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Inceneritore: Tarquinia risponde punto per punto alle controdeduzioni di A2A Ambiente Spa per ribadire il no al progetto di un mega-inceneritore.

In sintesi, rimangono senza risposta, gran parte delle osservazioni degli enti e del pubblico, a cui in maniera volutamente insufficiente e fuorviante, la A2A Ambiente Spa, ha tentato di replicare utilizzando l’esercito di propri tecnici a disposizione, ben dotati di tempo e di risorse, al contrario dei cittadini che dalla loro, hanno poco tempo e risorse ma certamente la ragione e che non saranno mai disposti a cedere.

Al momento il tentativo di confondere e scoraggiare i cittadini, è stato respinto al mittente.

 

 

 

 

 

 

 

IN – Osservazioni alle Controdeduzioni di A2A

https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-051-2019/file/768182476468

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Il tracciato verde è “insostenibile ambientalmente” e non permetteremo ad un commissario straordinario di imporre la distruzione della Valle del Mignone

 

La recente decisione del Governo di accelerare sulle nomine dei commissari governativi per le grandi opere ha generato nella comunicazione toni fin troppo trionfalistici e strumentali da parte di alcuni politici che si affrettano a rivendicarla come proprio successo, quando  rappresentano invece la prova della sconfitta della democrazia e della condivisione delle opere con i territori.

 

Infatti il ricorso ai Commissari straordinari per forzare la realizzazione di grandi opere rappresenta l’esatta antitesi ai “dibattiti pubblici” di cui molti eletti erano strenui sostenitori ma che hanno troppo in fretta e colpevolmente dimenticato tacitando con un colpo di codice le ultime difese dei territori dagli assalti degli asfaltatori…

 

Ebbene come soggetti attivi e presenti sin dalle prime battute all’iter approvativo del completamento del tratto della SS 675 Monteromano – Civitavecchia, in virtù delle circostanziate osservazioni e critiche sempre attentamente motivate contro il cosidetto “tracciato verde” che decreterebbe lo scempio della Valle del Mignone, facciamo importanti precisazioni che purtroppo mai compaiono negli entusiastici comunicati dei fiancheggiatori delle grandi opere – costino quel che costino…

 

Non risponde al vero che sia già stato nominato un Commissario a sovrintendere all’avvio dei lavori. Al momento esiste solo un atto del Governo, lo schema di DPCM contenente l’elenco delle opere infrastrutturali individuate e il relativo commissario straordinario, all’esame delle Commissioni parlamentari VIII (Ambiente) e IX (Trasporti), che si esprimeranno entro 20 giorni, e soltanto dopo la Presidenza del Consiglio dei Ministri provvederà ad approvare uno o più DPCM per l’attuazione dei provvedimenti.

 

Al di là del come e del chi sarà il commissario straordinario, rimane il fatto che il territorio e gli enti locali saranno bypassati dai superpoteri di un tecnico scelto per concludere l’opera.

 

Tutti quelli che plaudono la nomina e l’imminente arrivo dei commissari straordinari, e sono convinti sulla necessità di procedere d’imperio sulle criticità dei vari progetti delle grandi opere, rimaste al palo, fingono quindi di ignorare che sull’avvio dei lavori pende il fondamentale giudizio del TAR della Regione Lazio in accoglimento ai ricorsi presentati da Associazioni, Comitati e Cittadini contro la localizzazione del tracciato all’interno della Valle del Mignone.

 

Vale la pena quindi riassumere con precisione le tappe salienti di questa vicenda, compresi i motivi per cui l’opera è ferma.

 

L’iter di approvazione del cosiddetto “tracciato verde” ha subito sin dall’inizio una serie di storture e di forzature, di cui la possibile nomina di un Commissario straordinario sarebbe solo l’ultima in ordine di tempo.

Infatti la Commissione del Ministero dell’Ambiente ha già per ben due volte bocciato il tracciato verde (parere VIA n. 2289 del 20.1.2017 e  parere VIA n. 2453 del 07.07.2017)  definendo l’opera “immitigabile” ed “insostenibile” ribadendo come “non sia possibile elaborare eventuali prescrizioni e misure di mitigazione, in quanto gli impatti ambientali che si configurano dall’analisi della documentazione fornita dal proponente sono tali da non poter essere mitigati o compensati”.

 

Nonostante ciò la Presidenza del Consiglio dei Ministri delibera il provvedimento di compatibilità ambientale per il completamento della SS 675 nella valle del Mignone (tracciato verde), avvallando una scelta solo sulla carta economicamente sostenibile pur sapendo che è assolutamente insostenibile relativamente alla componente ambientale.

 

Le maggiori associazioni ambientaliste nazionali (WWF, LIPU, Italia Nostra, GRIG et al.), insieme a numerosi cittadini, hanno quindi impugnato al TAR del Lazio il provvedimento di compatibilità ambientale chiedendo l’annullamento previa sospensiva (ricorso n. 1155 del 2018). Con una prima ordinanza, del 01.3.2018, il Tribunale amministrativo fissava l’udienza al 19 dicembre 2018 “considerato che, nel bilanciamento con l’interesse pubblico, le esigenze della parte ricorrente siano apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito”.

Con una seconda ordinanza, del 24.1.2019, il TAR sospendeva il giudizio e chiedeva alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di pronunciarsi in merito al ricorso, rivolgendo all’organo comunitario sovrannazionale 7 quesiti. I giudici amministrativi volevano infatti sapere dalla Corte Europea se sia conforme alla normativa comunitaria la modalità di svolgimento e conclusione del procedimento e dei relativi provvedimenti adottati. Nell’ordinanza il TAR conferma “il bene ambientale come primario”, ma anche che “dubita della conformazione alla normativa eurounitaria della modalità di svolgimento e conclusione del procedimento e dei relativi provvedimenti adottati”. Il 16 luglio 2020 La Corte di Giustizia ha pubblicato la sentenza (C-411/19) che contiene le risposte ai quesiti del TAR del Lazio e che è stata trasmessa al tribunale amministrativo il 27 luglio.

 

La sentenza della Corte è stata letta da più parti come una “bocciatura” del tracciato verde. Pertanto in attesa della sentenza definitiva del TAR (che ha fissato l’udienza per il 26.5.2021), che dovrà giudicare muovendosi nel quadro delineato dalla Corte di Giustizia Europea, la cautela deve essere d’obbligo.

 

La stessa cautela dovrebbero averla sia i politici che gli organi amministrativi nel valutare con attenzione se proseguire su una strada tracciata nel solco dell’accanimento su un tracciato “sbagliato” ab origine, che potrebbe rivelarsi un vicolo cieco o, peggio, un danno certo all’ambiente, ai cittadini tutti e allo Stato stesso, le cui risorse dovrebbero essere spese nel perseguire e nel difendere il bene comune (ambiente incluso).

 

Restiamo quindi vigili fino alla fine a difesa del territorio continuando a sostenere che le opere faraoniche spesso fanno più bene a certa politica che ai cittadini e che impegni di spesa di questa entità andrebbero rivolti, anche, alla messa in sicurezza della viabilità già esistente ormai degradata da anni di trascuratezza ed al ripristino della sicurezza idrogeologica del territorio che ormai da troppo tempo è stato dimenticato ed abbandonato.

Ci riferiamo alle strade statali, provinciali, e rurali, che lontane dall’essere in sicurezza, mettono in pericolo, ogni giorno chi le percorre ma che non sono mai attenzionate dalla politica, non rivestendo il goloso interesse dei grandi appalti.

 

Un’ultima amara annotazione sulla notizia di indagati nell’elenco dei Commissari proposti dal Governo, sentirsi rassicurati da queste decisioni è sempre più difficile.

 

Per ITALIA NOSTRA SEZIONE ETRURIA Marzia Marzoli – Presidente

Per il COMITATO 100% FARNESIANA 100% Marco Tosoni – Portavoce

Per il COMITATO PER IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ DI TARQUINIA Virginia Borgi, Nicola Buonaiuto – Portavoce

Per il COMITATO PER LA DIFESA DELLA VALLE DEL MIGNONE Bianca Stefancu – Portavoce

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17

Non basta dire Economia circolare per giustificare gli inceneritori

Gli approfondimenti giornalistici sugli inceneritori dovrebbero essere più equilibrati per essere credibili, non basta mettere al centro l’economia circolare, è necessario aggiungere il costo sanitario e sociale carico sanitario, quasi sempre sottaciuto. Le lettere dei cittadini di Tarquinia indirizzate alla Gabanelli in dataroom del 12 Gennaio 2020:

 LETTERA APERTA A DOTT.SSA GABANELLI

Gentile dott..ssa Gabanelli, ho sempre considerato il suo lavoro e le sue inchieste estremamente interessanti e credevo nella sua onestà intellettuale, per questo sono rimasta davvero basita e delusa da questa sua ultima inchiesta sugli inceneritori e sulla produzione di energia dai rifiuti, che è a dir poco parziale. Gli inceneritori vengono infatti presentati nel suo articolo in modo rassicurante, ecosostenibili, perfettamente integrati nel discorso dell’economia circolare tacendo sul grido di allarme che si sente da più parti a partire dall’ISDE (Società Italiana dei medici per l’Ambiente) sui rischi per salute e ambiente e che si possono evincere da tutta una serie di studi epidemiologici pubblicati proprio nel 2020 (Tai et al 2020: The health impacts of waste incineration: a systematic review. Domingo et al 2020.:Adverse health effects for populations living near waste incenerators with special attention to hazardous waste incenerators. A review of the scientific literature; Parkes et al 2020: Risk of congenital anomalies near municipal waste incinerators in England and Scotland: Retrospective population-based cohort study; traduzione:Tai et al 2020. LETTERA APERTA INVIATA A M. GABANELLI

All’attenzione della dott.ssa Milena Gabanelli.
Sono una lettrice e abbonata del Corriere della sera e fino a qualche anno fa seguivo con interesse il programma “Report”, di Milena Gabanelli.
Pur riconoscendo il diverso taglio di approfondimento giornalistico della rubrica digitale del programma di Dataroom, rimane lo sconcerto su alcuni temi.
Mi riferisco agli inceneritori e al suo “dataroom” del 12 Gennaio 2021.
https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/rifiuti-come-pagare-tari-piu-bassa-smaltirli-meglio-vantaggi-ambiente-differenziata-biometano-termovalorizzatori-gas-serra/3d34586c-54fb-11eb-89b9-d85a626b049f-va.shtmlhttps://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/rifiuti-come-pagare-tari-piu-bassa-smaltirli-meglio-vantaggi-ambiente-differenziata-biometano-termovalorizzatori-gas-serra/3d34586c-54fb-11eb-89b9-d85a626b049f-va.shtml

Vorrei infine segnalare il disappunto di tante persone che come me condividono una battaglia a Tarquinia contro il progetto di un impianto di incenerimento a cura della A2A Ambiente Spa, (in VIA presso la Regione Lazio) per aver minimizzato l’impatto di detti mega impianti sui territori, certificato ormai da molti studi scientifici.
Mi permetto di portare alla sua attenzione e a quella della redazione, che c’è un rovescio della medaglia, quello descritto dagli studi dei medici per l’ambiente (ISDE), dati scientifici, che dimostrano come gli inceneritori siano un costo troppo alto per i territori, in termini ambientali, sanitari e sociali.
Saremmo molto felici se volesse citare nelle sue ricostruzioni giornalistiche anche le pubblicazioni dei nostri medici, ISDE, sul tema dell’inquinamento e sugli impatti degli inceneritori.
Questo per esempio è il post del dott. Giovanni Ghirga, medico ISDE e pediatra presso l’ospedale di Civitavecchia, che vi pregherei di leggere:

 La sig.ra Gabanelli si ricorderà sicuramente la nostra battaglia contro la riconversione a Carbone di Civitavecchia, portata più volte in trasmissione al tempo di Report.
Come avrà visto, purtroppo nessuno ha fermato la riconversione a carbone di TVN a Civitavecchia e oggi soffriamo più di prima l’impatto di tanti impianti energetici, che pur bruciando combustibili fossili a norma di legge, peggiorano di giorno in giorno la qualità della vita degli abitanti del comprensorio.
In attesa di un riscontro, invio i saluti di tutta la città di Tarquinia.
Marzia Marzoli

nov
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Impianto di produzione di Biometano da F.O.R.S.U., in località Monna Felicita, nel Comune di Civitavecchia, Area Metropolitana Roma Capitale”, proposto dalla Soc. Ambyenta Lazio S.p.A

Se non fosse già grave la situazione ambientale a Civitavecchia, si potrebbe anche fare dell’ironia sulla scelta di proporre un impianto a Biometano da F.O.R.S.U a Civitavecchia in zona “Monna felicita”

Davvero una follia, pensare di aggiungere un impianto di produzione di Biometano da 100.000 T/a. nell’ area industriale e commerciale di Civitavecchia,

D’altronde è la stessa proponente a fornire , le prove dello sconcerto, di un megaimpianto incastrato tra capannoni e centri commerciali.

Dopo un attento sopralluogo, sparisce anche il minimo dubbio, in fazzoletto di terra, tutto non ci stà! Centrali elettriche, porto commerciale, scalo croceristico, deposito di carburanti, discarica, centri commerciali, area industriale. https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-094-2020/folder/125279895230

 
 

nov
21

Lettera aperta al Governo. Il Green Deal, le energie rinnovabili, i valori da promuovere

 

 

 

 

 

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Giuseppe Conte
Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare
Sergio Costa
Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo
Dario Franceschini
Al Ministro dello Sviluppo economico
Stefano Patuanelli
Roma, 19 novembre 2020
Lettera aperta al Governo. Il Green Deal, le energie rinnovabili, i valori da promuovere
Signor Presidente, Signori Ministri,
il Green Deal europeo è un’impresa di importanza capitale finalizzata a combattere il
riscaldamento globale causato dai cambiamenti climatici di origine antropica ed a porre in primo
piano, nelle politiche generali, la conservazione della biodiversità, l’uso saggio delle risorse naturali
e l’attenzione per il territorio.
E’ in questa ottica di sfida multipla “clima-natura-paesaggio” che l’ambizioso programma europeo
e i suoi recepimenti nazionali devono essere intesi ed attuati.
Le energie rinnovabili sono considerate dal Green Deal come strumento di primo piano per
affrontare la questione climatica e dare dunque risposta ad una parte degli obiettivi del
programma. Nondimeno, le politiche ampiamente deregolamentate poste a riferimento della
materia hanno determinato un forte impatto negativo sul territorio nazionale, in termini di

consumo di suolo agricolo, gravissimi danni paesaggistici, incidenza sugli habitat naturali e la
biodiversità, con il coinvolgimento di ampie aree del nostro Paese, il cui paesaggio è valore
costituzionalmente protetto e le cui ricchezze naturali sono annoverate tra le più importanti in
assoluto.
Il New Generation EU prevede, per i prossimi anni, incrementi molto significativi della produzione
e del numero degli impianti di energia rinnovabile ed un ulteriore sostegno finanziario alle energie
rinnovabili previste dal Green Deal. Ora, il combinato disposto di queste due misure, se lasciato
senza governo e slegato da rigorose limitazioni, rappresenta una situazione di palese
contraddizione, che per rispondere al problema climatico ed energetico finisce per penalizzare
gravemente i preziosi valori del paesaggio e della natura, cui corrispondono interessi vitali anche
per il turismo nazionale e l’economia delle aree interne.
Non è la strada giusta. Non è la strada che l’Italia deve percorrere. L’urgenza del momento, la
grandezza delle sfide che ci attendono chiamano tutti noi, governi e associazioni, politica e società
civile, scienza ed imprese, ad una più piena assunzione di responsabilità e a un necessario salto di
livello nella gestione della materia.
Per tutte queste ragioni, rivolgiamo Loro la richiesta di istituire un tavolo tecnico di
concertazione nazionale, per mezzo delle amministrazioni e degli uffici tecnici di competenza,
che finalmente definisca i termini della pianificazione degli impianti di energia rinnovabile
secondo standard di piena sostenibilità.
Un lavoro da svolgere con serietà e disponibilità e con il coinvolgimento delle maggiori
competenze nazionali, incluse quelle delle organizzazioni ambientaliste, così da arrivare a definire
la cornice entro la quale scrivere finalmente una storia diversa. La storia del vero Green Deal, la
storia della vera transizione energetica e ambientale, nel rispetto dei valori che contano.
Per le sorti del Paese e del Pianeta intero è un momento storico senza precedenti. Occorre, in
generale, un senso di responsabilità come forse mai accaduto. Le nostre associazioni sono a
disposizione, desiderose di contribuire e pronte a farlo.
In fiduciosa attesa,
I Presidenti
Stefano Allavena, ALTURA
Monica Tommasi, AMICI DELLA TERRA
Maria Rita Fiasco, ASSOTUSCANIA
Gianluigi Ciamarra, CNP
Vittorio Emiliani, COMITATO PER LA BELLEZZA
Carla Rocchi, ENPA
Ebe Giacometti, ITALIA NOSTRA
Aldo Verner, LIPU
Rosalba Giugni, MAREVIVO
Franco Tessadri, MOUNTAIN WILDERNESS
Rocco Chiriaco, MOVIMENTO AZZURRO
Mauro Furlani, PRO NATURA
Giorgio Aldo Salvatori, WILDERNESS ITALIA

https://www.italianostra.org/per-un-green-deal-pienamente-sostenibile/

 

ott
03

Eolico: A Tuscania il progetto di un impianto con aerogeneratori tra i più grandi del mondo le associazioni ambientaliste inviano le osservazioni alla VIA Nazionale

Rendering realistico dell’impianto

Le associazioni ambientaliste Nazionali presentano le osservazioni per il procedimento VIA relativo al progetto di centrale eolica “Parco eolico Tuscania” proposto dalla WPD S. Giuliano s.r.l. nelle località Mandra-Casaletto e San Giuliano, Comune di Tuscania (VT).

Le associazioni ambientaliste di Italia Nostra, Il Gruppo di Intervento Giuridico, La Lipu-Birdlife, Il Forum Ambientalista, gli Amici Della Terra,  Assotuscania, Altura, Mountain Wilderness, hanno presentato le osservazioni nei termini, per la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) di competenza nazionale (artt. 20 e ss. del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per rappresentare e difendere il territorio della Tuscia, stavolta, da un impianto eolico costituito da 16 aerogeneratori ognuno da 5.625 MW per complessivi 90 MW, da installare nel comune di Tuscania (VT) in località “Mandria Casaletto – San Giuliano”.

Proponente dell’iniziativa è la società denominata “WPD San Giuliano S.r.l.”, Le opere consistono in N.10 turbine in località “Mandria Casaletto” a nord del centro urbano di Tuscania, e N.6 turbine in località “San Giuliano” a sud del centro urbano di Tuscania, 16 aerogeneratori da 5,625 MW, per una potenza complessiva pari a 90 MW, un’altezza complessiva di 250 m, mentre la stazione di utenza è ubicata nel territorio di Arlena di Castro (VT) in località “Cioccatello”.

La prima e importante osservazione, è che l’area  interessata  dal  progetto  in  argomento  è  sostanzialmente  la  medesima  oggetto  del progetto di realizzazione di un “Impianto fotovoltaico a terra della potenza di circa 150 MWp connesso alla RTN”, da parte della DCS s.r.l., in località Pian di Vico, nel Comune di Tuscania, (VT), riguardo cui il Governo, con delibera dell’11 giugno 2020, a norma dell’articolo 14 quinquies della legge n. 241/1990 e s.m.i., ha deliberato di accogliere l’opposizione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo avverso il provvedimento della Regione Lazio, del 29 marzo 2019 di autorizzazione alla realizzazione dell’impianto, l’impatto dell’impianto in progetto sul contesto paesaggistico-ambientale e storico-culturale, parrebbe lo stesso.

Un’altra osservazione riguarda gli Incentivi statali che sono smisurati a fronte di un contributo irrisorio, rispetto ai consumi totali di energia finali del Paese l’apporto elettrico (intermittente) dell’eolico è stato, nel 2018, dell’1,3%. Una percentuale irrisoria a fronte dell’immane aggressione territoriale perpetrata in meno di venti anni, con molte migliaia di gigantesche torri che mortificano i paesaggi e la loro storia e danneggiano gravemente uccelli e biodiversità.

In particolare, si contestano i dati riportati dalla proponente dove viene stimata una produzione annuale dell’impianto industriale eolico di Tuscania di 324.211,8 MWh/anno che si ricava dalle ore equivalenti stimate. Riteniamo che il dato non sia realistico considerare una ventosità sopra i 6m/s.

Infatti dai documenti del GSE il valore medio sta intorno alle 1900 ore. Riteniamo che il valore 3.602 ore sia non veritiero. In Italia non esiste un impianto con 3600 ore all’anno equivalenti neanche nei siti più ventosi che non sono certo Tuscania.

Il progetto è inoltre in contrasto con il Piano Energetico Regionale (PER) del Lazio, che non prevede la realizzazione di impianti eolici di grandi dimensioni.

Il progetto non tiene in giusto conto, il rischio di impatto archeologico, nell’analisi del rischio di impatto archeologico, le attività di ricognizione archeologica sono state svolte in periodo sfavorevole all’individuazione di presenza archeologica, proprio nel periodo di massima presenza di colture cerealicole nell’area.

Lo studio faunistico, invece, non tiene conto del fatto che il progetto prevede la realizzazione di 16 aerogeneratori di potenza nominale pari a 5,625 MW, per complessivi 90 MW, mentre nei territori limitrofi (a 1-2 chilometri di distanza) sono presenti altri impianti per complessivi 30 aerogeneratori (cui si andranno a sommare i 16 di progetto).

Le turbine del progetto hanno un diametro di 170 m, per un’altezza complessiva di 250 m, si tratta pertanto delle turbine onshore fra le più grandi al mondo.

Manca un monitoraggio faunistico approfondito, poiché si è infatti basato solo su informazioni bibliografiche sui dati pubblicati on-line dalla Regione Lazio, che sono limitati alla presenza di specie, mentre mancano informazioni sulla consistenza delle popolazioni e sulle specie di uccelli migratori.

Le incidenze negative sulla popolazione di albanella minore sono pesantemente sottostimate. L’impianto di progetto verrebbe realizzato all’interno di un’area di rilevanza nazionale per la conservazione dell’albanella minore (Circus pygargus), specie di interesse comunitario.

L’impatto negativo sui chirotteri non è adeguatamente valutato. Assieme all’avifauna, i chirotteri sono il gruppo tassonomico che subisce maggiormente gli impatti dovuti agli impianti eolici.

Inoltre non è valutato il possibile impatto sugli uccelli in migrazione o in spostamento tra i siti di nidificazione e quelli di alimentazione.

Si sottolinea che i possibili impatti sono valutati sulla base di dati bibliografici di studi effettuati su turbine di dimensioni molto minori, mentre il progetto prevede l’istallazione di aerogeneratori onshore tra i più grandi al mondo, condizione che rende molto difficile evitare la collisione per uccelli e chirotteri.

Infine, non è stato realizzato alcuno Studio di incidenza nonostante fosse necessario.

Nello studio manca, soprattutto, la valutazione degli impatti cumulativi dell’impianto eolico.

Le Associazioni scriventi intendono, inoltre, contestare in blocco le affermazioni contenute nello studio di impatto ambientale, secondo le quali gli aerogeneratori progettati non interessano le aree ed i beni di notevole interesse culturale nonché gli immobili e le aree dichiarati di notevole interesse pubblico, mentre le zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi anche in termini di notorietà internazionale di attrattiva turistica e situate in prossimità di parchi archeologici e nelle aree contermini ad emergenze di particolare interesse culturale, storico e/o religioso.

Si evidenzia l’incompatibilità con il paesaggio della Tuscia, difatti le proposte come quella in oggetto quindi, pur nel rispetto della legittima attività imprenditoriale, sono da rigettare come intrinsecamente incompatibili con la natura, la storia e la cultura del territorio della Tuscia e – specificatamente – con l’area dell’alta Tuscia ( la cui straordinaria e suggestiva bellezza è attestata da copiosa documentazione, un’area che ha già “pagato il suo prezzo” con la deleteria installazione di un grande impianto eolico  localizzato proprio nel contiguo territorio di Piansano, affacciato sulle gole tufacee, ricche di testimonianze della antica civiltà etrusca. L’effetto cumulativo dovuto alla copresenza dei due impianti sarebbe indubbiamente ancora più devastante e sancirebbe la drammatica inadeguatezza culturale delle amministrazioni coinvolte. La provincia di Viterbo ha già ampiamente raggiunto la sua quota di produzione di energia da fonti rinnovabili e convenzionali.

Per tutte le suddette e ben documentate ragioni le associazioni si oppongono all’ ennesimo assalto al territorio, pur convinti del largo credito di cui dovrebbero godere le produzioni rinnovabili, spesso purtroppo perseguite in modo scriteriato e distorto, con l’auspicio che la pianificazione di settore si evolva rapidamente verso un modello decentrato di produzione dell’energia, più integrato nel contesto ambientale, paesaggistico, sociale ed economico delle nostre realtà e più vicino alle tradizioni ed ai bisogni della comunità di riferimento.

OSSERVAZIONI TUSCIA_EOLICO 30 settembre firmate.copia inviata

ott
02

Inceneritore: pareri negativi dalla Regione Lazio

Mentre la A2A Ambiente Spa si prende 180 giorni di tempo per rispondere alle osservazioni pervenute in fase di CDS, più precisamente in occasione della seduta del 30 Giugno, la Regione Lazio pubblica i pareri pervenuti nel frattempo, che dopo un’attenta lettura si configurano come un vero e proprio parere negativo della Regione Lazio.

1. L’area urbanistica precisa

 

2. Area Valutazione Incidenza e Risorse Forestali esprime il parere negativo

3. L’autorità di bacino esprime parere negativo

https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-051-2019/folder/79530412687

Area Urbanistica, Copianificazione e Program. Neg. 3.7.2020

Provincia di Viterbo 30.6.2020

Area Valutazione Incidenza e Risorse Forestali 30.6.2020

09 RdFB-Trib_superiore acque_Allegato1NotaRegionePagamento_sentenza_202

lug
28

Inceneritore: A2A Ambiente Spa chiede tempo alla Regione Lazio

 

Il 30 Giugno si è tenuta la 1° Conferenza di servizio, dove sono intervenute le amministrazioni invitate e tutti i firmatari delle osservazioni, che hanno messo più volte in difficoltà i relatori della A2A, dopo 10 giorni, il colpo di scena, con una nota chiedono 180 giorni per rispondere alle osservazioni in sede di conferenza dei servizi. https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-051-2019

 

A2A Ambiente Spa 2020.07.10_richiesta_chiarimenti_per_integrazioni.pdf.07.10_richiesta_chiarimenti_per_integrazioni

La sorpresa è stata che la Regione Lazio le ha concesso 180 giorni di tempo per rispondere, senza tener conto dei tempi stringenti della CDS.

Regione Lazio- Riscontro nota del 24.07.2020

Il Comune di Tarquinia tramite l ‘avvocato ha espresso la sua contrarietà alla decisione della Regione Lazio.

167748 nota comune doi Tarquinia

lug
16

Il ricorso delle associazioni e dei comitati, ha salvato la Valle del Mignone!


Il ricorso delle associazioni e dei comitati, ha salvato la Valle del Mignone!

La corte di giustizia EU ha chiarito che il tracciato verde non è l’unico tracciato possibile.

Con grande soddisfazione accogliamo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la quale si è statuito che l’art. 6 della Direttiva Habitat “dev’essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che consente la prosecuzione, per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, della procedura di autorizzazione di un piano o di un progetto la cui incidenza su una zona speciale di conservazione non possa essere mitigata e sul quale l’autorità pubblica competente abbia già espresso parere negativo, a meno che non esista una soluzione alternativa che comporta minori inconvenienti per l’integrità della zona interessata, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare”.

La Corte di Giustizia Europea ha risposto ai quesiti richiesti il 24 gennaio 2019 dal TAR del Lazio che ha emesso l’ordinanza n. 908/2019, nella quale chiedeva alla Corte Europea di esprimersi sugli aspetti del provvedimento di compatibilità ambientale approvato forzatamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito al tracciato Verde per il completamento della SS 675.

Sentenza Corte di Giustizia del 16.07.2020

lug
02

Inceneritore: La prima conferenza dei servizi registra il primo parere negativo della Regione Lazio sullo studio di incidenza.

Il 30 Giugno si è svolta la prima seduta della conferenza dei servizi per la VIA (valutazione di impatto ambientale) dell’inceneritore della A2A che registra per ora importanti dinieghi da parte della Regione Lazio.

Il lavoro svolto nell’ultimo anno dai cittadini di Tarquinia e dai comitati per il contrasto al progetto del megainceneritore proposto dalla società A2A Ambiente Spa al confine del territorio tra Tarquinia e Civitavecchia, ha oggi visto un suo primo riscontro formale nella apertura della prima seduta della conferenza dei servizi per il procedimento di valutazione ambientale che si è svolto in modalità remota mediante teleconferenza.

Come si ricorderà erano stati numerosi i cittadini che avevano partecipato all’elaborazione delle osservazioni di contrarietà al progetto, tanto che erano state tutte raccolte in un volume dal Comune di Tarquinia.

Nella seduta di apertura era prevista un’audizione da parte di tutti i firmatari delle osservazioni, associazioni ambientaliste nazionali, comitati e cittadini, che hanno ribadito le ragioni della contrarietà e ne hanno introdotte di nuove, come il dott. Giovanni Ghirga che ha evidenziato gli ultimi studi scientifici internazionali prodotti che vedono un aumento di incidenza di mortalità per COVID 19 direttamente correlato all’aumentare dei carichi di inquinanti atmosferici.

Italia Nostra onlus ha ribadito l’importanza dell’informazione e della trasparenza della conferenza dei servizi con particolare riferimento al verbale che sarà prodotto, per informare al meglio la cittadinanza che è ancora molto preoccupata dell’ipotesi di vedere realizzato un progetto che prevede un’industria insalubre di 1° classe in un’area idrogeologicamente e urbanisticamente fragile.

Il Comune di Tarquinia ha rafforzato il parere negativo al progetto, sul profilo sanitario e urbanistico e, lasciando la parola all’avvocato delegato a rappresentarne l’opposizione ha sottolineato tutte le criticità, non ultima quella che riguarda il piano dei rifiuti regionale che non prevede la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento.

Tra gli altri pareri negativi si è registrato quello del Comune Civitavecchia e, proprio in coda alla seduta è stata annunciata dai rappresentanti della Direzione Regionale politiche ambientali e ciclo dei rifiuti l’importante parere negativo sulla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) – accogliendo così alcune criticità già sollevate in sede di osservazioni – che verrà ricompreso all’interno del parere unico della Regione Lazio.

In un clima di perenne vigilanza si continueranno a seguire i lavori senza mai abbassare la guardia fino all’archiviazione del progetto.

 

Per ITALIA NOSTRA SEZIONE ETRURIA Marzia Marzoli – Presidente

 

Per il COMITATO FARNESIANA 100% Marco Tosoni – Portavoce

 

Per il COMITATO PER IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ DI TARQUINIA Nicola Buonaiuto – Portavoce

 

Per il COMITATO PER LA DIFESA DELLA VALLE DEL MIGNONE Bianca Stefancu – Portavoce

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