lug
07

Osservazioni delle associazioni e dei comitati alla CNAPI

 

 

 

Osservazioni alla CNAPI delle Associazioni e dei comitati

https://www.depositonazionale.it/

Entro i termini del 5 Luglio sono state presentate, a firma di associazioni e comitati , le  Osservazioni alla Proposta di Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) ai sensi del D.Lgs. 31/2020, in riferimento alla “Consultazione pubblica per l’avvio della procedura per la localizzazione, costruzione ed esercizio del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico”.

Nel Deposito Nazionale, secondo Il decreto legislativo n. 31 del 2010, saranno sistemati definitivamente e in sicurezza circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decadrà a valori trascurabili, nell’arco di 300 anni. Di questi rifiuti, circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, circa 28.000 metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria. Il quantitativo complessivo dei rifiuti è composto in particolare da:

- rifiuti derivanti dall’esercizio e dal decommissioning delle centrali ex Enel e degli

impianti del ciclo del combustibile ex Enea – rifiuti derivanti da attività medico

sanitarie, industriali e di ricerca (esistenti e futuri afferenti al cosiddetto “Servizio Integrato”);

- rifiuti derivanti dall’esercizio e dal decommissioning delle installazioni nucleari del Centro Comune di Ricerca di ISPRA;

- rifiuti dall’esercizio e dal decommissioning di reattori di ricerca ed altre installazioni nucleari non facenti capo al Servizio Integrato.

Stiamo parlando di un deposito nucleare nazionale da cui non si potrà più sfuggire per generazioni, un deposito la cui individuazione ha lasciato i cittadini fuori dalle scelte, cittadini che si sono espressi chiaramente attraverso ben due referendum sul rifiuto al nucleare in Italia e che invece ora si trovano a pagarne le conseguenze. Della preoccupante situazione, altra cosa gravissima, non tutti sono a conoscenza, perché poco è stato detto e spiegato.

Le nostre osservazioni hanno trattato solamente della parte appartenente al Comune di Tarquinia ed interamente corrispondente al territorio della Roccaccia, che in parte è di proprietà dell’Università Agraria di Tarquinia, l’ente pubblico di usi civici.

L’area individuata come VT-25 è posizionata a cavallo della SP dogana e taglia quasi perfettamente a metà la superficie totale dell’area di (ha) 361, ricadenti tra il Comune di Tarquinia e quello di Tuscania, distante 9 km dal nucleo abitativo di Tarquinia, 13 Km da quello di Monte Romano e 10 km dalla Località marittima Spinicci (Tarquinia).

Nella Relazione Tecnica “Inquadramento geologico, naturalistico e antropico dell’area VT-25” (elaborato DN GS 00127) si parla delle particolarità generali dell’area “caratterizzata dalla presenza di aree naturali, definite da boschi cedui, e di aree agricole prevalentemente a seminativo, intervallati da prati stabili con pascolo a prevalenza ovino e bovino.

Nell’intorno dell’area è presente la Riserva naturale di Tuscania, a circa 7,0 km di distanza e i seguenti siti Natura 2000:

- ZPS IT6010058 “Monte Romano” distante circa 6,7 km;

- ZSC IT6010021 “Monte Romano” distante circa 7,0 km;

- ZSC IT6010020 “Fiume Marta (alto corso)” a circa 7,6 km;

- ZSC IT6010040 “Monterozzi”, a circa 9 km di distanza”.

Nonostante l’importanza naturalistica dell’area, valorizzata anche dagli usi civici delle terre dell’Università Agraria che ne hanno garantito la naturalità, tutte le presenze di Habitat vengono sottostimate con la dichiarazione che, “Sulla base dei sopralluoghi effettuati non sono stati rilevati habitat di Direttiva 92/43/CEE”.

È segnalata soltanto la potenziale presenza dell’habitat 6220* “Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea”, in corrispondenza degli spazi aperti presenti tra le fasce boscate del settore orientale ed è menzionata la potenziale presenza della specie vegetale Ruscus aculeatus, volgarmente Pungitopo, come riportata dalla Tabella 3.2.1 della Relazione Tecnica. Per giustificare tali mancanze, la Società conferma che si tratta di un vaglio preliminare e che solo accedendo alle fasi di controllo successive si potrà effettivamente constatare la presenza di habitat protetti nell’area.

Ma allora che validità può avere l’affermazione: “Sulla base dei sopralluoghi effettuati non sono stati rilevati habitat della Direttiva 92/43/CEE” se non esistono controlli validi per formulare una tale conclusione?

Stessa analisi incompleta emerge nei capitoli 3.2 e 3.3 della Relazione Tecnica in cui la Società riporta gli elenchi delle specie animali di Direttiva 92/43/CEE e delle specie di Uccelli di Direttiva 2009/147/CEE o di interesse conservazionistico potenzialmente presenti nell’area.

Tali conclusioni non possono risultare esaustive dal momento che ad esempio l’intero studio degli habitat, a detta della stessa Società, “si è basato principalmente sulle informazioni disponibili in bibliografia e banche dati ufficiali presenti sul sito EIONET” e che lo studio delle specie vegetali, animali e di uccelli protetti sia stato elaborato anche attraverso sopralluoghi in situ di cui tuttavia la Società non riporta alcun dato.

Quel che preme sottolineare è che l’esposizione di tutte le potenziali specie protette presenti nell’area, riportata dalla Società, in realtà rappresenta una semplice elencazione che ha il limite di essere il risultato di consultazioni bibliografiche e di sopralluoghi effettuati in un limitato e remoto arco di tempo (autunno 2014) ed omette di menzionare chi si è occupato di svolgere i sopralluoghi ed il metodo utilizzato per compierli.

La Società poi prosegue con la verifica dei criteri della GT29 di ISPRA ed elenca le

motivazioni per cui nell’area VT-25 tutti i criteri d’esclusione risulterebbero positivamente

verificati in quanto non sarebbero state riscontrate condizioni, fenomeni e processi

riguardo le caratteristiche fisiche, naturalistiche e antropiche dell’area tali da determinarne l’esclusione.

Oltre a tutte le indicazioni tecniche che abbiamo messo in evidenza vogliamo soffermarci su un altro passaggio fondamentale di questa triste vicenda che ci vede di nuovo, nostro malgrado, protagonisti, la mancanza di un percorso, partecipativo, per i cittadini che hanno sottoscritto le osservazioni. Manca infatti il percorso partecipativo agli step successivi alla presentazione delle osservazioni, perché per il momento saranno soltanto i Sindaci a seguirne gli sviluppi e a partecipare ai tavoli decisionali.

Questo sarà quindi il nostro prossimo passo, chiedere fermamente che venga rispettato il principio della trasparenza e della partecipazione perché i cittadini, possano prendere parte attiva al percorso politico e tecnico che porterà all’individuazione del sito definitivo.

apr
20

Inceneritore: La salute prima di tutto!

 

 

 

 

 

https://www.change.org/p/regione-lazio-e-all-assessore-massimiliano-valeriani-stopinceneritoretarquinia-archiviazione-del-procedimento-la-salute-prima-di-tutto?redirect=false

#STOPINCENERITORETARQUINIA – Chiediamo l’archiviazione del procedimento autorizzativo. La salute prima di tutto.

FIRMA LA PETIZIONE

per chiedere alla Regione Lazio, e all’assessore Massimiliano VALERIANI, di ritirare il progetto del mega inceneritore che A2A Ambiente S.p.a vorrebbe realizzare a Tarquinia; un mega impianto, che si prevede si estenda per una superficie di 433.478 mq., con la costruzione di mc 866.956 di volumi impiantistici di cui una ciminiera alta 70 mt., che prevede 2 FORNI con una potenza complessiva di 200 Mwt che bruceranno 62 T/ora per un totale di 540.000 Ton/anno di rifiuti speciali non pericolosi, produrrà 122.000 tonnellate/anno di ceneri pesanti e 40.000 tonnellate/anno di ceneri leggere di risulta dalla combustione, con un traffico di 32.698 camion per il trasporto dei rifiuti, circa 90 camion al giorno.A2A-051-2019

I rifiuti non si bruciano si riciclano!

Chiediamo quindi l’archiviazione dell’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale presentata dalla Società A2A Ambiente S.p.a. per il progetto di un “Impianto di Recupero Energetico” ubicato nel Comune di Tarquinia, in Provincia di Viterbo, località Pian D’Organo ‐ Pian dei Cipressi. Registro elenco progetti: n. 051/2019

La procedura di V.I.A. è stata avviata il 16/10/2019 dalla Regione Lazio. Gli Enti Locali, le Associazioni Ambientaliste, i Comitati e singoli cittadini hanno contribuito alla valutazione del progetto pubblicando osservazioni che hanno evidenziato gravi criticità procedurali e tutti i drammatici rischi che la realizzazione di un impianto del genere causerebbe al nostro territorio, già caratterizzato da un elevato livello di stress ambientale e sanitario.

Il 10/07/2020, a seguito della prima seduta della Conferenza dei Servizi tenutasi il 30/06/2020, la Società proponente, ha chiesto di poter dare riscontro alle osservazioni delle associazioni e comitati presenti e alle note delle Amministrazioni e dei diversi soggetti coinvolti, nonché a quanto emerso durante la Conferenza dei Servizi relativa al progetto, chiedendo per tale scopo un termine di 180 giorni.

La Regione Lazio, nonostante l’irritualità della richiesta, con nota del 24/07/2020, a firma del Direttore Ing. Flaminia TOSINI,  ha concesso tale lunghissimo termine alla Società A2A Ambiente, non supportando,  tuttavia, tale assenso con  alcuna norma di riferimento: centottanta giorni, in deroga ai termini perentori per le Conferenze di Servizi e per gli stessi procedimenti di Valutazione d’Impatto Ambientale,  per rispondere “agli aspetti attinenti alle criticità ambientali rappresentate nelle osservazioni nonché tutti gli aspetti connessi alla formulazione dei pareri e al rilascio dei titoli abilitativi da acquisire nel presente procedimento di VIA-PAUR”.

La Società, in data 18/12/2020, ha quindi presentato le proprie controdeduzioni, senza però fornire risposte convincenti alle criticità sollevate sul tema ambientale, su quello sanitario, sulla mancata conformità al PRGR, sulla componente naturalistica, sulla mancata valutazione degli impatti cumulativi.

Nonostante la L.R. n° 27 del 09/07/1998 Disciplina regionale della gestione dei rifiuti. Art.15 c.1 bis stabilisca che “è vietata, qualora non sia espressamente prevista dal vigente Piano Regionale di Gestione dei rifiuti, l’installazione di nuovi impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti o che utilizzino combustibili derivanti da rifiuti” e il Piano per la Gestione dei Rifiuti – sia nella redazione approvata con Delibera di Consiglio Regionale n.14 del 18 gennaio 2012, vigente nel periodo di svolgimento della CdS, sia nella proposta di Piano adottata dalla Giunta Regionale con Deliberazione di Giunta Regionale  n.592 del 2/08/2019 (successivamente approvata con Delibera di Consiglio Regionale n. 4 del 5 agosto 2020) alla quale si deve comunque fare riferimento nella procedura in corso – non preveda la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento, A2A continua a presentare il progetto dell’impianto come unica soluzione allo smaltimento dei rifiuti.

Chiediamo alle Istituzioni di far rispettare il proprio ruolo di governo del territorio facendo rispettare quanto stabilito nella normativa regionale vigente.

Un nuovo inceneritore causerebbe un ulteriore peggioramento della qualità dell’aria che respiriamo, un forte impatto sugli aspetti naturalistici e paesaggistici, contribuirebbe ad aumentare il numero di fattori inquinanti e dannosi ad in un territorio già gravato dalle servitù energetiche di TVN a carbone, di TVS a turbogas ed infrastrutturali come il porto di Civitavecchia.

Bruciare i rifiuti è una follia: aumenta il riscaldamento globale e non risolve il problema dello smaltimento, anzi lo moltiplica creando rifiuti più pericolosi e gas velenosi che respireremo.

La soluzione indicata dal Piano Regionale è l’unica possibile: ovvero potenziare in modo rigoroso la raccolta differenziata attraverso sistemi efficaci come la raccolta porta a porta, il compostaggio domestico, la riduzione a monte di rifiuti e il sistema di tariffazione puntuale. La via maestra è quella delle 3R: Ridurre, Riusare, Riciclare.

Non possiamo accettare che i cittadini di Tarquinia, Civitavecchia e dell’intero Lazio, dopo decenni di “lecito inquinamento” derivante dal polo energetico Civitavecchia – Montalto, debbano subire anche la realizzazione di un impianto di “valorizzazione energetica” di rifiuti non pericolosi, che si ricorda essere classificato come Industria “insalubre di prima classe” (art. 216 del testo unico delle Leggi sanitarie – G.U.n.220 del 20/09/1994); nessuno può ignorare questo pericolo e accettare che le comunità dell’Alto Lazio continuino ad essere sfruttato per scopi puramente lucrativi e mai sostenibili.

Dopo il caso della dirigente dell’Area Rifiuti sottoposta a provvedimenti giudiziari severi, chiediamo, quindi, di archiviare la procedura in corso di valutazione dell’inceneritore proposto dalla Società A2A Ambiente S.p.a. Non deve esistere alcuna ombra sulle autorizzazioni a progetti che, qualora venissero approvati, impatteranno in modo negativo, e per sempre, sui territori su cui verranno insediati; ogni principio di precauzione, in questo senso, deve essere adottato.

Abbiamo bisogno del supporto di tutti: firmate e condividete questo appello, solo così potremo avere la possibilità di essere ascoltati ed avere giustizia.

Petizione promossa da

Italia Nostra Onlus sezione Etruria, Associazione Forum Ambientalista ODV, Lipu Birdlife, Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia, Comitato Farnesiana 100%, Comitato per la difesa della valle del Mignone

apr
06

Consorzio per la gestione dell’osservatorio ambientale di TVN- Il Movimento Nocoke Altolazio

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Credere in un paese libero dalle servitù, un paese dove gli interessi economici di pochi non prevalgono sul benessere della popolazione, è ciò che tiene insieme tante persone e le fa sperare nel futuro – affermano i No coke – Marzia Marzoli, nell’accettare l’incarico da assessore con la giunta Giulivi, si era messa in gioco con la speranza autentica di portare risultati concreti nella difesa del nostro territorio. Ciò in virtù di un atteggiamento apparentemente nuovo dell’attuale Sindaco, circa il contrasto delle nuove aggressioni al territorio, nonostante il rischio di veder frustrata questa speranza. Purtroppo la rottura si è consumata in breve tempo, perché la Giunta si è espressa a favore dell’assurda riattivazione dell’illegittimo Consorzio per la gestione dell’Osservatorio Ambientale: questo, Marzia non poteva accettarlo. La lunga battaglia per l’istituzione dell’Osservatorio Ambientale regionale di Tvn (regionale, non locale) appartiene al Movimento No Coke, con la diffida presentata al Ministero dell’Ambiente più di un decennio fa. Ministero che nel 2009 fu costretto a chiarire ai Sindaci locali, che avevano già attivato il Consorzio per la gestione dell’Osservatorio Ambientale, che le attività in carico all’Osservatorio -di cui al decreto Via- erano solo quelle validate dai rappresentanti della Regione Lazio, della Provincia di Roma, dei Comuni interessati, della Asl, dell’Arpa, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Ambiente, oltre ad altri eventuali enti nazionali di rilevanza scientifica ed enti di ricerca pubblici e privati, e che dette attività non potevano essere finanziate da Enel, l’inquinatore”.

“L’unico Osservatorio ufficiale – insistono i no coke – è, quindi, quello costituito nel 2010 con determinazione B1757/2010 della Regione Lazio, in cui dovevano essere presenti i comuni di Civitavecchia, Tarquinia, Allumiere, Tolfa, Santa Marinella, Cerveteri e Ladispoli. Tra questi però, hanno aderito formalmente solo Allumiere, Cerveteri e Ladispoli, che hanno partecipato con figure di spicco del Movimento, quali Mauro Mocci, Gianni Ghirga e, successivamente, Simona Ricotti. Purtroppo questo Osservatorio Ambientale della Regione Lazio è stato lasciato da sempre con fondi scarsissimi, assolutamente insufficienti a compiere le sue attività. Quindi la valutazione delle ricadute della centrale a carbone, sull’ambiente e sulla salute della popolazione attraverso l’analisi dei livelli complessivi degli inquinanti, è stata gravemente impedita, per la gioia degli inquinatori”.

«In questa fase storica, con l’Europa che accelera il processo di decarbonizzazione – aggiungono i no coke – si vorrebbe ancora disseminare il nostro territorio con nuove centrali, stavolta Turbogas: i nostri Comuni hanno l’obbli
go morale di liquidare definitivamente quel Consorzio per la gestione dell’Osservatorio. Abbiamo tristemente visto come quel Consorzio locale abbia funzionato principalmente come alibi per Enel, che per suo tramite ha “dimostrato” la sua condotta “ambientalmente corretta”. Mancano tre anni e mezzo allo spegnimento della velenosa centrale a carbone: riesumare adesso il carrozzone del Consorzio significa, per il Comune di Tarquinia e per gli altri che fanno parte del Consorzio, due cose: 1) essersi rassegnati (o addirittura, sperare) che la centrale di Tvn sia riconvertita a gas, anziché essere dismessa, e quindi continui a inquinarci per i prossimi trent’anni; 2) continuare a cercare l’elemosina del milione di euro all’anno, elargita da Enel perché il Consorzio finga di “osservare”; un’assurda macchina finalizzata unicamente a spendere quel milione all’anno, togliendo la gestione delle centraline all’Arpa per riportarla a casa. Non siamo stupiti da questa volontà: è la politica scorretta e predatoria a cui vorrebbero ci abituassimo, quella di chi non ha mai avuto il coraggio prima e la tenacia poi, di combattere veramente per la propria terra. In questi mesi abbiamo letto fiumi di parole, attacchi indegni, siparietti montati ad hoc per strappare qualche consenso, pretesti per perseguire i propri fini politici. La storia di Marzia, da poco ex assessore però, è nota tutti: la sua perseveranza nella difesa dell’ambiente e del suo territorio è tra le virtù su cui si basa la stima che si è guadagnata, tra i concittadini e non solo. La coerenza della sua condotta è un esempio di grande valore, anche per i giovani: non dobbiamo rinunciare alla speranza, testimonianze come la sua sono ossigeno, per una comunità che subisce imposizioni deleterie».

«La credibilità si conquista sul campo – concludono i no coke – non mollando mai, tenendo vigile l’attenzione, collaborando con chi mette a disposizione la propria esperienza e competenza, azioni che Marzia ha sempre compiuto, anche quando, come in questo caso, era difficile ed impopolare».

https://www.civonline.it/2021/04/06/i-nostri-comuni-hanno-lobbligo-morale-di-liquidare-definitivamente-quel-consorzio/

 

gen
27

Inceneritore: Tarquinia risponde punto per punto alle controdeduzioni di A2A Ambiente Spa per ribadire il no al progetto di un mega-inceneritore.

In sintesi, rimangono senza risposta, gran parte delle osservazioni degli enti e del pubblico, a cui in maniera volutamente insufficiente e fuorviante, la A2A Ambiente Spa, ha tentato di replicare utilizzando l’esercito di propri tecnici a disposizione, ben dotati di tempo e di risorse, al contrario dei cittadini che dalla loro, hanno poco tempo e risorse ma certamente la ragione e che non saranno mai disposti a cedere.

Al momento il tentativo di confondere e scoraggiare i cittadini, è stato respinto al mittente.

 

 

 

 

 

 

 

IN – Osservazioni alle Controdeduzioni di A2A

https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-051-2019/file/768182476468

gen
22

Il tracciato verde è “insostenibile ambientalmente” e non permetteremo ad un commissario straordinario di imporre la distruzione della Valle del Mignone

 

La recente decisione del Governo di accelerare sulle nomine dei commissari governativi per le grandi opere ha generato nella comunicazione toni fin troppo trionfalistici e strumentali da parte di alcuni politici che si affrettano a rivendicarla come proprio successo, quando  rappresentano invece la prova della sconfitta della democrazia e della condivisione delle opere con i territori.

 

Infatti il ricorso ai Commissari straordinari per forzare la realizzazione di grandi opere rappresenta l’esatta antitesi ai “dibattiti pubblici” di cui molti eletti erano strenui sostenitori ma che hanno troppo in fretta e colpevolmente dimenticato tacitando con un colpo di codice le ultime difese dei territori dagli assalti degli asfaltatori…

 

Ebbene come soggetti attivi e presenti sin dalle prime battute all’iter approvativo del completamento del tratto della SS 675 Monteromano – Civitavecchia, in virtù delle circostanziate osservazioni e critiche sempre attentamente motivate contro il cosidetto “tracciato verde” che decreterebbe lo scempio della Valle del Mignone, facciamo importanti precisazioni che purtroppo mai compaiono negli entusiastici comunicati dei fiancheggiatori delle grandi opere – costino quel che costino…

 

Non risponde al vero che sia già stato nominato un Commissario a sovrintendere all’avvio dei lavori. Al momento esiste solo un atto del Governo, lo schema di DPCM contenente l’elenco delle opere infrastrutturali individuate e il relativo commissario straordinario, all’esame delle Commissioni parlamentari VIII (Ambiente) e IX (Trasporti), che si esprimeranno entro 20 giorni, e soltanto dopo la Presidenza del Consiglio dei Ministri provvederà ad approvare uno o più DPCM per l’attuazione dei provvedimenti.

 

Al di là del come e del chi sarà il commissario straordinario, rimane il fatto che il territorio e gli enti locali saranno bypassati dai superpoteri di un tecnico scelto per concludere l’opera.

 

Tutti quelli che plaudono la nomina e l’imminente arrivo dei commissari straordinari, e sono convinti sulla necessità di procedere d’imperio sulle criticità dei vari progetti delle grandi opere, rimaste al palo, fingono quindi di ignorare che sull’avvio dei lavori pende il fondamentale giudizio del TAR della Regione Lazio in accoglimento ai ricorsi presentati da Associazioni, Comitati e Cittadini contro la localizzazione del tracciato all’interno della Valle del Mignone.

 

Vale la pena quindi riassumere con precisione le tappe salienti di questa vicenda, compresi i motivi per cui l’opera è ferma.

 

L’iter di approvazione del cosiddetto “tracciato verde” ha subito sin dall’inizio una serie di storture e di forzature, di cui la possibile nomina di un Commissario straordinario sarebbe solo l’ultima in ordine di tempo.

Infatti la Commissione del Ministero dell’Ambiente ha già per ben due volte bocciato il tracciato verde (parere VIA n. 2289 del 20.1.2017 e  parere VIA n. 2453 del 07.07.2017)  definendo l’opera “immitigabile” ed “insostenibile” ribadendo come “non sia possibile elaborare eventuali prescrizioni e misure di mitigazione, in quanto gli impatti ambientali che si configurano dall’analisi della documentazione fornita dal proponente sono tali da non poter essere mitigati o compensati”.

 

Nonostante ciò la Presidenza del Consiglio dei Ministri delibera il provvedimento di compatibilità ambientale per il completamento della SS 675 nella valle del Mignone (tracciato verde), avvallando una scelta solo sulla carta economicamente sostenibile pur sapendo che è assolutamente insostenibile relativamente alla componente ambientale.

 

Le maggiori associazioni ambientaliste nazionali (WWF, LIPU, Italia Nostra, GRIG et al.), insieme a numerosi cittadini, hanno quindi impugnato al TAR del Lazio il provvedimento di compatibilità ambientale chiedendo l’annullamento previa sospensiva (ricorso n. 1155 del 2018). Con una prima ordinanza, del 01.3.2018, il Tribunale amministrativo fissava l’udienza al 19 dicembre 2018 “considerato che, nel bilanciamento con l’interesse pubblico, le esigenze della parte ricorrente siano apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito”.

Con una seconda ordinanza, del 24.1.2019, il TAR sospendeva il giudizio e chiedeva alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di pronunciarsi in merito al ricorso, rivolgendo all’organo comunitario sovrannazionale 7 quesiti. I giudici amministrativi volevano infatti sapere dalla Corte Europea se sia conforme alla normativa comunitaria la modalità di svolgimento e conclusione del procedimento e dei relativi provvedimenti adottati. Nell’ordinanza il TAR conferma “il bene ambientale come primario”, ma anche che “dubita della conformazione alla normativa eurounitaria della modalità di svolgimento e conclusione del procedimento e dei relativi provvedimenti adottati”. Il 16 luglio 2020 La Corte di Giustizia ha pubblicato la sentenza (C-411/19) che contiene le risposte ai quesiti del TAR del Lazio e che è stata trasmessa al tribunale amministrativo il 27 luglio.

 

La sentenza della Corte è stata letta da più parti come una “bocciatura” del tracciato verde. Pertanto in attesa della sentenza definitiva del TAR (che ha fissato l’udienza per il 26.5.2021), che dovrà giudicare muovendosi nel quadro delineato dalla Corte di Giustizia Europea, la cautela deve essere d’obbligo.

 

La stessa cautela dovrebbero averla sia i politici che gli organi amministrativi nel valutare con attenzione se proseguire su una strada tracciata nel solco dell’accanimento su un tracciato “sbagliato” ab origine, che potrebbe rivelarsi un vicolo cieco o, peggio, un danno certo all’ambiente, ai cittadini tutti e allo Stato stesso, le cui risorse dovrebbero essere spese nel perseguire e nel difendere il bene comune (ambiente incluso).

 

Restiamo quindi vigili fino alla fine a difesa del territorio continuando a sostenere che le opere faraoniche spesso fanno più bene a certa politica che ai cittadini e che impegni di spesa di questa entità andrebbero rivolti, anche, alla messa in sicurezza della viabilità già esistente ormai degradata da anni di trascuratezza ed al ripristino della sicurezza idrogeologica del territorio che ormai da troppo tempo è stato dimenticato ed abbandonato.

Ci riferiamo alle strade statali, provinciali, e rurali, che lontane dall’essere in sicurezza, mettono in pericolo, ogni giorno chi le percorre ma che non sono mai attenzionate dalla politica, non rivestendo il goloso interesse dei grandi appalti.

 

Un’ultima amara annotazione sulla notizia di indagati nell’elenco dei Commissari proposti dal Governo, sentirsi rassicurati da queste decisioni è sempre più difficile.

 

Per ITALIA NOSTRA SEZIONE ETRURIA Marzia Marzoli – Presidente

Per il COMITATO 100% FARNESIANA 100% Marco Tosoni – Portavoce

Per il COMITATO PER IL DIRITTO ALLA MOBILITÀ DI TARQUINIA Virginia Borgi, Nicola Buonaiuto – Portavoce

Per il COMITATO PER LA DIFESA DELLA VALLE DEL MIGNONE Bianca Stefancu – Portavoce

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gen
17

Non basta dire Economia circolare per giustificare gli inceneritori

Gli approfondimenti giornalistici sugli inceneritori dovrebbero essere più equilibrati per essere credibili, non basta mettere al centro l’economia circolare, è necessario aggiungere il costo sanitario e sociale carico sanitario, quasi sempre sottaciuto. Le lettere dei cittadini di Tarquinia indirizzate alla Gabanelli in dataroom del 12 Gennaio 2020:

 LETTERA APERTA A DOTT.SSA GABANELLI

Gentile dott..ssa Gabanelli, ho sempre considerato il suo lavoro e le sue inchieste estremamente interessanti e credevo nella sua onestà intellettuale, per questo sono rimasta davvero basita e delusa da questa sua ultima inchiesta sugli inceneritori e sulla produzione di energia dai rifiuti, che è a dir poco parziale. Gli inceneritori vengono infatti presentati nel suo articolo in modo rassicurante, ecosostenibili, perfettamente integrati nel discorso dell’economia circolare tacendo sul grido di allarme che si sente da più parti a partire dall’ISDE (Società Italiana dei medici per l’Ambiente) sui rischi per salute e ambiente e che si possono evincere da tutta una serie di studi epidemiologici pubblicati proprio nel 2020 (Tai et al 2020: The health impacts of waste incineration: a systematic review. Domingo et al 2020.:Adverse health effects for populations living near waste incenerators with special attention to hazardous waste incenerators. A review of the scientific literature; Parkes et al 2020: Risk of congenital anomalies near municipal waste incinerators in England and Scotland: Retrospective population-based cohort study; traduzione:Tai et al 2020. LETTERA APERTA INVIATA A M. GABANELLI

All’attenzione della dott.ssa Milena Gabanelli.
Sono una lettrice e abbonata del Corriere della sera e fino a qualche anno fa seguivo con interesse il programma “Report”, di Milena Gabanelli.
Pur riconoscendo il diverso taglio di approfondimento giornalistico della rubrica digitale del programma di Dataroom, rimane lo sconcerto su alcuni temi.
Mi riferisco agli inceneritori e al suo “dataroom” del 12 Gennaio 2021.
https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/rifiuti-come-pagare-tari-piu-bassa-smaltirli-meglio-vantaggi-ambiente-differenziata-biometano-termovalorizzatori-gas-serra/3d34586c-54fb-11eb-89b9-d85a626b049f-va.shtmlhttps://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/rifiuti-come-pagare-tari-piu-bassa-smaltirli-meglio-vantaggi-ambiente-differenziata-biometano-termovalorizzatori-gas-serra/3d34586c-54fb-11eb-89b9-d85a626b049f-va.shtml

Vorrei infine segnalare il disappunto di tante persone che come me condividono una battaglia a Tarquinia contro il progetto di un impianto di incenerimento a cura della A2A Ambiente Spa, (in VIA presso la Regione Lazio) per aver minimizzato l’impatto di detti mega impianti sui territori, certificato ormai da molti studi scientifici.
Mi permetto di portare alla sua attenzione e a quella della redazione, che c’è un rovescio della medaglia, quello descritto dagli studi dei medici per l’ambiente (ISDE), dati scientifici, che dimostrano come gli inceneritori siano un costo troppo alto per i territori, in termini ambientali, sanitari e sociali.
Saremmo molto felici se volesse citare nelle sue ricostruzioni giornalistiche anche le pubblicazioni dei nostri medici, ISDE, sul tema dell’inquinamento e sugli impatti degli inceneritori.
Questo per esempio è il post del dott. Giovanni Ghirga, medico ISDE e pediatra presso l’ospedale di Civitavecchia, che vi pregherei di leggere:

 La sig.ra Gabanelli si ricorderà sicuramente la nostra battaglia contro la riconversione a Carbone di Civitavecchia, portata più volte in trasmissione al tempo di Report.
Come avrà visto, purtroppo nessuno ha fermato la riconversione a carbone di TVN a Civitavecchia e oggi soffriamo più di prima l’impatto di tanti impianti energetici, che pur bruciando combustibili fossili a norma di legge, peggiorano di giorno in giorno la qualità della vita degli abitanti del comprensorio.
In attesa di un riscontro, invio i saluti di tutta la città di Tarquinia.
Marzia Marzoli

nov
24

Impianto di produzione di Biometano da F.O.R.S.U., in località Monna Felicita, nel Comune di Civitavecchia, Area Metropolitana Roma Capitale”, proposto dalla Soc. Ambyenta Lazio S.p.A

Se non fosse già grave la situazione ambientale a Civitavecchia, si potrebbe anche fare dell’ironia sulla scelta di proporre un impianto a Biometano da F.O.R.S.U a Civitavecchia in zona “Monna felicita”

Davvero una follia, pensare di aggiungere un impianto di produzione di Biometano da 100.000 T/a. nell’ area industriale e commerciale di Civitavecchia,

D’altronde è la stessa proponente a fornire , le prove dello sconcerto, di un megaimpianto incastrato tra capannoni e centri commerciali.

Dopo un attento sopralluogo, sparisce anche il minimo dubbio, in fazzoletto di terra, tutto non ci stà! Centrali elettriche, porto commerciale, scalo croceristico, deposito di carburanti, discarica, centri commerciali, area industriale. https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-094-2020/folder/125279895230

 
 

nov
21

Lettera aperta al Governo. Il Green Deal, le energie rinnovabili, i valori da promuovere

 

 

 

 

 

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Giuseppe Conte
Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare
Sergio Costa
Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo
Dario Franceschini
Al Ministro dello Sviluppo economico
Stefano Patuanelli
Roma, 19 novembre 2020
Lettera aperta al Governo. Il Green Deal, le energie rinnovabili, i valori da promuovere
Signor Presidente, Signori Ministri,
il Green Deal europeo è un’impresa di importanza capitale finalizzata a combattere il
riscaldamento globale causato dai cambiamenti climatici di origine antropica ed a porre in primo
piano, nelle politiche generali, la conservazione della biodiversità, l’uso saggio delle risorse naturali
e l’attenzione per il territorio.
E’ in questa ottica di sfida multipla “clima-natura-paesaggio” che l’ambizioso programma europeo
e i suoi recepimenti nazionali devono essere intesi ed attuati.
Le energie rinnovabili sono considerate dal Green Deal come strumento di primo piano per
affrontare la questione climatica e dare dunque risposta ad una parte degli obiettivi del
programma. Nondimeno, le politiche ampiamente deregolamentate poste a riferimento della
materia hanno determinato un forte impatto negativo sul territorio nazionale, in termini di

consumo di suolo agricolo, gravissimi danni paesaggistici, incidenza sugli habitat naturali e la
biodiversità, con il coinvolgimento di ampie aree del nostro Paese, il cui paesaggio è valore
costituzionalmente protetto e le cui ricchezze naturali sono annoverate tra le più importanti in
assoluto.
Il New Generation EU prevede, per i prossimi anni, incrementi molto significativi della produzione
e del numero degli impianti di energia rinnovabile ed un ulteriore sostegno finanziario alle energie
rinnovabili previste dal Green Deal. Ora, il combinato disposto di queste due misure, se lasciato
senza governo e slegato da rigorose limitazioni, rappresenta una situazione di palese
contraddizione, che per rispondere al problema climatico ed energetico finisce per penalizzare
gravemente i preziosi valori del paesaggio e della natura, cui corrispondono interessi vitali anche
per il turismo nazionale e l’economia delle aree interne.
Non è la strada giusta. Non è la strada che l’Italia deve percorrere. L’urgenza del momento, la
grandezza delle sfide che ci attendono chiamano tutti noi, governi e associazioni, politica e società
civile, scienza ed imprese, ad una più piena assunzione di responsabilità e a un necessario salto di
livello nella gestione della materia.
Per tutte queste ragioni, rivolgiamo Loro la richiesta di istituire un tavolo tecnico di
concertazione nazionale, per mezzo delle amministrazioni e degli uffici tecnici di competenza,
che finalmente definisca i termini della pianificazione degli impianti di energia rinnovabile
secondo standard di piena sostenibilità.
Un lavoro da svolgere con serietà e disponibilità e con il coinvolgimento delle maggiori
competenze nazionali, incluse quelle delle organizzazioni ambientaliste, così da arrivare a definire
la cornice entro la quale scrivere finalmente una storia diversa. La storia del vero Green Deal, la
storia della vera transizione energetica e ambientale, nel rispetto dei valori che contano.
Per le sorti del Paese e del Pianeta intero è un momento storico senza precedenti. Occorre, in
generale, un senso di responsabilità come forse mai accaduto. Le nostre associazioni sono a
disposizione, desiderose di contribuire e pronte a farlo.
In fiduciosa attesa,
I Presidenti
Stefano Allavena, ALTURA
Monica Tommasi, AMICI DELLA TERRA
Maria Rita Fiasco, ASSOTUSCANIA
Gianluigi Ciamarra, CNP
Vittorio Emiliani, COMITATO PER LA BELLEZZA
Carla Rocchi, ENPA
Ebe Giacometti, ITALIA NOSTRA
Aldo Verner, LIPU
Rosalba Giugni, MAREVIVO
Franco Tessadri, MOUNTAIN WILDERNESS
Rocco Chiriaco, MOVIMENTO AZZURRO
Mauro Furlani, PRO NATURA
Giorgio Aldo Salvatori, WILDERNESS ITALIA

https://www.italianostra.org/per-un-green-deal-pienamente-sostenibile/

 

ott
03

Eolico: A Tuscania il progetto di un impianto con aerogeneratori tra i più grandi del mondo le associazioni ambientaliste inviano le osservazioni alla VIA Nazionale

Rendering realistico dell’impianto

Le associazioni ambientaliste Nazionali presentano le osservazioni per il procedimento VIA relativo al progetto di centrale eolica “Parco eolico Tuscania” proposto dalla WPD S. Giuliano s.r.l. nelle località Mandra-Casaletto e San Giuliano, Comune di Tuscania (VT).

Le associazioni ambientaliste di Italia Nostra, Il Gruppo di Intervento Giuridico, La Lipu-Birdlife, Il Forum Ambientalista, gli Amici Della Terra,  Assotuscania, Altura, Mountain Wilderness, hanno presentato le osservazioni nei termini, per la procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) di competenza nazionale (artt. 20 e ss. del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per rappresentare e difendere il territorio della Tuscia, stavolta, da un impianto eolico costituito da 16 aerogeneratori ognuno da 5.625 MW per complessivi 90 MW, da installare nel comune di Tuscania (VT) in località “Mandria Casaletto – San Giuliano”.

Proponente dell’iniziativa è la società denominata “WPD San Giuliano S.r.l.”, Le opere consistono in N.10 turbine in località “Mandria Casaletto” a nord del centro urbano di Tuscania, e N.6 turbine in località “San Giuliano” a sud del centro urbano di Tuscania, 16 aerogeneratori da 5,625 MW, per una potenza complessiva pari a 90 MW, un’altezza complessiva di 250 m, mentre la stazione di utenza è ubicata nel territorio di Arlena di Castro (VT) in località “Cioccatello”.

La prima e importante osservazione, è che l’area  interessata  dal  progetto  in  argomento  è  sostanzialmente  la  medesima  oggetto  del progetto di realizzazione di un “Impianto fotovoltaico a terra della potenza di circa 150 MWp connesso alla RTN”, da parte della DCS s.r.l., in località Pian di Vico, nel Comune di Tuscania, (VT), riguardo cui il Governo, con delibera dell’11 giugno 2020, a norma dell’articolo 14 quinquies della legge n. 241/1990 e s.m.i., ha deliberato di accogliere l’opposizione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo avverso il provvedimento della Regione Lazio, del 29 marzo 2019 di autorizzazione alla realizzazione dell’impianto, l’impatto dell’impianto in progetto sul contesto paesaggistico-ambientale e storico-culturale, parrebbe lo stesso.

Un’altra osservazione riguarda gli Incentivi statali che sono smisurati a fronte di un contributo irrisorio, rispetto ai consumi totali di energia finali del Paese l’apporto elettrico (intermittente) dell’eolico è stato, nel 2018, dell’1,3%. Una percentuale irrisoria a fronte dell’immane aggressione territoriale perpetrata in meno di venti anni, con molte migliaia di gigantesche torri che mortificano i paesaggi e la loro storia e danneggiano gravemente uccelli e biodiversità.

In particolare, si contestano i dati riportati dalla proponente dove viene stimata una produzione annuale dell’impianto industriale eolico di Tuscania di 324.211,8 MWh/anno che si ricava dalle ore equivalenti stimate. Riteniamo che il dato non sia realistico considerare una ventosità sopra i 6m/s.

Infatti dai documenti del GSE il valore medio sta intorno alle 1900 ore. Riteniamo che il valore 3.602 ore sia non veritiero. In Italia non esiste un impianto con 3600 ore all’anno equivalenti neanche nei siti più ventosi che non sono certo Tuscania.

Il progetto è inoltre in contrasto con il Piano Energetico Regionale (PER) del Lazio, che non prevede la realizzazione di impianti eolici di grandi dimensioni.

Il progetto non tiene in giusto conto, il rischio di impatto archeologico, nell’analisi del rischio di impatto archeologico, le attività di ricognizione archeologica sono state svolte in periodo sfavorevole all’individuazione di presenza archeologica, proprio nel periodo di massima presenza di colture cerealicole nell’area.

Lo studio faunistico, invece, non tiene conto del fatto che il progetto prevede la realizzazione di 16 aerogeneratori di potenza nominale pari a 5,625 MW, per complessivi 90 MW, mentre nei territori limitrofi (a 1-2 chilometri di distanza) sono presenti altri impianti per complessivi 30 aerogeneratori (cui si andranno a sommare i 16 di progetto).

Le turbine del progetto hanno un diametro di 170 m, per un’altezza complessiva di 250 m, si tratta pertanto delle turbine onshore fra le più grandi al mondo.

Manca un monitoraggio faunistico approfondito, poiché si è infatti basato solo su informazioni bibliografiche sui dati pubblicati on-line dalla Regione Lazio, che sono limitati alla presenza di specie, mentre mancano informazioni sulla consistenza delle popolazioni e sulle specie di uccelli migratori.

Le incidenze negative sulla popolazione di albanella minore sono pesantemente sottostimate. L’impianto di progetto verrebbe realizzato all’interno di un’area di rilevanza nazionale per la conservazione dell’albanella minore (Circus pygargus), specie di interesse comunitario.

L’impatto negativo sui chirotteri non è adeguatamente valutato. Assieme all’avifauna, i chirotteri sono il gruppo tassonomico che subisce maggiormente gli impatti dovuti agli impianti eolici.

Inoltre non è valutato il possibile impatto sugli uccelli in migrazione o in spostamento tra i siti di nidificazione e quelli di alimentazione.

Si sottolinea che i possibili impatti sono valutati sulla base di dati bibliografici di studi effettuati su turbine di dimensioni molto minori, mentre il progetto prevede l’istallazione di aerogeneratori onshore tra i più grandi al mondo, condizione che rende molto difficile evitare la collisione per uccelli e chirotteri.

Infine, non è stato realizzato alcuno Studio di incidenza nonostante fosse necessario.

Nello studio manca, soprattutto, la valutazione degli impatti cumulativi dell’impianto eolico.

Le Associazioni scriventi intendono, inoltre, contestare in blocco le affermazioni contenute nello studio di impatto ambientale, secondo le quali gli aerogeneratori progettati non interessano le aree ed i beni di notevole interesse culturale nonché gli immobili e le aree dichiarati di notevole interesse pubblico, mentre le zone all’interno di coni visuali la cui immagine è storicizzata e identifica i luoghi anche in termini di notorietà internazionale di attrattiva turistica e situate in prossimità di parchi archeologici e nelle aree contermini ad emergenze di particolare interesse culturale, storico e/o religioso.

Si evidenzia l’incompatibilità con il paesaggio della Tuscia, difatti le proposte come quella in oggetto quindi, pur nel rispetto della legittima attività imprenditoriale, sono da rigettare come intrinsecamente incompatibili con la natura, la storia e la cultura del territorio della Tuscia e – specificatamente – con l’area dell’alta Tuscia ( la cui straordinaria e suggestiva bellezza è attestata da copiosa documentazione, un’area che ha già “pagato il suo prezzo” con la deleteria installazione di un grande impianto eolico  localizzato proprio nel contiguo territorio di Piansano, affacciato sulle gole tufacee, ricche di testimonianze della antica civiltà etrusca. L’effetto cumulativo dovuto alla copresenza dei due impianti sarebbe indubbiamente ancora più devastante e sancirebbe la drammatica inadeguatezza culturale delle amministrazioni coinvolte. La provincia di Viterbo ha già ampiamente raggiunto la sua quota di produzione di energia da fonti rinnovabili e convenzionali.

Per tutte le suddette e ben documentate ragioni le associazioni si oppongono all’ ennesimo assalto al territorio, pur convinti del largo credito di cui dovrebbero godere le produzioni rinnovabili, spesso purtroppo perseguite in modo scriteriato e distorto, con l’auspicio che la pianificazione di settore si evolva rapidamente verso un modello decentrato di produzione dell’energia, più integrato nel contesto ambientale, paesaggistico, sociale ed economico delle nostre realtà e più vicino alle tradizioni ed ai bisogni della comunità di riferimento.

OSSERVAZIONI TUSCIA_EOLICO 30 settembre firmate.copia inviata

ott
02

Inceneritore: pareri negativi dalla Regione Lazio

Mentre la A2A Ambiente Spa si prende 180 giorni di tempo per rispondere alle osservazioni pervenute in fase di CDS, più precisamente in occasione della seduta del 30 Giugno, la Regione Lazio pubblica i pareri pervenuti nel frattempo, che dopo un’attenta lettura si configurano come un vero e proprio parere negativo della Regione Lazio.

1. L’area urbanistica precisa

 

2. Area Valutazione Incidenza e Risorse Forestali esprime il parere negativo

3. L’autorità di bacino esprime parere negativo

https://regionelazio.app.box.com/v/VIA-051-2019/folder/79530412687

Area Urbanistica, Copianificazione e Program. Neg. 3.7.2020

Provincia di Viterbo 30.6.2020

Area Valutazione Incidenza e Risorse Forestali 30.6.2020

09 RdFB-Trib_superiore acque_Allegato1NotaRegionePagamento_sentenza_202

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