nov
24

Impianto di produzione di Biometano da F.O.R.S.U., in località Monna Felicita, nel Comune di Civitavecchia, Area Metropolitana Roma Capitale”, proposto dalla Soc. Ambyenta Lazio S.p.A

Se non fosse già grave la situazione ambientale a Civitavecchia, si potrebbe anche fare dell’ironia sulla scelta di proporre un impianto a Biometano da F.O.R.S.U a Civitavecchia in zona “Monna felicita”

Davvero una follia, pensare di aggiungere un impianto di produzione di Biometano da 100.000 T/a. nell’ area industriale e commerciale di Civitavecchia,

D’altronde è la stessa proponente a fornire , le prove dello sconcerto, di un megaimpianto incastrato tra capannoni e centri commerciali.

Dopo un attento sopralluogo, sparisce anche il minimo dubbio, in fazzoletto di terra, tutto non ci stà! Centrali elettriche, porto commerciale, scalo croceristico, deposito di carburanti, discarica, centri commerciali, area industriale. https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-094-2020/folder/125279895230

 
 

nov
21

Lettera aperta al Governo. Il Green Deal, le energie rinnovabili, i valori da promuovere

 

 

 

 

 

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Giuseppe Conte
Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare
Sergio Costa
Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo
Dario Franceschini
Al Ministro dello Sviluppo economico
Stefano Patuanelli
Roma, 19 novembre 2020
Lettera aperta al Governo. Il Green Deal, le energie rinnovabili, i valori da promuovere
Signor Presidente, Signori Ministri,
il Green Deal europeo è un’impresa di importanza capitale finalizzata a combattere il
riscaldamento globale causato dai cambiamenti climatici di origine antropica ed a porre in primo
piano, nelle politiche generali, la conservazione della biodiversità, l’uso saggio delle risorse naturali
e l’attenzione per il territorio.
E’ in questa ottica di sfida multipla “clima-natura-paesaggio” che l’ambizioso programma europeo
e i suoi recepimenti nazionali devono essere intesi ed attuati.
Le energie rinnovabili sono considerate dal Green Deal come strumento di primo piano per
affrontare la questione climatica e dare dunque risposta ad una parte degli obiettivi del
programma. Nondimeno, le politiche ampiamente deregolamentate poste a riferimento della
materia hanno determinato un forte impatto negativo sul territorio nazionale, in termini di

consumo di suolo agricolo, gravissimi danni paesaggistici, incidenza sugli habitat naturali e la
biodiversità, con il coinvolgimento di ampie aree del nostro Paese, il cui paesaggio è valore
costituzionalmente protetto e le cui ricchezze naturali sono annoverate tra le più importanti in
assoluto.
Il New Generation EU prevede, per i prossimi anni, incrementi molto significativi della produzione
e del numero degli impianti di energia rinnovabile ed un ulteriore sostegno finanziario alle energie
rinnovabili previste dal Green Deal. Ora, il combinato disposto di queste due misure, se lasciato
senza governo e slegato da rigorose limitazioni, rappresenta una situazione di palese
contraddizione, che per rispondere al problema climatico ed energetico finisce per penalizzare
gravemente i preziosi valori del paesaggio e della natura, cui corrispondono interessi vitali anche
per il turismo nazionale e l’economia delle aree interne.
Non è la strada giusta. Non è la strada che l’Italia deve percorrere. L’urgenza del momento, la
grandezza delle sfide che ci attendono chiamano tutti noi, governi e associazioni, politica e società
civile, scienza ed imprese, ad una più piena assunzione di responsabilità e a un necessario salto di
livello nella gestione della materia.
Per tutte queste ragioni, rivolgiamo Loro la richiesta di istituire un tavolo tecnico di
concertazione nazionale, per mezzo delle amministrazioni e degli uffici tecnici di competenza,
che finalmente definisca i termini della pianificazione degli impianti di energia rinnovabile
secondo standard di piena sostenibilità.
Un lavoro da svolgere con serietà e disponibilità e con il coinvolgimento delle maggiori
competenze nazionali, incluse quelle delle organizzazioni ambientaliste, così da arrivare a definire
la cornice entro la quale scrivere finalmente una storia diversa. La storia del vero Green Deal, la
storia della vera transizione energetica e ambientale, nel rispetto dei valori che contano.
Per le sorti del Paese e del Pianeta intero è un momento storico senza precedenti. Occorre, in
generale, un senso di responsabilità come forse mai accaduto. Le nostre associazioni sono a
disposizione, desiderose di contribuire e pronte a farlo.
In fiduciosa attesa,
I Presidenti
Stefano Allavena, ALTURA
Monica Tommasi, AMICI DELLA TERRA
Maria Rita Fiasco, ASSOTUSCANIA
Gianluigi Ciamarra, CNP
Vittorio Emiliani, COMITATO PER LA BELLEZZA
Carla Rocchi, ENPA
Ebe Giacometti, ITALIA NOSTRA
Aldo Verner, LIPU
Rosalba Giugni, MAREVIVO
Franco Tessadri, MOUNTAIN WILDERNESS
Rocco Chiriaco, MOVIMENTO AZZURRO
Mauro Furlani, PRO NATURA
Giorgio Aldo Salvatori, WILDERNESS ITALIA

https://www.italianostra.org/per-un-green-deal-pienamente-sostenibile/

 

ott
03

Eolico: A Tuscania il progetto di un impianto con aerogeneratori tra i più grandi del mondo le associazioni ambientaliste inviano le osservazioni alla VIA Nazionale

Rendering realistico dell’impianto

Le associazioni ambientaliste Nazionali presentano le osservazioni per il procedimento VIA relativo al progetto di centrale eolica “Parco eolico Tuscania” proposto dalla WPD S. Giuliano s.r.l. nelle località Mandra-Casaletto e San Giuliano, Comune di Tuscania (VT).

Le associazioni ambientaliste di Italia Nostra, Il Gruppo di Intervento Giuridico, La Lipu-Birdlife, Il Forum Ambientalista, gli Amici Della Terra,  Assotuscania, Altura, Mountain Wilderness, hanno presentato le osservazioni nei termini, per la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) di competenza nazionale (artt. 20 e ss. del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per rappresentare e difendere il territorio della Tuscia, stavolta, da un impianto eolico costituito da 16 aerogeneratori ognuno da 5.625 MW per complessivi 90 MW, da installare nel comune di Tuscania (VT) in località “Mandria Casaletto – San Giuliano”.

Proponente dell’iniziativa è la società denominata “WPD San Giuliano S.r.l.”, Le opere consistono in N.10 turbine in località “Mandria Casaletto” a nord del centro urbano di Tuscania, e N.6 turbine in località “San Giuliano” a sud del centro urbano di Tuscania, 16 aerogeneratori da 5,625 MW, per una potenza complessiva pari a 90 MW, un’altezza complessiva di 250 m, mentre la stazione di utenza è ubicata nel territorio di Arlena di Castro (VT) in località “Cioccatello”.

La prima e importante osservazione, è che l’area  interessata  dal  progetto  in  argomento  è  sostanzialmente  la  medesima  oggetto  del progetto di realizzazione di un “Impianto fotovoltaico a terra della potenza di circa 150 MWp connesso alla RTN”, da parte della DCS s.r.l., in località Pian di Vico, nel Comune di Tuscania, (VT), riguardo cui il Governo, con delibera dell’11 giugno 2020, a norma dell’articolo 14 quinquies della legge n. 241/1990 e s.m.i., ha deliberato di accogliere l’opposizione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo avverso il provvedimento della Regione Lazio, del 29 marzo 2019 di autorizzazione alla realizzazione dell’impianto, l’impatto dell’impianto in progetto sul contesto paesaggistico-ambientale e storico-culturale, parrebbe lo stesso.

Un’altra osservazione riguarda gli Incentivi statali che sono smisurati a fronte di un contributo irrisorio, rispetto ai consumi totali di energia finali del Paese l’apporto elettrico (intermittente) dell’eolico è stato, nel 2018, dell’1,3%. Una percentuale irrisoria a fronte dell’immane aggressione territoriale perpetrata in meno di venti anni, con molte migliaia di gigantesche torri che mortificano i paesaggi e la loro storia e danneggiano gravemente uccelli e biodiversità.

In particolare, si contestano i dati riportati dalla proponente dove viene stimata una produzione annuale dell’impianto industriale eolico di Tuscania di 324.211,8 MWh/anno che si ricava dalle ore equivalenti stimate. Riteniamo che il dato non sia realistico considerare una ventosità sopra i 6m/s.

Infatti dai documenti del GSE il valore medio sta intorno alle 1900 ore. Riteniamo che il valore 3.602 ore sia non veritiero. In Italia non esiste un impianto con 3600 ore all’anno equivalenti neanche nei siti più ventosi che non sono certo Tuscania.

Il progetto è inoltre in contrasto con il Piano Energetico Regionale (PER) del Lazio, che non prevede la realizzazione di impianti eolici di grandi dimensioni.

Il progetto non tiene in giusto conto, il rischio di impatto archeologico, nell’analisi del rischio di impatto archeologico, le attività di ricognizione archeologica sono state svolte in periodo sfavorevole all’individuazione di presenza archeologica, proprio nel periodo di massima presenza di colture cerealicole nell’area.

Lo studio faunistico, invece, non tiene conto del fatto che il progetto prevede la realizzazione di 16 aerogeneratori di potenza nominale pari a 5,625 MW, per complessivi 90 MW, mentre nei territori limitrofi (a 1-2 chilometri di distanza) sono presenti altri impianti per complessivi 30 aerogeneratori (cui si andranno a sommare i 16 di progetto).

Le turbine del progetto hanno un diametro di 170 m, per un’altezza complessiva di 250 m, si tratta pertanto delle turbine onshore fra le più grandi al mondo.

Manca un monitoraggio faunistico approfondito, poiché si è infatti basato solo su informazioni bibliografiche sui dati pubblicati on-line dalla Regione Lazio, che sono limitati alla presenza di specie, mentre mancano informazioni sulla consistenza delle popolazioni e sulle specie di uccelli migratori.

Le incidenze negative sulla popolazione di albanella minore sono pesantemente sottostimate. L’impianto di progetto verrebbe realizzato all’interno di un’area di rilevanza nazionale per la conservazione dell’albanella minore (Circus pygargus), specie di interesse comunitario.

L’impatto negativo sui chirotteri non è adeguatamente valutato. Assieme all’avifauna, i chirotteri sono il gruppo tassonomico che subisce maggiormente gli impatti dovuti agli impianti eolici.

Inoltre non è valutato il possibile impatto sugli uccelli in migrazione o in spostamento tra i siti di nidificazione e quelli di alimentazione.

Si sottolinea che i possibili impatti sono valutati sulla base di dati bibliografici di studi effettuati su turbine di dimensioni molto minori, mentre il progetto prevede l’istallazione di aerogeneratori onshore tra i più grandi al mondo, condizione che rende molto difficile evitare la collisione per uccelli e chirotteri.

Infine, non è stato realizzato alcuno Studio di incidenza nonostante fosse necessario.

Nello studio manca, soprattutto, la valutazione degli impatti cumulativi dell’impianto eolico.

Le Associazioni scriventi intendono, inoltre, contestare in blocco le affermazioni contenute nello studio di impatto ambientale, secondo le quali gli aerogeneratori progettati non interessano le aree ed i beni di notevole interesse culturale nonché gli immobili e le aree dichiarati di notevole interesse pubblico, mentre le zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi anche in termini di notorietà internazionale di attrattiva turistica e situate in prossimità di parchi archeologici e nelle aree contermini ad emergenze di particolare interesse culturale, storico e/o religioso.

Si evidenzia l’incompatibilità con il paesaggio della Tuscia, difatti le proposte come quella in oggetto quindi, pur nel rispetto della legittima attività imprenditoriale, sono da rigettare come intrinsecamente incompatibili con la natura, la storia e la cultura del territorio della Tuscia e – specificatamente – con l’area dell’alta Tuscia ( la cui straordinaria e suggestiva bellezza è attestata da copiosa documentazione, un’area che ha già “pagato il suo prezzo” con la deleteria installazione di un grande impianto eolico  localizzato proprio nel contiguo territorio di Piansano, affacciato sulle gole tufacee, ricche di testimonianze della antica civiltà etrusca. L’effetto cumulativo dovuto alla copresenza dei due impianti sarebbe indubbiamente ancora più devastante e sancirebbe la drammatica inadeguatezza culturale delle amministrazioni coinvolte. La provincia di Viterbo ha già ampiamente raggiunto la sua quota di produzione di energia da fonti rinnovabili e convenzionali.

Per tutte le suddette e ben documentate ragioni le associazioni si oppongono all’ ennesimo assalto al territorio, pur convinti del largo credito di cui dovrebbero godere le produzioni rinnovabili, spesso purtroppo perseguite in modo scriteriato e distorto, con l’auspicio che la pianificazione di settore si evolva rapidamente verso un modello decentrato di produzione dell’energia, più integrato nel contesto ambientale, paesaggistico, sociale ed economico delle nostre realtà e più vicino alle tradizioni ed ai bisogni della comunità di riferimento.

OSSERVAZIONI TUSCIA_EOLICO 30 settembre firmate.copia inviata

ott
02

Inceneritore: pareri negativi dalla Regione Lazio

Mentre la A2A Ambiente Spa si prende 180 giorni di tempo per rispondere alle osservazioni pervenute in fase di CDS, più precisamente in occasione della seduta del 30 Giugno, la Regione Lazio pubblica i pareri pervenuti nel frattempo, che dopo un’attenta lettura si configurano come un vero e proprio parere negativo della Regione Lazio.

1. L’area urbanistica precisa

 

2. Area Valutazione Incidenza e Risorse Forestali esprime il parere negativo

3. L’autorità di bacino esprime parere negativo

https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-051-2019/folder/79530412687

Area Urbanistica, Copianificazione e Program. Neg. 3.7.2020

Provincia di Viterbo 30.6.2020

Area Valutazione Incidenza e Risorse Forestali 30.6.2020

09 RdFB-Trib_superiore acque_Allegato1NotaRegionePagamento_sentenza_202

lug
28

Inceneritore: A2A Ambiente Spa chiede tempo alla Regione Lazio

 

Il 30 Giugno si è tenuta la 1° Conferenza di servizio, dove sono intervenute le amministrazioni invitate e tutti i firmatari delle osservazioni, che hanno messo più volte in difficoltà i relatori della A2A, dopo 10 giorni, il colpo di scena, con una nota chiedono 180 giorni per rispondere alle osservazioni in sede di conferenza dei servizi. https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-051-2019

 

A2A Ambiente Spa 2020.07.10_richiesta_chiarimenti_per_integrazioni.pdf.07.10_richiesta_chiarimenti_per_integrazioni

La sorpresa è stata che la Regione Lazio le ha concesso 180 giorni di tempo per rispondere, senza tener conto dei tempi stringenti della CDS.

Regione Lazio- Riscontro nota del 24.07.2020

Il Comune di Tarquinia tramite l ‘avvocato ha espresso la sua contrarietà alla decisione della Regione Lazio.

167748 nota comune doi Tarquinia

lug
16

Il ricorso delle associazioni e dei comitati, ha salvato la Valle del Mignone!


Il ricorso delle associazioni e dei comitati, ha salvato la Valle del Mignone!

La corte di giustizia EU ha chiarito che il tracciato verde non è l’unico tracciato possibile.

Con grande soddisfazione accogliamo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea con la quale si è statuito che l’art. 6 della Direttiva Habitat “dev’essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che consente la prosecuzione, per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, della procedura di autorizzazione di un piano o di un progetto la cui incidenza su una zona speciale di conservazione non possa essere mitigata e sul quale l’autorità pubblica competente abbia già espresso parere negativo, a meno che non esista una soluzione alternativa che comporta minori inconvenienti per l’integrità della zona interessata, circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare”.

La Corte di Giustizia Europea ha risposto ai quesiti richiesti il 24 gennaio 2019 dal TAR del Lazio che ha emesso l’ordinanza n. 908/2019, nella quale chiedeva alla Corte Europea di esprimersi sugli aspetti del provvedimento di compatibilità ambientale approvato forzatamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in merito al tracciato Verde per il completamento della SS 675.

Sentenza Corte di Giustizia del 16.07.2020

lug
02

Inceneritore: La prima conferenza dei servizi registra il primo parere negativo della Regione Lazio sullo studio di incidenza.

Il 30 Giugno si è svolta la prima seduta della conferenza dei servizi per la VIA (valutazione di impatto ambientale) dell’inceneritore della A2A che registra per ora importanti dinieghi da parte della Regione Lazio.

Il lavoro svolto nell’ultimo anno dai cittadini di Tarquinia e dai comitati per il contrasto al progetto del megainceneritore proposto dalla società A2A Ambiente Spa al confine del territorio tra Tarquinia e Civitavecchia, ha oggi visto un suo primo riscontro formale nella apertura della prima seduta della conferenza dei servizi per il procedimento di valutazione ambientale che si è svolto in modalità remota mediante teleconferenza.

Come si ricorderà erano stati numerosi i cittadini che avevano partecipato all’elaborazione delle osservazioni di contrarietà al progetto, tanto che erano state tutte raccolte in un volume dal Comune di Tarquinia.

Nella seduta di apertura era prevista un’audizione da parte di tutti i firmatari delle osservazioni, associazioni ambientaliste nazionali, comitati e cittadini, che hanno ribadito le ragioni della contrarietà e ne hanno introdotte di nuove, come il dott. Giovanni Ghirga che ha evidenziato gli ultimi studi scientifici internazionali prodotti che vedono un aumento di incidenza di mortalità per COVID 19 direttamente correlato all’aumentare dei carichi di inquinanti atmosferici.

Italia Nostra onlus ha ribadito l’importanza dell’informazione e della trasparenza della conferenza dei servizi con particolare riferimento al verbale che sarà prodotto, per informare al meglio la cittadinanza che è ancora molto preoccupata dell’ipotesi di vedere realizzato un progetto che prevede un’industria insalubre di 1° classe in un’area idrogeologicamente e urbanisticamente fragile.

Il Comune di Tarquinia ha rafforzato il parere negativo al progetto, sul profilo sanitario e urbanistico e, lasciando la parola all’avvocato delegato a rappresentarne l’opposizione ha sottolineato tutte le criticità, non ultima quella che riguarda il piano dei rifiuti regionale che non prevede la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento.

Tra gli altri pareri negativi si è registrato quello del Comune Civitavecchia e, proprio in coda alla seduta è stata annunciata dai rappresentanti della Direzione Regionale politiche ambientali e ciclo dei rifiuti l’importante parere negativo sulla procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) – accogliendo così alcune criticità già sollevate in sede di osservazioni – che verrà ricompreso all’interno del parere unico della Regione Lazio.

In un clima di perenne vigilanza si continueranno a seguire i lavori senza mai abbassare la guardia fino all’archiviazione del progetto.

 

Per ITALIA NOSTRA SEZIONE ETRURIA Marzia Marzoli – Presidente

 

Per il COMITATO FARNESIANA 100% Marco Tosoni – Portavoce

 

Per il COMITATO PER IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ DI TARQUINIA Nicola Buonaiuto – Portavoce

 

Per il COMITATO PER LA DIFESA DELLA VALLE DEL MIGNONE Bianca Stefancu – Portavoce

giu
30

INCENERITORE : 1°SEDUTA CONFERENZA DEI SERVIZI – 30 GIUGNO 2020

La storia dell’inceneritore in località Pian D’Organo – Pian dei Cipressi si era fermata con l’emergenza Covid 19, esattamente con la nota prot.n. 0193965 del 04.03.2020, con la quale si rimandava la 1° conferenza dei servizi.

Infatti a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, e per effetto dell’art. 103 c. 1 del Decreto Legge n. 18 del 17/03/2020 e dell’art. 37 del Decreto Legge n. 23 del 8 aprile 2020, i procedimenti amministrativi sono stati sospesi per il periodo che intercorre dal 23 febbraio 2020 al 15 maggio 2020.

Successivamente gli uffici, al fine di dare seguito ai procedimenti di V.I.A. hanno attivato una stanza virtuale per le conferenze dei servizi e che permette la presenza fino a 50 utenti, denominata “ASS urbanistica rifiuti casa”. Così è stata convocata per il giorno 30.6.2020 alle ore 15:00, la prima seduta della conferenza di servizi come previsto dall’art. 27-bis, c. 7 del D.Lgs. 152/2006.

La conferenza è convocata in modalità sincrona ai sensi dell’art.14-ter della legge 241/1990 con modalità da remoto e si è svolta come previsto, sulla piattaforma virtuale della Regione Lazio.

Tutta la documentazione relativa al procedimento in oggetto è disponibile in formato digitale al
seguente link:
https://regionelazio.box.com/v/VIA-051-2019

La conferenza è finalizzata all’acquisizione dei pareri e/o provvedimenti di tutte le Amministrazioni competenti o comunque potenzialmente interessate per il rilascio del provvedimento di VIA e dei titoli abilitativi necessari alla realizzazione e all’esercizio del progetto richiesti dal proponente.

CONVOCAZIONE CONFERENZA DEI SERVIZI. INCENERITORE

 

 

apr
26

Nicola Caracciolo lascia il vuoto che lasciano i grandi uomini

https://youtu.be/saCyZKNysU4

 

Nicola Caracciolo lascia il vuoto che lasciano i grandi uomini.

 

Nicola Caracciolo è stato il nostro mentore, esempio di coerenza e di raffinata intelligenza che sarà difficile dimenticare.

Quasi impossibile scrivere di lui qualcosa, che non sia già stato scritto durante la sua lunghissima vita di giornalista e di ambientalista indomito.

La verità è che ci ha lasciato un’importante eredità legata a esempi di grande integrità morale, a battaglie ambientaliste combattute in punta di fioretto, ricordi legati a doppio filo con la storia di Italia Nostra.

Nicola Caracciolo era stato nominato presidente onorario di Italia Nostra da poco, ma per tutti noi era comunque “Il Presidente”, riconoscimento morale per le tantissime battaglie combattute anche in prima linea, per la salvaguardia del territorio dagli attacchi imminenti di impianti nocivi.

Aveva un concetto chiarissimo dell’onestà e della buona politica, di quella che mancava tutte le volte che nascevano delle vertenze, purtroppo numerose su tutto il territorio Italiano.

Più di tutti però non riusciva a smettere di lottare per la sua Maremma, la Nostra Maremma, la terra che lui sentiva sua, fragile, da dover difendere a tutti i costi, come ha fatto per tutta la vita.

Ripeteva, con voce sofferta, quanto la politica fosse lontana dal buonsenso, quella politica che prendeva decisioni che, a suo dire, potevano essere lette in due modi, “una provocazione oppure uno sciagurato errore”.

Sosteneva, che nei confronti della Maremma la politica aveva un debole per le iniziative distruttive, come la realizzazione della centrale Nucleare che ha combattuto in prima linea, “vincendo”, come puntualmente ricordava sempre alla fine dei suoi articolati discorsi pubblici:

“Noi vinceremo anche questa battaglia come abbiamo vinto quella sul nucleare”, una certezza che vedeva nel futuro e che gli ha dato ragione, tanto che ha avuto la fortuna di vincere per ben due volte sul no al nucleare.

Chiunque ha avuto la fortuna di conoscerlo lo stimava e riconosceva la sua grandezza di uomo colto e coerente, che non si piegava davanti alla politica, che la sapeva sfidare sui temi, sulle scelte che coinvolgevano la salvaguardia dei territori.

L’abbiamo visto in prima linea sul Biogas, sui mega impianti di Eolico e di fotovoltaico che giudicava sciagurati. Non riusciva a giustificare le scelte sbagliate di chi li proponeva su paesaggi illustri e non sui tetti dei capannoni industriali.

Giudicava un danno irreparabile qualsiasi progetto che mettesse in discussione l’integrità del paesaggio, riflesso della nostra sensibilità.

Ma su tutte le sciagure ve ne era una che proprio lo indignava, l’autostrada Tirrenica, quella grande opera che ha avuto l’onore di osteggiare per ben 40 anni e che grazie a lui non è stata realizzata: la cementificazione di ettari di territorio e la sottrazione di una strada pubblica, la SS 1 Aurelia, a favore di una società privata che sulla stessa fa pagare un pedaggio, una follia!

Nutriva grandi dubbi sulle grandi opere e sui grandi istituti bancari, poi investiti da scandali e bancarotta.

Nicola Caracciolo non si accontentava di predicare da un pulpito, amava scendere in campo, provocare incontri e audizioni, fino ai piani alti, convinto sempre di trovarvi alla fine il buonsenso, e quando non lo trovava radunava tutti e incitava a manifestare, centinaia di manifestazioni a cui partecipava con entusiasmo e grinta.

Lo vogliamo ricordare con il suo sorriso, con la sua forza d’animo. Un ambientalista mai rassegnato, per noi un gigante portatore di antichi valori, il cui ricordo ci accompagnerà sempre, nella vita e nelle battaglie in difesa di quel territorio che lui non ha mai abbandonato.

 

IN Sezione Etruria Presidente Marzia Marzoli

IN Sezione Maremma Toscana Presidente Michele Scola

Coordinamento dei Comitati e Associazioni Ambientali di Grosseto

apr
05

Idroelettrico ex Cartiera: Il tribunale delle acque della regione Lazio con sentenza n. 202/2018 da ragione a IES

Sembra un romanzo del 1800, invece è la storia di un pasticciaccio, ricostruito dai giudici del  Tribunale  Superiore  delle  acque  pubbliche, la vicenda dell’impianto idroelettrico, sul Fiume Marta.

Con la sentenza n. 202/2018, IES – Iniziative Energetiche Sostenibili Srl ha avuto ragione su tutti, ad iniziare dalla SOC. ENERGIE NUOVE  SRL e su tutti quelli che hanno appoggiato l’ipotesi di un nuovo impianto idroelettrico che non tenesse conto dei diritti preesistenti di IES, contro la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, l’ unione Regionale delle Bonifiche del Lazio, contro il Comune di Tarquinia, l’Autorità dei Bacini Regionali del Lazio, l’Area Regionale Risorse Idriche S.I.I., infine, contro il Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, per l’annullamento delle Determinazioni della Regione Lazio n. G 04881 del 23 Aprile 2015, numero 006547 del 27 maggio 2015, numero G 14857 del 1 dicembre 2015, dell’Avviso della Direzione regionale risorse idriche e difesa del suolo, recante “lavori cli riqualificazione Consorzio di Bonifica Maremma Etrusca”, pubblicato sul BURL del 22 marzo 2016 numero 23, dell’Avviso regionale risorse idriche e difesa del suolo, recante “Consorzio di Bonifica Maremma Etrusca-sistema  irriguo della piana di Tarquinia”, pubblicato sul BURL del 19 aprile 2016 numero 31, della deliberazione numero 258 del 7 luglio 2016, del Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, delle note della Direzione regionale risorse idriche e difesa del suolo della regione Lazio del 17 maggio 2016 numero 259401; del 4 luglio 2016  numero  352575.

In sintesi i provvedimenti  con cui la regione Lazio ha medio tempore determinato di sottoscrivere il contratto di appalto  con  la  società  Energie  Nuove   Srl,  nonché  lo  stesso  contratto d’appalto della procedura  applicativa semplificata numero 49 del 2016 per la realizzazione della mini centrale idroelettrica  denominata “condotta forzata Tarquinio 2″ sul fiume Marta nel comune di Tarquinia, avviata dalla Energie Nuove Srl in data 20 gennaio 2016, contro il ricorso proposto da Energie Nuove Srl, per l’annullamento dei titoli concessori rilasciati a IES con determina dirigenziale n. 1714 del 9 giugno 2014 in località Ponte del diavolo, con determina dirigenziale n. 1716 del 9 Giugno 2014 in località Cartiera.

La Sentenza riunisce le cause in sede di legittimità iscritte nel Ruolo Generale: dell’anno 2015 al numero 151, 152, 153, 261, 262, dell’anno 2016, al numero 65, 66, 69, 131, 169 e 170, descrive minuziosamente, in circa 50 pagine, un groviglio tra illegittimità, e determinazioni della Regione Lazio, degne di un romanzo giallo, con molti colpi di scena e verità nascoste.

La storia: Qui

Quello che più colpisce è il ruolo del Comune di Tarquinia, un ruolo, aggravato dalla circostanza, che il Sindaco Mauro Mazzola, fosse già da Maggio 2015, anche Presidente della Provincia,  ruolo sul quale vale la pena sottolineare considerando le delibere provinciali, nominate nella sentenza Qui

Con il ricorso R.G. 65 del 2016 IES ha impugnato la delibera del Comune di Tarquinia cli apposizione del vincolo di indisponibilità sulle aree destinate a ospitare l’impianto cli Cartiera, nonché il secondo parere negativo idraulico di ARDIS relativo a tale impianto, deducendo: a) l’invalidità della delibera comunale per violazione della disciplina dei beni appartenenti allo Stato, agli enti pubblici e agli enti ecclesiastici di cui al!’ articolo 822 e seguenti del codice civile; per violazione della disciplina sulla concorrenza e del divieto per gli enti pubblici di svolgere attività economiche non strettamente strumentali alle proprie funzioni e per conflitto di interessi; b) la illegittimità del secondo parere negativo idraulico perché non reso nell’ambito della conferenza di servizi, per perplessità ,carenza di motivazione e per travisamento dei fatti, irragionevolezza, ingiustizia grave manifesta.

Con ricorso  R.G. numero  66 del 2016, IES ha impugnato  il secondo parere idraulico di ARDIS relativo all’impianto di Ponte del diavolo,  deducendo: a) l’adozione dello stesso al di fuori del procedimento di autorizzazione b) la perplessità, carenza e contraddittorietà della sua motivazione; c) travisamento dei fatti l’irragionevolezza, l’ingiustizia grave manifesta.

Con ricorso R.G. numero 69 del 2016 e numero 131 del 2016 sono state altresì impugnate le determinazioni dirigenziali della provincia di Viterbo di diniego dell’autorizzazione unica per i progetti di Cartiera e di Ponte del diavolo. A supporto dei gravami la ricorrente ha dedotto la mancata considerazione delle argomentazioni elaborate da IES in risposta al preavviso di rigetto, ex articolo 1O bis della legge 241 del 1990, e in via derivata, l’illegittimità conseguente a quanto dedotto in relazione ai provvedimenti impugnati con i ricorsi R.G. 65 e 66 del 2016.

Con i ricorsi R.G. 169 e 170 del 2016, IES ha infine impugnato le determinazioni dirigenziali  della  provincia  di  Viterbo  numero  794  del  2016  e 795 del 2016, che hanno disposto la decadenza delle concessioni di IES relative agli impianti di Cartiera e Ponte del  diavolo. A supporto di tali  gravami la ricorrente ha dedotto: a) la violazione della disciplina della decadenza delle concessìoni di cui all’articolo 55 del regio decreto 1765 del 1933; b) la mancata considerazione delle argomentazioni elaborate in risposta al preavviso di rigetto ex articolo 10 bis della legge 241 del 1990; c) la violazione del principio del giusto processo, non avendo l’amministrazione atteso l’esito cli giudizi proposti da IES sulle questioni poste a fondamento dei provvedimenti di decadenza, e per aver ingiustamente esposto IES alla perdita degli incentivi riconosciuti dal GSE; cl) l’illegittimità in via derivata dal invalidità dei provvedimenti già impugnati con i ricorsi R.G. 131,65, 69,66 del 2016.

Ecco che cosa ne discende dal Diritto:

….Si inizierà quindi la disamina dai ricorsi incidentali proposti da EN srl e dal Comune di Tarquinia, tesi a paralizzare l’azione della ricorrente attraverso la caducazione dei suoi titoli concessori, e con essi della sua legittimazione attiva; seguirà la disamina dei gravami proposti da IES srl avverso i dinieghi opposti alle domande cli autorizzazione unica alla costruzione degli impianti. Ove, infatti, fossero ritenuti fondati i ricorsi incìdentali protesi ad ottenere l’annullamento o la declaratoria cli inefficacia sopravvenuta dei titoli concessori illo tempore rilasciati a IES, ovvero, per altro verso, ove i ricorsi proposti da IES avverso le determinazioni di reiezione dell’ autorizzazione unica alla costruzione degli impianti e di decadenza della concessione per mancata realizzazione degli stessi si rivelassero infondati, la ricorrente principale IES perderebbe ogni interesse giuridicamente rilevante a coltivare il proprio complesso gravame, e risulterebbe ultroneo l’ulteriore esame dei gravami principali originariamente proposti.

Solo all’esito dei passaggi valutativi e decisori sopra menzionati, il Collegio procederà, ove necessario, all’esame delle questioni concernenti: a) l’estensione a fini irrigui della concessione rilasciata al Consorzio; b) le concessioni rilasciate ad EN srl; c) le altre questioni connesse e conseguenti. …Può dunque partirsi dai ricorsi incidentali proposti da Energie Nuove nei,ricorsi 151/2015 e 169/2016 RG e dal Comune cli Tarquinia nel ricorso 69/2016 RG, basati su motivi comuni…..In relazione a tali mezzi, IES srl ha eccepito la tardività, essendo ormai decorsi anni dal rilascio dei titoli. L’eccezione non è del tutto priva di fondamento: il ricorso incidentale, essendo uno strumento processuale di natura essenzialmente “derivata” ed “ancillare”, non consente di proporre tardivamente – prendendo spunto dal ricorso avverso – quelle censure, che si sarebbero dovute inserire in un contesto autonomo, in quanto riguardanti pregressi provvedimenti direttamente lesivi e suscettibili d’impugnazione (Cons. Stato Sez. IV Sent., 31/05/2007, n. 2806), salvo che i provvedimenti si innestino in un procedimento concorsuale in cui l’interesse del ricorrente incidentale sorge proprio e in dipendenza del gravarne principale. Nel caso di specie non v’è un procedimento concorsuale, ma autonomi provvedimenti rilasciati in un periodo storico antecedente, che ben avrebbero potuto essere impugnati nei termini. La circostanza è del tutto evidente con riferimento al ricorso incidentale del Comune cli Tarquinia, il quale, proprio sull’asserito presupposto della ultravigenza della pregressa concessione in proprio favore, avrebbe dovuto per tempo impugnare quella concessa nelle medesima località a IES srl…

Nei confronti di EN srl potrebbe sostenersi che l’interesse è sorto solo al momento in cui la posizione cli vantaggio assunta in forza delle concessioni ottenute è stata messa a repentaglio dall’iniziativa avversaria. Nondimeno rimane ineludibile l’obiezione che la vicenda amministrativa pregressa che ha condotto al rilascio dei titoli alla ricorrente principale è del tutto autonoma rispetto a quella che interessato EN, e si colloca in un contesto giuridico temporale totalmente diverso. Ove si elesse ingresso ad azioni ri-convenzionali di tal fatta nel giudizio cli legittimità, il principio di certezza delle posizioni giuridiche ne risulterebbe gravemente inficiato.

….Ad ogni modo, la pregnanza e la natura esiziale dell’eccezione è stemperata dalla mancanza di fondamento, nel merito, dei ricorsi incidentali predetti.
In essi è sostenuta la tesi che le concessioni sarebbero state rilasciate in violazione della disposizione cli cui all’articolo 3 comma 6 della legge regionale del Lazio 4 aprile 2014 n. 5, che impediva, nel periodo ricompreso tra il 9 aprile ed il 12 agosto 2014, il rilascio di concessioni, in mancanza dell ‘intervenuta formazione del Piano idrico. Secondo la ricostruzione dei ricorrenti incidentali, essendo il predetto Piano idrico a tutt’oggi non redatto per il fiume Marta, ed essendo il divieto di rilascio venuto meno solo con l’entrata in vigore della legge regionale del Lazio 8 agosto 2014 n. 9, le concessioni predette sarebbero da ritenersi rilasciate in violazione di legge in quanto adottate proprio nell’arco temporale in cui il predetto divieto era vigente e operativo.

La tesi non convince. L’articolo 3 comma 1 cit., stabilisce che ”per ogni bacino idrogrqfico di cui all’articolo cinque predisposto, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un bilancio idrico partecipato di cui al decreto del ministro dei Lavori Pubblici 8 gennaio 1987, numero 99, e successive modifiche, da valutarsi anche secondo i criteri dell ‘International water association. Il bilancio idrico partecipato e recepito negli atti negli strumenti di pianificazione programmazione concernenti la gestione dell’acqua del territorio e deve essere aggiornato periodicamente, con cadenza almeno quinquennale. Al bilancio idrico è allegato il piano di destinazione d’uso delle risorse idriche”. Il successivo comma 4 della medesima disposizione vincola il rilascio del rinnovo di concessione di prelievo di acqua “al rispetto delle priorità di cui all’articolo due, commi 3 e 4, ed alla definizione del bilancio idrico partecipato di bacino, corredato dà una pianificazione delle destinazioni d’uso delle risorse idriche di quanto previsto dall’articolo 12 bis, comma uno del regio decreto 11 dicembre 1933, numero 1775 e successive modifiche”. La disposizione di cui al successivo comma 6 stabilisce che “in assenza di quanto previsto dei commi 1,2, 3 e 4 non possono essere rilasciate nuove concessioni e quelle esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale”. Come chiarito dalla provincia di Viterbo, nell’incertezza esegetica determinata dall’approvazione della legge citata, in particolare in ordine al regime transitorio e alla sorte dei procedimenti pendenti, è prevalsa l’interpretazione per la quale le domande già presentate antecedentemente all’entrata in vigore della legge regionale 5/2014 per le quali fossero già state espletate positivamente tutte le procedure di pubblicazione e cli acquisizione dei pareri potèssero essere rilasciate “in via provvisoria”.

Trattasi cli una concreta e ragionevole interpretazione in funzione applicativa della norma, idonea a coniugare il principio tempus regit actum con le aspettative basate sul positivo completamento della fase procedimentale istruttoria, in un ambito in cui, come convincentemente sostenuto dalla Provincia, non potevano ravvisarsi, nelle more dell’ atto di pianificazione, danni irreversibili all’equilibrio idrico del corso d’acqua attinto, alla luce delle peculiarità del prelievo a fini idroelettrico che implica sempre la restituzione in alveo dell’acqua prelevata. La ragionevolezza dell’indirizzo interpretativo è stata indirettamente confermata dalla successiva legge regionale del Lazio 8 agosto 2014 n.9, il cui articolo 1, introducendo il comma 1 bis dell’ articolo 10 della legge regionale numero 5 del 2014 ha stabilito che “nelle more della predisposizione del bilancio idrico di cui all’articolo 3, comma 1, le concessioni continuano ad essere rilasciate nel rispetto della normativa vigente in materia, in deroga a quanto previsto dal comma 6 del medesimo articolo 3″. La disposizione non ha all’evidenza un contenuto interpretativo, ma conferma la bontà della soluzione pratica adottata dalla provincia in tema di concessioni idroelettriche.

Anche gli altri motivi di ricorso incidentale sono infondati. Segnatamente, il motivo con il quale è dedotto, in relazione alla concessione in località Cartiera cli Tarquinia, la sussistenza di una pregressa concessione in favore della Cartiera di Tarquinia ancora vigente in forza dell’art. 8 com- ma 19 della L.R. 29 aprile 2013, n. 2 – cui sarebbe subentrato il Comune di Tarquinia, trascura il tenore testuale e chiaro della disposizione citata, la quale limita il rinnovo automatico ai soli casi delle concessioni scadute per le quali “sia stata regolarmente presentata domanda di rinnovo, non respinta dall’amministrazione”. Nel caso cli specie la domanda di rinnovo presentata dal Comune cli Tarquinia è stata invece respinta con determinazione provinciale n. 08/539/G dell’ 1 giugno 2012, consolidatasi per mancata impugnazione.

In proposito non può certo darsi rilievo e sfogo giuridico all’affermazione del ricorrente incidentale con la quale il medesimo dichiara di impugnare oggi anche la determinazione provinciale cit. Anche a prescindere da quanto sopra osservato in tema di tardività del ricorso incidentale nel suo complesso, è dirimente la circostanza che esso non possa avere ad oggetto atti che in nulla riguardano la sfera giuridica del ricorrente principale.

Del pari infondato è il terzo motivo di ricorso incidentale con il quale è dedotta la violazione del regolamento provinciale per il rilascio delle concessioni di piccola derivazione, per asserita mancata allegazione alla domanda di concessione illo tempore presentata, della documentazione attestante la disponibilità dell’ area di sedime su cui erigere le opere progettate. In proposito è sufficiente osservare che gli impianti idroelettrici sono opere di pubblica utilità per le quali può provvedersi ad esproprio, come del resto l’istante ha chiesto anche a mezzo dell’ allegazione del Piano particellare di esproprio.

Così com’è infondato il quarto motivo con il quale i ricorrenti incidentali deducono la mancata acquisizione dell’autorizzazione regionale cli cui all’art. 41, comma 1, della legge regionale Lazio n. 53/88. Come correttamente evidenziato da IES, la norma impone il regime autorizzatorio ai fini della costruzione delle opere cli presa cli tipo fisso. Ciò non significa tuttavia che esso debba scattare già al momento della concessione, essendo invece più corretto e ragionevole attivare il momento autorizzativo nell’ambito del procedimento cli autorizzazione unica (come del resto è stato fatto)…

Tribunale delle acque regione Lazio- sentenza IES

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