IES, la norma impone il regime autorizzatorio ai fini della costruzione delle opere cli presa cli tipo fisso. Ciò non significa tuttavia che esso debba scattare già al momento della concessione, essendo invece più corretto e ragionevole attivare il momento autorizzativo nell’ambito del procedimento cli autorizzazione unica (come del resto è stato fatto)…

Tribunale delle acque regione Lazio- sentenza IES

mar
28

Mega Pala Eolica: un altro progetto approvato dalla Regione Lazio, a Pian D’Organi, nella zona industriale di Tarquinia

Mega Pala Eolica: un altro progetto approvato dalla Regione Lazio, a Pian D’Organi, nella zona industriale di Tarquinia

Non c’è pace per la zona industriale di Tarquinia. È in arrivo un progetto, sul quale la Direzione Regionale Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti, Area Valutazione di Incidenza e Risorse Forestali ha già espresso parere favorevole, per la procedura di valutazione d’incidenza ex art. 5 del DPR n. 357/1997, per l’istallazione di una mega pala eolica, alta 69 mt e con diametro di 61 mt,  della potenza di 0, 975 KW, in località “Pian D’Organi”, nel Comune di Tarquinia, che vede come proponente la EWT Italia Development srl.

Ancora una volta il progetto non è stato pubblicato, in quanto essendo furbescamente poco sotto la soglia di 1 MW, come previsto dalla norma, può procedere con procedura semplificata evitando la Valutazione di Impatto ambientale e, con essa, la “fastidiosissima” fase di partecipazione del pubblico.  Un metodo, a norma di legge, per passare sopra i territori e le popolazioni che lo abitano.

La norma di riferimento è il Decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, che, in virtù della semplificazione, prevede la possibilità del Proponente di richiedere la ormai famosa Autorizzazione Unica, in 90 giorni, tramite l’avvio di uno specifico iter presso la Provincia di Viterbo.

La Provincia di Viterbo, infatti, è l’ente delegato, per competenza territoriale, dalla Legge Regione Lazio n. 18 del 23.11.2006 “Delega alle province di funzioni e compiti amministrativi in materia di energia. Modifiche alla legge regionale 6 agosto 1999, n. 14, al rilascio dell’autorizzazione unica.

Il Forum Ambientalista e IN Onlus Sezione Etruria, ricevuta la notizia del parere favorevole da parte della Regione Lazio, hanno presentato richiesta di accesso agli atti al fine di ottenere copia di tutta la documentazione presentata dalla società EWT Italia Development srl nell’ambito del procedimento di Valutazione di Incidenza.

Una volta ottenuta copia di detta documentazione, provvederemo a pubblicarla per doverosa trasparenza nei confronti del territorio interessato dall’impatto dell’impianto proposto.

Qualcuno dirà sicuramente che essendo questo impianto ad energia “pulita”, perché tale è l’eolico, non dovrebbe trovare resistenza dalle associazioni ambientaliste; vale però sottolineare che le energie pulite possono essere definite tali non solo quando non inquinano, ma anche quando rispettano i territori e le loro caratteristiche ecosistemiche, senza devastarli o alterarne le specificità.

Realizzare una mega pala eolica, alta 69 mt e con diametro pari a 61 mt, in piena area buffer, ovvero in luogo adiacente ad un’area interessata da ben due Direttive Europee – la Direttiva Habitat e la Direttiva Uccelli – e per questo rientrante nei siti Natura 2000 e dichiarata Zona di Protezione Speciale, non solo non rispetta il territorio, ma incide profondamente sulle sue caratteristiche.

È incomprensibile quanto inquietante cogliere le ragioni per cui, in un territorio dove vi è un’importante concentrazione di fonti inquinanti e dove si produce energia per oltre di 3000 MW (escludendo Montalto), ci si accanisca con il voler concentrare proprio nell’area maggiormente pregiata (ZPS), e per questo particolarmente fragile, ulteriori impianti impattanti della più diversa natura (inceneritore, biogas, mega pale eoliche etc).

Un dato è certo: quando nel recente passato contrastammo la delibera del comune di Tarquinia, fortemente voluta dall’ex Sindaco Mauro Mazzola, che richiedeva la sottrazione dell’area, divenuta poi Zona Industriale di Tarquinia, dalla ZPS, era proprio questo che cercavamo di evitare: lo stravolgimento del territorio per il tramite di impianti impattanti. Stravolgimento che con tutti i mezzi cercheremo di evitare.

 

Tarquinia, 28/03/2020

 

IN Onlus Sezione Etruria

Forum Ambientalista sez. Civitavecchia

Scarica l’accesso agli atti: Richiesta-di-accesso-agli-atti-aerogeneratore-Tarquinia.

http://www.civonline.it/articolo/mega-pala-eolica-un-altro-progetto-approvato-dalla-regione-pian-d-organi

mar
15

Inceneritore: La prima conferenza di Servizi è stata annullata a causa del Covid 19


REGLAZIO.REGISTRO UFFICIALE.2020.0193965

feb
24

“Le grandi opere devastanti e le amnesie dei politici di turno”

Ai cittadini non appassiona la corsa dei politici ad accreditarsi dubbi meriti sui territori che spesso invece trascurano, ma sicuramente ci diverte leggere le loro esternazioni sui mezzi di informazione che periodicamente preferiscono, rispetto al più faticoso lavoro di vera rappresentanza e rapporto diretto con i loro cittadini.

E’ per questo che rompiamo il nostro silenzio sul tema della mobilità a cui ci eravamo adeguati – aldilà del chiacchiericcio della politica sul tema – in attesa degli unici atti che parleranno e conteranno sulle vicende della mobilità del nostro territorio e che qui ricordiamo: il parere della Corte di Giustizia Europea richiesto il 24 gennaio 2019 dal TAR del Lazio che ha emesso l’ordinanza n. 908/2019 nella quale chiede alla Corte Europea di esprimersi sugli aspetti del provvedimento di compatibilità ambientale concesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito al tracciato Verde per il completamento della SS 675. Il Tribunale Amministrativo Regionale di fatto ha recepito la ricostruzione dei ricorrenti, ritenendo che sia stata violata non solo la normativa nazionale ma anche la normativa europea, rimarcando il fatto che la tutela ambientale non può essere sacrificata rispetto all’interesse economico.

Questi gli unici fatti a cui attenersi su questo tema. Sorridiamo quindi quando:
– leggiamo l’ennesima “bufala” dell’ordine del giorno presentato alla camera dal Deputato Alessandro Battilocchio che impegna il Governo – pensate – a “valutare l’opportunità di adottare ogni iniziativa volta a portare a termine la realizzazione della Trasversale”. Tale generico ed inconsistente ordine del giorno (peraltro copiato pedissequamente da un altro vecchio equivoco comunicato stampa del dicembre del 2018 di un altro “attento osservatore” della mobilità del nostro territorio, diventa nel titolo del quotidiano “il Governo si impegna sul completamento” (!)…

– leggiamo l’altisonante comunicato del Movimento Civico di Tarquinia che, con notevole tempestività si accorge che la SAT con la realizzazione della Tirrenica (ormai morta in tutte le sue altre tratte come avevamo ampiamente previsto) ha “privato Tarquinia di un bene pubblico”… torniamo a domandarci dove fossero costoro durante le aspre lotte che hanno visto in strada molti residenti in lunghi presidi invernali e sui banchi del TAR con la propria faccia e le proprie firme, anche se ben informati, non hanno mai alzato un dito, semmai una mano per votare a favore dell’autostrada.

– leggiamo di un redivivo Mauro Mazzola – ex Sindaco e protagonista della sottrazione della SS Aurelia ai cittadini italiani con relativa disastrosa gestione della viabilità complanare – che tenta un triste ritorno in scena addossando le colpe dello stop della Trasversale ai suoi ex sodali di partito in una modalità di faide politiche interne che lo hanno definitivamente azzerato dal punto di vista elettorale…

– leggiamo di un poco informato Consigliere Regionale Devid Porrello che tenta anche lui la sorte sulle pagine dei quotidiani ipotizzando una riapertura alle merci della tratta da tempo dismessa della ferrovia Civitavecchia – Capranica dimenticando che tale remota ed eventuale possibilità potrebbe essere solamente sostenibile per una ben più modesta ferrovia turistica, per soli passeggeri, visto che l’attuale legge 128 del 9 agosto 2017 sulle ferrovie turistiche norma e valorizza unicamente e squisitamente solo la riattivazione di tratte “di particolare pregio culturale, paesaggistico e turistico” con “mezzi rotabili storici… o ferrocicli”. Altre libere interpretazioni sono del tutto destituite da ogni fondamento e certamente confondenti per una utenza che non ha modo o possibilità di approfondire l’argomento.

Torneremo certamente a tenere informati i cittadini sui problemi della mobilità del nostro territorio unicamente con la verità dei fatti ogni qual volta le esternazioni “improprie” di chicchessia faranno capolino sui mezzi di informazione, perchè la nostra memoria sarà sempre la spina nel fianco della loro cattiva politica.

Vedi anche: https://www.lextra.news/orte-civitavecchia-lordine-del-giorno-del-deputato-mauro-rotelli-%20declassato-a-mera-raccomandazione/  

feb
04

Il progetto di piscicoltura e le prescrizioni della VIA del 2003 che obbligavano Enel Spa alla riduzione dell’inquinamento dell’impianto di piscicoltura a terra localizzato sotto la centrale di TVN.

Il progetto di piscicoltura, riguarda sempre la centrale a carbone e le prescrizioni della VIA del 2003 che obbligavano Enel Spa alla riduzione dell’inquinamento dell’impianto di piscicoltura a terra localizzato sotto la centrale di TVN.

La compatibilità ambientale del 2003 era condizionata all’ottemperanza della prescrizione, rivolta ad Enel Produzione e contenuta nel DEC/VIA/680 dello 06/11/2003 di pronuncia positiva di compatibilità ambientale per il progetto di conversione a carbone della Centrale Termoelettrica di Torrevaldaliga Nord, che si riporta testualmente: “dovrà essere inoltre presentato un progetto definitivo per la riduzione del carico di nutrienti proveniente dalla pescicoltura, preservandone comunque l’attività, e l’allontanamento dalla linea di costa di tale scarico, al fine di migliorarne la diluizione nelle acque marine”.

Il suddetto decreto prevedeva che alla verifica dell’adeguatezza degli elaborati relativi al sopra detto progetto e all’individuazione di eventuali ulteriori modalità di controllo in corso d’opera provvedesse il Comitato di Controllo al tal fine istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio con decreto GAB/DEC/521/2004 del 30/04/2004.

Il relativo progetto denominato “impianto di trattamento delle acque reflue” unitamente alla proposta di allontanamento dello scarico a mare da attuare attraverso la realizzazione di una condotta sottomarina, è stato, pertanto, esaminato dal detto Comitato che, come da verbale del 26 07 2007 conclusivo delle attività istruttorie, riteneva lo stesso “adeguato senza ulteriori aspetti da segnalare”.   

In particolare il progetto, approvato dal Comitato di Controllo, prevedeva l’allontanamento degli scarichi in mare attraverso l’intubamento degli stessi in un unico collettore con prolungamento di questo oltre la colmata prevista e comunque ad una distanza di almeno 600 m. dalla linea di costa.

Successivamente con nota del 05/08/2011 la Società Enel Produzione S.p.A. ha inviato una relazione in cui evidenziava l’inutilità, dal punto di vista dei benefici ambientali attesi, della realizzazione della condotta a mare per allontanare gli scarichi dalla linea di costa, date le migliorie apportate all’impianto di pescicoltura, sia attraverso diffuse ottimizzazioni alle tecniche gestionali, sia attraverso un sensibile miglioramento della qualità dei mangimi utilizzati nell’allevamento ittico. La Società evidenziava che, a seguito di tali migliorie, vi era una significativa riduzione dei “nutrienti” (nitrati e fosfati) e del carico organico scaricati in mare, ritenendo, pertanto, non necessario l’allontanamento dalla linea di costa di detti scarichi.

Con nota prot. DVA-0024762 del 30/09/2011 la direzione per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali ha comunicato alla Società di non condividere la posizione assunta in merito alla prescrizione di cui trattasi ed ha contestualmente richiesto, laddove la Società ritenesse di non ottemperare alla prescrizione come previsto, la presentazione di una specifica istanza di modifica della prescrizione stessa.

Con nota prot. 0049696 del 11/11/2011, acquisita al prot. DVA-0028565 del 15/11/2011 la Società ha chiesto di poter formalizzare il superamento della prescrizione.

La Direzione della VIA con nota prot. DVA-0030250 del 02/12/2011 ha pertanto chiesto alla Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale  VIA/VAS  di  voler  fornire,  sulla base della documentazione trasmessa dalla Società con la sopra detta nota del 11/11/2011, le proprie valutazioni ed osservazioni con particolare riguardo alla eventuale possibilità di “superamento della prescrizione ovvero in merito alla eventuale necessità di modificare la stessa a fronte di proposte da parte di Enel di interventi compensativi/mitigativi alternativi e di uguale valore ambientale”.

Con provvedimento prot. DVA-0022960 del 11/07/2014, sulla base dei pareri n. 977 del 28/06/2012 e n. 1153 del 25/01/2013 della Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA/VAS, la scrivente Direzione ha ritenuto la prescrizione in oggetto, per quanto attiene la realizzazione di una condotta a mare per l’allontanamento degli scarichi dell’impianto di pescicoltura, superata e ha chiesto alla Società di provvedere alla presentazione del nuovo progetto di impianto di depurazione.

Enel produzioni Spa, con l’istanza del 13/01/2015, successivamente integrata con nota del 30/01/2015, la Società ha provveduto come da richiesta della Direzione VIA.

Con nota prot. DVA-0003948 del 12/02/2015, verificata la sussistenza dei presupposti amministrativi necessari, la Direzione VIA ha comunicato ad Enel Produzioni Spa la procedibilità dell’istanza di verifica di assoggettabilità alla procedura di V.I.A.

Con nota prot. 0005126 del 11/02/2016, acquisita al prot. DVA-0004134 del 18/02/2016, codesta Soc. Enel Produzione S.p.A. ha avanzato richiesta di sospensione del procedimento al fine di “rivalutare il progetto presentato alla luce della nuova iniziativa di delocalizzazione a mare di parte del ciclo di crescita delle specie ittiche avanzata dal gestore dell’allevamento”.

Tale richiesta è stata accolta con nota prot. DVA-0004614 del 23/02/2016 con la quale è stata comunicata la sospensione del procedimento per un periodo di 45 giorni.

Con nota prot. 0012845 del 12/04/2016, acquisita al prot. DVA-0009893 del 13/04/2016, la Società “al fine di consentire la preparazione della documentazione progettuale ed ambientale” ha chiesto una proroga del periodo di sospensione del procedimento fino al 30 settembre p.v. dichiarandosi disponibile ad “anticipare gli interventi di sistemazione dei bacini di lagunaggio dell’impianto ittico a terra”.

Successivamente con nota prot. 0015888 del 09/05/2016, acquisita al prot. DVA-0012468 del 0910512016, la Società “nelle more della predisposizione degli studi necessari alla individuazione e alla modellazione degli aspetti ambientali relativi alla nuova localizzazione a mare di parte del ciclo di crescita delle specie ittiche avanzata dal gestore dell’allevamento” ha ritenuto opportuno “ritirare” il progetto.

Con la sopra detta nota del 09/05/2016 la Società dichiarava che avrebbe anticipato “gli interventi di manutenzione straordinaria dei bacini di lagunaggio per ripristinare il volume degli stessi, al fine di ridurre il carico dei nutrienti scaricati a mare senza interrompere le attività produttive dell ‘allevamento ittico.  Detto intervento doveva essere realizzato una volta ottenute le necessarie autorizzazioni”.

La Direzione VIA Preso atto della volontà espressa dalla Società con la citata nota del 09/05/2016, ha provveduto all’archiviazione del procedimento di verifica di assoggettabilità alla procedura di V .I.A. avviato a seguito dell’istanza presentata in data 13/01/2015.

Successivamente con la nota prot. Enel-PRO-15/12/2016-41286 la società Enel Produzione S.p.A., al fine di provvedere alla riduzione del carico di nutrienti proveniente dal citato impianto ittico per ottemperare alla prescrizione di cui trattasi: ha comunicato di aver identificato, di concerto con la Società Agricola Civita Ittica s.r.l., una soluzione che prevede la riduzione della produzione nell’impianto ittico a terra e la localizzazione a mare di parte dell’allevamento.

Secondo i proponenti il progetto per localizzazione a mare dell’allevamento di pesci avrebbe comportato l’attivazione di un procedimento di verifica di assoggettabilità alla procedura di VIA di competenza della Regione ed anche l’avvio di una verifica di ottemperanza della prescrizione ricompresa nel citato decreto VIA di competenza di questa Amministrazione statale, ha chiesto se fosse possibile unificare a livello statale i due procedimenti (verifica di assoggettabilità e ottemperanza).

La Direzione VIA ha risposto con la nota prot. 1378/DVA del 23 gennaio 2017 con cui, fatte le valutazioni del caso, si è dichiarata favorevole a ricondurre detti procedimenti a livello statale a condizione di un esplicito assenso al riguardo da parte della Regione Lazio.

La Regione Lazio ha risposto con la nota prot. 71863 del 13 febbraio 2017 e la comunicazione mail del 5 maggio 2017, acquisita con prot. 10591/DVA dell’8 maggio 2017, con cui la Regione Lazio si è dichiarata favorevole a ricondurre a livello statale il procedimento di verifica di assoggettabilità alla VIA, comprensivo, se del caso, anche di una eventuale procedura di valutazione di incidenza.

Il 17 Maggio del 2017 è stata data la comunicazione di avvio della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, del progetto di realizzazione di un impianto di piscicoltura offshore su gabbie galleggianti in capo alla società Cività Ittica e conseguente riduzione del carico di nutrienti proveniente dall’esistente impianto ittico a terra prescritto alla società Enel.

Il 17 Luglio del 2017 vengono pubblicate le osservazioni del Forum Ambientalista e Del Movimento No Coke Alto Lazio che ravvisano come, il progetto di un impianto di piscicoltura offshore su gabbie galleggianti e conseguente riduzione del 50% della produzione a terra in esame, non idoneo a garantire l’ottemperanza della prescrizione di cui al DEC/VIA/680/2003, disponendo contestualmente la realizzazione di un impianto di depurazione e trattamento a servizio dell’impianto a terra, come disposto l’esecuzione con il citato provvedimento DVA – 0022960 del 11/07/2014.

Sottolineano, inoltre l’importanza di assoggettare alla procedura di valutazione di impatto ambientale il progetto di “Realizzazione di un impianto di piscicoltura offshore su gabbie galleggianti”.

Minambiente- assoggettabilità a VIA impianto Ittico

Osservazioni del comune di Civitavecchia

Osservazioni Forum Ambientalista Movimento No Coke

Anche il comune di Civitavecchia giungendo alle stesse conclusioni che tale proposta progettuale non possa essere considerata, in alcun modo, idonea a garantire l’ottemperanza della citata prescrizione di cui al DEC/VIA/680/2003. È opportuno, infatti, ricordare che le modalità di ottemperanza di detta prescrizione sono state definitivamente determinate da Codesto Ministero con il provvedimento prot. DVA –0022960 del 11/07/2014.

Il comune di Civitavecchia approfondisce spiegando che il provvedimento prot. DVA – 0022960 del 11/07/2014 e nell’allegato parere n. 1153 del 25/01/2013 della Commissione Tecnica per la Verifica dell’Impatto Ambientale – VIAVAS, si è chiarito, tra l’altro, che, in considerazione della correlazione tra i fenomeni di fioritura algale riscontrati, a partire dai primi anni 2000, nel tratto di mare antistante la CTE e i nutrienti provenienti dall’impianto di itticoltura oltre che dell’evidente inadeguatezza del sistema di “depurazione” (filtro meccanico e bacini di decantazione) attualmente in uso presso l’impianto, il sistema di depurazione/trattamento indicato nel parere 977 della CTVIA del 28/07/2012 “si deve configurare come nuova soluzione, obbligatoria, per la quale si suggeriscono alcune tecniche quali ossidazione a fanghi attivi, filtrazione biologica, fitodepurazione, ecc.”.

Appare, pertanto, evidente come la proposta, progressiva, “riduzione del 50% della produzione a terra” non possa garantire, in assenza di un idoneo sistema di depurazione conforme a quello prescritto nel citato provvedimento prot. DVA – 0022960 del 11/07/2014, un adeguato livello di tutela ambientale, in quanto continuerebbe ad essere assolutamente considerevole la quantità di reflui, sostanzialmente non depurati, immessi in un sistema marino esposto, da decenni, a una pressione insostenibile.

Il Comune di Civitavecchia non può non rilevare come “l’allontanamento dalla linea di costa” dello scarico dell’impianto sia una misura superata proprio per effetto del medesimo provvedimento prot. DVA – 0022960 del 11/07/2014 e come, in ogni caso, la delocalizzazione in mare della maggior parte della produzione” non allontanerebbe certo dalla linea di costa lo scarico dell’impianto a terra, come previsto dall’originaria prescrizione, ma, in maniera paradossale, aggiungerebbe, a poco più di mille metri di distanza, un ulteriore scarico diffusodi proporzioni, peraltro, notevolmente maggiori.

Si rileva, inoltre, come assolutamente inconferente la seguente affermazione, contenuta nel par. 1.4 “Motivazioni del progetto e alternative analizzate” dello Studio Preliminare Ambientale e finalizzata a giustificare la mancata realizzazione del prescritto depuratore: “non potendo la Società Civita Ittica far fronte ai maggiori costi di gestione derivanti dal sistema dei filtri meccanici ipotizzati”.

Infatti, come ampiamente riportato nella documentazione progettuale; “Tutto l’impianto, con le relative opere murarie e infrastrutturali realizzate per l’allevamento ittico, è di proprietà di Enel Produzione S.p.A., così come la citata prescrizione di cui al DEC/VIA/680/2003 costituisce onere per Enel Produzione. In tal senso, non possono residuare dubbi sul fatto che gli oneri di realizzazione e di gestione di un dispositivo di abbattimento degli inquinanti, quale il citato nuovo sistema di depurazione/trattamento, provenienti dal sito produttivo di Torrevaldaliga Nord, debbano considerarsi a carico della stessa Enel Produzione.

Appare, altresì, opportuno evidenziare che l’assoluta necessità di un idoneo sistema di depurazione/trattamento, è confermata, indipendentemente dall’eventuale riduzione della capacità produttiva, anche dal documento relativo alle Misure di Conservazione del SIC IT6000005 Fondali tra Punta S. Agostino e Punta della Mattonara”, pubblicato dalla Regione Lazio il 10/05/2016, dove, tra gli interventi attivi e le azioni da incentivare, la cui attuazione è ritenuta prioritaria per il conseguimento degli obiettivi di gestione del sito, figura: “Incentivare la realizzazione di efficienti impianti di trattamento delle acque di scarico degli stabilimenti di acquacoltura e l’adeguamento igienico - sanitario di tali strutture”.

In considerazione di quanto osservato, si ritiene il proposto intervento di riduzione del 50% della produzione a terraassolutamente non idoneo a garantire l’ottemperanza della citata prescrizione di cui al DEC/VIA/680/2003 e si evidenziano la necessità e l’urgenza della realizzazione di un adeguato sistema di depurazione/trattamento come previsto nel richiamato provvedimento prot. DVA – 0022960 del 11/07/2014.

L’11 Settembre del 2017 la Direzione della VIA del Ministero dell’Ambiente con il DR. n. 0000254 corredato del parere n. 2481 del 2 agosto 2017 della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS, con il quale esprimeva parere negativo riguardo alla esclusione della procedura di VIA del progetto “Centrale Termoelettrica da 2640 MW di Torrevaldaliga Nord nel Comune di Civitavecchia (RM) – Prescrizione di cui al decreto VIA  n. 680/2003 inerente il “progetto definitivo per la riduzione del carico di nutrienti proveniente dalla piscicoltura (…) allontanamento dalla linea di costa di tale scarico, al fine di migliorare la diluizione in acque marine”, ha determinato l’assoggettamento alla procedura di valutazione dell’impatto ambientale del “progetto di realizzazione di un impianto di piscicoltura offshore su gabbie galleggianti, in capo alla Società Agricola Civita Ittica s.r.l., e conseguente riduzione del carico di nutrienti proveniente dall’esistete impianto ittico a terra prescritto alla società Enel Produzione S.p.A.”, proposto dalle società Enel Produzione S.p.A. e Società Agricola Civita Ittica s.r.l.

La Società Agricola Civita Ittica S.r.l. in data 25/09/2018, ha presentato istanza di Valutazione di Impatto Ambientale – Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale ai sensi dell’art. 27 bis del D.Lgs.152/2006 e s.m.i..

La Direzione Regionale Politiche Ambientali E Ciclo Dei Rifiuti Area Valutazione Impatto Ambientale, sulla scorta della documentazione trasmessa, evidenzia alcuni elementi riportando alcune dichiarazioni agli atti trasmessi dalla richiedente.

Come riportato nello Studio d’Impatto Ambientale redatto dal CESI: La Società Agricola Civita Ittica s.r.l., sottopone alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, in accordo con la normativa vigente (art. 22 del D.Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.), il progetto di realizzazione di un impianto offshore su gabbie galleggianti, in un’area marina antistante l’esistente impianto di piscicoltura a terra sito nel Comune di Civitavecchia (RM), in Regione Lazio.

“Contestualmente all’ entrata a regime del nuovo impianto offshore, si darà luogo alla chiusura totale dell’attuale allevamento a terra, di proprietà di Enel Produzione S.p.A. e gestito da Civita Ittica”.

Il nuovo impianto produttivo in mare sarà costituito da gabbie galleggianti in un’area antistante all’attuale stabilimento a terra. Nel nuovo impianto saranno allevate spigole e orate, ossia specie già allevate con successo negli altri allevamenti in mare (Toscana e Croazia) e in quello a terra (Civitavecchia). Il progetto prevede la realizzazione di 3 moduli di ancoraggi progettati per ospitare ciascuno 12 gabbie galleggianti, per un totale di 36 gabbie del diametro di 30 metri ciascuna. La concessione si estende per circa 150 ha, dei quali solo 2,5 ha sono occupati dalle gabbie che contengono i pesci. L’allevamento è costituito da totali 43 vasche in cemento per l’allevamento di spigole e orate: 24 dedicate alla fase di pre-ingrasso e 19 a quella di ingrasso. Le vasche sono alimentate da acqua di mare che, una volta prelevata, viene prima utilizzata dalla Centrale Enel all’interno del proprio ciclo di produzione e poi parzialmente (il 3% circa) destinata all’allevamento ittico gestito dalla Civita Ittica. L’area complessiva su cui insiste l’attuale allevamento è pari a circa 55 ha, di cui circa 20 ha occupati dalle vasche per l’allevamento dei pesci e 7 ha per i bacini di decantazione.

Nel mese di Marzo del 2019 vengono presentate le integrazioni allo studio di Impatto Ambientale, allegato – Aggiornamento del piano programmatico, allegato 4 Fotoinserimenti dell’impianto visto da vicino, tavola con le zone protette e Rete Natura 2000, la tavola con i regime vincolistico e alcuni fotoinserimenti dell’impatto visivo delle gabbie galleggianti da terra e da mare.

Il 15 Aprile viene convocata la 1° seduta della CDS, l’11 Giugno la seconda seduta della CDS, il 16 Luglio la terza CDS.

La Direzione Regionale Politiche Ambientali E Ciclo Dei Rifiuti Area Valutazione Impatto Ambientale, il 22 Luglio trasmette la determinazione del 17 Luglio 2019, con la quale da parere favorevole, ma avendo valutato le criticità rilevate e le interrelazioni tra il progetto proposto e i fattori ambientali coinvolti, inserisce 9 punti di prescrizioni.

Con DETERMINAZIONE N. G15338 del 08/11/2019, proposta n.  19721  del  08/11/2019 emettere Provvedimento  Autorizzatorio Unico Regionale  ai sensi dell’Art.27bis del  D.Lgs.n°152/06, al progetto.

https://regionelazio.app.box.com/v/052-2018

Criticità del progetto:

v  L’impianto offshore è localizzato nella fascia costiera ricompresa tra Punta S. Agostino e Punta della Mattonara, in area adiacente e prospiciente il litorale ricadente nel Comune di Tarquinia a pochi KM dalla Riserva delle saline di Tarquinia.

v  L’area della concessione entro cui sarà realizzato l’impianto offshore risulta attigua al perimetro del Sito di Importanza Comunitaria “IT6000005 Fondali tra Punta S. Agostino e Punta Mattonara e molto vicino, in direzione N-NO al Sito di Importanza Comunitaria “IT6000004 – Fondali tra Marina di Tarquinia e Punta della Quaglia”, per i quali non è stato valutato il danno cumulativo delle varie forme di inquinamento esistenti sul territorio.

v  Nell’allegato B8007370 “Studio delle principali forzanti meteomarine inerenti al progetto di un impianto di maricoltura offshore a Nord di Civitavecchia (Roma)”, presentato dalla società proponente, ci sono i valori della forza del moto ondoso, la direzione e i venti prominenti, che insistono specialmente dal II e III quadrante, con conseguenze che interessano soprattutto la costa di Tarquinia”.

2. A1300001331 B8007370 Civita Ittica 1 meteomarino RAPP

v  La mancata ottemperanza indicata nel provvedimento prot. DVA-0022960 del 11/07/2014, sulla base dei pareri n. 977 del 28/06/2012 e n. 1153 del 25/01/2013 della Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA/VAS, è la questione più grave di tutte.

v  La società proponente ha ritenuto la prescrizione in oggetto, per quanto attiene la realizzazione di una condotta a mare per l’allontanamento degli scarichi dell’impianto di pescicoltura, superata e ha chiesto alla Società di provvedere alla presentazione del nuovo progetto di impianto di depurazione.

v  Nel progetto approvato viene dichiarato che l’impianto a terra rimarrà aperto ancora due anni per la transizione e secondo loro senza depuratore, aggiungendo inquinamento.

v  L’area interessata che va dalla Mattonara a S.Agostino con relativa interdizione per la nautica e per la pesca professionale, avrà pesanti ripercussioni sulla balneazione.

 

 

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“Processo al futuro: Come le multinazionali bloccano la transizione ecologica e perché dobbiamo fermarle”

Processo al futuro

Come le multinazionali bloccano la
transizione ecologica e perché dobbiamo fermarle.

Esattamente un anno fa – era il 22 gennaio 2019 – insieme a centinaia di organizzazioni
della società civile in tutta Europa lanciavamo la campagna “Diritti per le persone,
regole per le multinazionali”1. Basata su una raccolta firme europea e su azioni
dimostrative con epicentro Davos (sede in quei giorni, come oggi, del World Economic
Forum), l’iniziativa aveva l’obiettivo di mettere al centro del dibattito la condizione
di impunità in cui operano le grandi imprese, capaci di sfuggire a numerose accuse
di violazioni dei diritti umani e dell’ambiente, scaricandole su aziende controllate o
società satellite. La difficoltà delle comunità locali a far valere le proprie ragioni ci
sembravano talmente insopportabili da necessitare un provvedimento internazionale:
per questo abbiamo premuto per l’approvazione di un trattato vincolante delle
Nazioni Unite su imprese e diritti, che portasse a compimento tutti i tentativi fatti
fino ad oggi di allineare le pratiche aziendali con il rispetto dei diritti umani, economici
e sociali e assicurasse alle vittime un accesso efficace alla giustizia.

Processo-al-futuro (il testo integrale)

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Raccolta delle osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale proposto dalla A2A Ambiente S.p.A. ‐ Richiesta di archiviazione del progetto.

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Osservazioni del pubblico, delle associazioni dei cittadini al progetto di un impianto di incenerimento dei rifiuti a Tarquina

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